Vita di guerra. Le straordinarie avventure dell’«ardito del Grappa»
- Autore: Ettore Viola
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
Il 16 e 17 settembre 1918, a Ca’ Tasson, sotto Cima Grappa, il capitano Ettore Viola del VI Arditi conquistò una posizione con i tre uomini rimasti, radunò reparti senza ufficiali, respinse undici contrattacchi austriaci, finì prigioniero, fuggì, tornò nei ranghi, assalì e difese una posizione dominante. La medaglia d’oro gli venne concessa solo dopo varie insistenze. Altrui. Perché i valori del giovane ufficiale non gli consentivano di chiedere nulla per sé. Sul codice etico del pluridecorato di Villafranca Lunigiana si sofferma l’editore e storiografo Paolo Gaspari, nel saggio introduttivo del volume Vita di guerra. Le straordinarie avventure dell’«ardito del Grappa», un uomo, un militare con un irreprensibile codice d’onore, pubblicato da Gaspari Editore di Udine, nella collana “Diari e memorie della Grande Guerra” (ristampa 2025, 174 pagine), a cura di Antonino Zarcone e con un apparato fotografico in bianconero nel testo, curato da Ruggero Dal Molin.
Nel mini saggio “Il codice d’onore di Ettore Viola sul fronte militare e su quello civile”, Gaspari ricorda il motto latino Omnia pro salute patriae (tutto per la salvezza della patria), che l’ex caporale, figlio di contadini della Lunigiana, citava sullo stemma nobiliare tra due pugnali bruniti a croce di Sant’Andrea. Il re in esilio Umberto Il gli concesse infatti nel 1969 il titolo di conte di Ca’ Tasson.
Quel motto ben riassumeva le scelte che aveva compiuto nella sua vita.
Ettore era nato il 21 aprile 1894 a Formoli di Villafranca Lunigiana, primogenito di sette figli. La famiglia si trasferì ad Aulla, dove il padre venne impiegato nella sorveglianza della linea ferroviaria per La Spezia. Frequentò ragioneria per concorrere a 17 anni come radiotelegrafista nelle Ferrovie Regie, ma venne chiamato al servizio militare nel novembre 1914, ventenne, come soldato di 2a categoria, quindi destinato alla sola istruzione. Mobilitato per la guerra nel maggio 1915, fu aggregato a settembre come aspirante ufficiale al 75° fanteria della brigata Napoli. Si distinse subito, in una serie di episodi di valore alle Cave di Selz, vicino a Monfalcone che gli valsero la promozione a sottotenente per merito di guerra, in Servizio Permanente Effettivo.
Nel 1918, sul Grappa, sempre a Ca’ Tasson, Viola ottenne una medaglia d’argento sul campo, per i fatti del 18 maggio. In quanto meritata per un’azione ideata e portata a termine direttamente, venne commutata nella Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, concessione rarissima di un riconoscimento prerogativa di generali e ufficiali superiori. Lo stesso comandante dell’armata del Grappa, gen. Giardino, volle decorare personalmente il suo subalterno.
Sempre Gaspari informa di un’operazione concordata da Viola con D’Annunzio: una squadriglia di grandi velivoli Caproni avrebbe trasportato un centinaio di arditi oltre il Piave, atterrando su un importante campo d’aviazione austriaco. Dopo l’incursione improvvisa, gli assaltatori sarebbero risaliti sui nostri aerei per rientrare alla base. Un raid di Entebbe molto più di mezzo secolo prima. Il progetto non poté concretizzarsi, perché il VI d’assalto venne chiamato sul Grappa. Il 16 settembre, il capitano trascinò all’assalto i suoi, sotto il fuoco delle artiglierie. La motivazione della decorazione al valore stavolta è pura cronaca, più che retorica.
Comandante di una compagnia di arditi, la condusse brillantemente all’attacco di importanti posizioni, sotto l’intenso tiro di artiglieria e di mitragliatrici avversarie. Avute ingenti perdite nella compagnia, con un piccolo nucleo di uomini continuò nell’attacco, magnifico esempio di audacia e di ardimento e giunse per primo, con soli tre dipendenti, nella posizione da occupare. Caduti molti ufficiali di altri reparti sopraggiunti, assunse il comando di quelle truppe e con esse e i pochi superstiti della sua compagnia, respinse in una notte ben 11 contrattacchi nemici, sempre primo alla lotta. Rimasto solo, circondato dagli avversari e fatto prigioniero, dopo tre ore si liberò con fulmineo e violento corpo a corpo della scorta che lo accompagnava e rientrato nelle nostre linee con mirabile entusiasmo riprese immediatamente il comando di truppe, respingendo con fulgida tenacia nuovi e forti contrattacchi del nemico, incalzandolo per lungo tratto di terreno e infliggendogli gravissime perdite.
Monte Grappa, 16-17 settembre 1918.
Anche questa volta, caduti o feriti tutti gli ufficiali di grado elevato, svolse un compito superiore al suo grado, comandando la resistenza dei resti di più di tre battaglioni. 79 le medaglie d’oro concesse a viventi, contro le 279 alla memoria. Appena ventiquattrenne, il capitano risulta l’ufficiale inferiore più decorato della Grande Guerra, uno dei cinque che ricevettero l’oro insieme all’Ordine Militare di Savoia. Essendo gli altri piloti - Baracca, Ruffo di Calabria, Palli, Locatelli -, fu l’unico fante a essere insignito delle due onorificenze. Per un Regio Decreto del 1915, che limitava a tre a testa le medaglie d’oro e d’argento, qualunque altro atto di eroismo non avrebbe potuto essere premiato che con una medaglia di bronzo. Era ancora vivo, ma le imprese avevano lasciato il suo corpo segnato da numerose ferite.
Dalla biografia nell’Archivio Dal Molin, si legge che partecipò all’impresa fiumana e fu acclamato presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, che rappresentò nella Camera eletto deputato nel 1924, oppositore del fascismo (Mussolini ne temeva la figura carismatica). Partì due anni dopo per il Cile, tornando in Italia solo nel 1944. Cavaliere Ufficiale della Legion d’Onore Francese, sarà cittadino onorario di Bassano del Grappa e conte di Cà Tasson. Dal 1986, riposa per privilegio speciale nel Sacrario Militare del Monte Grappa, vicino a tanti dei soldati che guidò in battaglia.
Vita di guerra. Le straordinarie avventure dell'«ardito del Grappa»
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