Giuliano Zorloni non è uno scrittore di professione. Non fino a questo momento, se non altro. Velo vaticano è il suo romanzo d’esordio, apparso l’anno scorso, per i tipi Sometti Editore di Padova (Saonara, marzo 2025, 240 pagine). Lombardo di nascita, ingegnere e imprenditore, alterna la vita tra la centralissimo casa romana nel rione Monti e il jet set mondiale della consulenza manageriale. Fondatore e Co-CEO di Symphonie Partners, ha pubblicato due apprezzati saggi sui modelli organizzativi non gerarchici, valsi una cattedra presso la facoltà di psicologia della UER (Università Europea di Roma). In questa prima prova narrativa, propone ai lettori una vicenda che unisce la sua conoscenza del mondo imprenditoriale e l’esperienza internazionale alle più innovative frontiere dell’intelligenza artificiale, dando vita a un thriller dal respiro contemporaneo. Mentore di giovani imprenditori, dedica il tempo libero allo sviluppo di progetti innovativi e startup, coltivando la passione per l’entrepreneurship e la lean organization, cosciente che “impossibile” vada usato con grande cautela.
Non una parola di quanto scritto su di lui è farina del nostro sacco. Deriva tutto dalla casa editrice veneta della sua spy story, che se fosse stata concepita una cinquantina e oltre di anni fa avrebbe meritato la pubblicazione, che so, nella mitica collana Segretissimo.
Ore sette, mattina presto, piove a Roma e le strade sono pressoché deserte, quando un colpo sordo si perde nei rumori della città. Un cecchino, tra le ombre di un antico palazzo. Il destino dell’avv. Camillo Della Rovere si è compiuto, mentre percorreva ponte Sant’Angelo, il bellissimo attraversamento del Tevere tra il castello già Mausoleo di Adriano e il centro cittadino: lungotevere Tor di Nona e via del Banco di Santo Spirito. Il proiettile, esploso da un fucile di precisione AW Sniper 338, di produzione inglese, in uso a militari e forze di polizia, ha centrato il bersaglio con precisione chirurgica, lasciando inerte sul selciato bagnato il corpo del legale della Curia romana e del Tribunale Apostolico della Rota.
La Polizia ha fatto appena in tempo ad arrivare sul luogo dove il cadavere è accasciato, che una telefonata raggiunge il vicequestore Rizzo. Un interlocutore dall’intonazione curiale chiede, “per favore”, di trattare l’omicidio dell’avvocato Della Rovere con la massima riservatezza, “vista l’urgenza e la delicatezza della situazione. Operava sotto il nostro diretto mandato in una questione di delicata importanza”. La voce vaticana conclude confidando nella personale discrezione e professionalità per gestire il caso senza allarmare l’opinione pubblica.
Non solo la giurisdizione romana viene di fatto ingessata in questo delitto, per ovvi ma non precisati interessi superiori. Sempre via etere, un altro contatto collega la capitale italiana a Londra. Connessione chiara e stabile, nonostante le pessime condizioni atmosferiche sopra l’Urbe. Risponde una voce marcata, dall’inconfondibile accento dell’East Sussex. “Delaware”, cognome pronunciato con calma glaciale, un codice ben noto tra i due interlocutori. Da Roma, la risposta è concisa e carica di significato. “Obiettivo eliminato, Signore”. Al sicario viene inviato via mail il dossier con le informazioni sul prossimo obiettivo. Riguardano “il professore” e sono precise: foto, orari, abitudini, punti deboli. Ogni dettaglio è stato raccolto e organizzato con grande cura.
Non c’è che dire, così concepito l’incipit del romanzo scatena una curiosità irresistibile. Tra l’altro, uno scrittore esordiente, e finora saggista su argomenti tutt’altro che narrativi, avrebbe potuto anche scrivere in modo meno scorrevole. Per questo si può ribadire che la collocazione tra i romanzi di spionaggio di Segretissimo sarebbe stata più che scontata, visto lo stile andante con brio dello scrittore lombardo-capitolino.
Dire che la trama svilupperà contatti più o meno occulti tra le rive del Tamigi e la lontana, esotica Cina non aggiunge né pathos né attrattiva particolari. Potrà generare curiosità, invece, un’allusione anche solo velata al coinvolgimento degli impenetrabili uffici vaticani, più riservati, misteriosi e occulti di qualsiasi Servizio segreto, protagonista o antagonista dei romanzi. Pensate che solo nel 2019 papa Bergoglio ha disposto di riconoscere all’Archivium Secretum Vaticanum la più innocente denominazione di Archivio Apostolico Vaticano. Dal 1612, quando papa Paolo V istituì la raccolta documentale nei sotterranei della Biblioteca pontificia, l’aggettivo in latino ha evocato chissà quali arcani non detti, nascosti. Invece, secretum sta solo per separato, personale, privato della Santa Sede.
Tutto comunque più che valido in mano a un sapiente narratore, come si rivela l’ottimo Giuliano. Non è il caso di azzardarsi a dire niente di più, perché un thriller come questo va gustato senza troppi pensieri, dalla prima all’ultima riga. Si può accennare alla soddisfazione nel seguire agevolmente lo sviluppo di una trama che si apre non solo a Roma e non solo all’Europa, senza salti eccessivi di comprensione. Non ci si permetta di sciupare in nessun modo i segreti nel segreto...
Senza tradire l’abstract ufficiale, sarà innocuo anticipare una serie di sviluppi. Le morti romane misteriose sono due. La seconda coinvolge il progetto di un’Intelligenza Artificiale. Quattro studenti universitari si cacciano in un intrigo internazionale che vede il Vaticano e la Cina contrapporsi al regno Unito, con in ballo gli equilibri geopolitici mondiali.
A proposito di Archivio segreto vaticano, che dire di verità sepolte nel tempo?
- Autore: Giuliano Zorloni
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Velo vaticano
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