- Autore: Uwe Johnson
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Il ricordo della grande poetessa e scrittrice nel centenario della nascita, il cui pensiero filosofico evidenziava quanto la letteratura non fosse una semplice evasione ma uno strumento di liberazione e di trasformazione sociale. Uwe Johnson delinea, nel testo dedicato a lei, la geografia della sua città natale, che diviene un racconto di guerra. Di un tempo, come ha scritto Rosella Pastorino, che precede la catastrofe e che sembra il nostro tempo. Pochi giorni dopo la morte di Ingeborg Bachmann, avvenuta a Roma nell’ottobre del 1973 a causa di un incendio che divampò nella sua casa, Uwe Johnson si recò a Klagenfurt, la città dell’infanzia e dell’adolescenza della sua amica. Un viaggio a Klagenfurt (L’orma editore, 2026, tradotto e curato da Luigi Reitani) diverrà l’omaggio di un amico affranto, un viaggio per elaborare il lutto e che custodirà la memoria del loro tempo.
Con ammirazione e amicizia, l’autore seguirà la Bachmann nei luoghi che aveva frequentato, rammenterà la sua presenza, indagherà sui temi cari a lei: il grande coinvolgimento e l’adesione di massa al nazismo, tedeschi e austriaci nella drammaticità della storia del Novecento e di una patria non del tutto ricostruita dalle macerie della guerra. “Ho cercato di rintracciare le condizioni oggettive della storia di una persona”. Tra le vie di Klagenfurt, scrive Luigi Reitani, l’autore sembra essere mosso dai tre imperativi che Freud indicava prioritari: ricordare, ripetere, rielaborare.
Uwe Johnson è tra i maggiori intellettuali tedeschi del dopoguerra, una delle voci più originali della letteratura europea, un autentico scrittore “delle due Germania”; interprete del conflitto politico, sociale e culturale delle due Germania. Quasi sconosciuto in Italia, era originario di un paesino della Polonia, ma crebbe nella Germania dell’Est. Fin dai tempi dell’Università, convintamente socialista, entrò in conflitto con le autorità. Scapperà dalla Germania, una fuga che farà spesso: “doppiamente esule da entrambi gli Stati tedeschi, comprese bene il valore di questa parola e sapeva bene quale rapporto ci fosse tra questa condizione e il processo di rimozione del passato”. Conoscerà in America il suo autore preferito, William Faulkner, e verrà sostenuto nel suo lavoro a New York da Hannah Arendt. Dopo la morte di Ingeborg Bachmann si ritirerà in Inghilterra e, a seguito del divorzio e la separazione dalla figlia, avrà una dipendenza dall’alcool che lo condurrà alla morte.
Johnson e Bachmann erano due amici letterati che si conoscevano da molto tempo, si frequentavano spesso e, seppure con personalità complesse, amavano i loro dialoghi letterari: li univa l’appartenenza al Gruppo 47, il celebre movimento letterario e culturale tedesco, nato nella Germania del dopoguerra. Per lei aveva abbandonato il pregiudizio verso l’Austria, l’eredità asburgica e il passato nazista, e nell’intraprendere il viaggio verso la città natale dell’amica volle comprendere il perché della sua fuga e della sua scelta di vivere lontano: “un essere perennemente in fuga” scriverà di lei Thomas Bernhard. Con Uwe entreremo nel luogo “di origine”, nella città e nei suoi parchi, quello dei larici dedicato a Schubert e delle querce di Schiller. Tra palazzi famosi e monumenti di illustri, percorreremo l’antica storia di Klagenfurt e della Carinzia, tra le bellezze paesaggistiche e architettoniche. ll Caffè Moser il cui edificio aveva decorazioni floreali sui balconi, e il convento delle Orsoline, dove Ingeborg aveva studiato, il primo in Carinzia nel 1929 ad aver istituito il liceo scientifico per ragazze. Le suore erano presenti nella città dal lontano 1670; un’istituzione sopravvissuta a incendi, occupazioni straniere, terremoti. Durante la Grande Guerra ospitarono nel loro convento un ospedale militare e nel 1938 entrarono a far parte del Reich Tedesco. Klagenfurt accolse Hitler con grande entusiasmo, bandiere e di ghirlande su ogni palazzo, con canzoni, inni tedeschi “e bambini appollaiati sugli alberi” a invocare il suo nome. Qualcosa di orribile, di distruttivo agli occhi di Ingeborg fu l’ingresso delle truppe hitleriane, l’adesione del padre, insegnante, al partito nazista e lei che si trovò a essere figlia di un nazista. Un ricordo doloroso che diverrà profondamente tormentante. Scriverà in seguito in una delle sue lettere:
si dovrebbe essere soltanto e unicamente uno straniero per riuscire a sopportare un luogo come Klagenfurt più a lungo di un’ora, o per vivere qui per sempre.
La seconda parte del viaggio sarà nel luogo dove scelse di vivere fino alla morte, Roma. Una scrittrice di lingua tedesca in una città dove non sentire la sua lingua non le creava fastidio. Colta, raffinata e fragile, per lei vivere in Italia fu una cosa naturale. Abitava nel cuore di Roma e scriveva testi ambientati a Vienna; la città divenne la sua patria intellettuale. Conobbe Elsa Morante e Giorgio Manganelli, collaborò con la rivista letteraria “Botteghe Oscure” e tradusse le poesie Giuseppe Ungaretti. Lavorava di notte con la sua vecchissima macchina da scrivere portatile perché solo di notte raccoglieva le sue idee, “in una città, Roma, il cui schermo celava altri volti”. Ricordava la sua Carinzia e di come dopo la Prima Guerra mondiale non avessero più avuto storia ma solo lotta per la difesa.
Un viaggio a Klagenfurt è un libro di un’amicizia, di confidenza, di memoria, che racconta il rapporto della Bachmann con i luoghi dove sceglieva di vivere. Dapprima ambienti che influenzarono le sue emozioni, ricordi ed esperienze divenute ferite profonde, e poi i luoghi dell’anima, come Roma, città nella quale il suo lavoro di narratrice trovò forza e libertà, e che la delineeranno poetessa fra le più apprezzate del secondo Novecento.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un viaggio a Klagenfurt. Sulle tracce di Ingeborg Bachmann
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