Una diga sul Pacifico
- Autore: Marguerite Duras
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Una diga sul Pacifico, terzo romanzo di Marguerite Duras, venne pubblicato dalla casa editrice Gallimard nel 1950 al culmine della guerra d’Indocina che sancì, tra l’altro, la caduta del dominio coloniale francese nel Sud-Est asiatico. In Italia, il romanzo fu pubblicato nel 1951 da Einaudi nella collana Gettoni curata da Elio Vittorini; dopo un periodo di mancate ristampe, Una diga sul Pacifico torna a essere fruibile ai lettori italiani in edizione tascabile (Einaudi, 2025), sempre nella traduzione di Giulia Veronesi.
Sebbene etichettato dalla critica francese del tempo come un romanzo politico, Un barrage contre le Pacifique è soprattutto un racconto di miseria ed emancipazione, il ritratto di una famiglia dominata dalla figura della madre che incarna in sé sia la tragicità degli “sconfitti” del crudele sistema coloniale sia una certa tracotanza, tipicamente umana, che nel suo caso si declina nell’ergersi al di sopra dell’oceano.
Quella diga sul mare laggiù nella piana era la grande disgrazia e il grande spasso nel medesimo tempo, dipendeva dai giorni. Era il grande spasso per la grande disgrazia.
Il crollo della diga provoca nella madre un deterioramento psico-fisico tale che “non poteva quasi dire nulla senza gridare”, l’insofferenza per quel tipo di esistenza all’insegna di quotidiane ristrettezze instilla nei due ragazzi, Suzanne e Joseph, uno spasmodico desiderio di rivolta nei confronti di questa presenza ingombrante che è la madre. Sulle note di Ramona, cantata da Mabel Wayne, si dipana il percorso di emancipazione dei due ragazzi che avviene attraverso la sessualità. Rosella Postorino, nella postfazione, fa notare come anche qui Duras imprima un alone di ambiguità nei rapporti erotici che i due hanno nel corso del romanzo, lasciando sottintendere un che di incestuoso e un complesso edipico; la madre quindi pare alleggiare pure nei momenti di intimità dei figli, presenza inalienabile nelle loro vite. Da un lato, si può dunque pensare a Una diga sul Pacifico come a un romanzo di formazione in cui due fratelli, una ragazza e un ragazzo, per maturare hanno bisogno di recidere ogni radice con l’universo materno e per raggiungere quello stato di piena libertà c’è bisogno della morte.
Questa era la cosa importante: bisognava anzitutto liberarsi dalla madre, la quale non sapeva comprendere che nella vita si potevano acquistare la propria libertà e la propria dignità con armi ben diverse da quelle che lei aveva creduto buone.
Chiaramente, c’è molto di Marguerite Duras in questo romanzo. C’è la sua infanzia, vissuta nella calura indocinese, nella terra “di tigri assassine e delle loro prede innocenti”, di manghi acerbi che uccidono invece di sfamare, di bambini che “morivano quasi sempre senza conoscere la gioia”; l’Indocina è la terra della madre, quella della scrittrice, con cui quest’ultima ebbe sempre un rapporto complesso, ciononostante Duras ne fa il cuore della sua produzione letteraria (la figura della madre compare e ricompare nei suoi romanzi a partire da Gli impudenti, travalica il semplice intreccio, assumendo i connotati di una figura epica caratterizzata da una forte carica vitalistica). Questo è anche il romanzo in cui Duras opera, sempre con il suo stile cristallino, un’operazione di denuncia dell’ipocrisia e della corruzione dilagante nel sistema delle concessioni dell’Indocina francese; lei stessa, durante l’infanzia, aveva infatti vissuto sulla sua pelle le ingiustizie di questa società.
Una diga sul Pacifico è un romanzo dalle tinte autobiografiche in cui spicca non solo una madre con la sua immancabile perseveranza nel resistere alle avversità, ma anche la crescita di due fratelli i cui cuori battono forte per la voglia di vivere, vivere al di là della piana, al di là del Pacifico che tanto ha tolto a loro. Ottimo testo, inoltre, per approcciarsi alla scrittura inesauribile di una delle più grandi scrittrici francesi del Novecento.
Eppure chiedeva sempre ventimila franchi, «non un soldo di meno». S’incaponiva. Si era sempre incaponita, in un’ostinazione curiosa che aumentava in maniera direttamente proporzionale al numero delle sue sconfitte.
Una diga sul Pacifico
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