- Autore: Roberto Masi
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2026
Ci sono due parole che sono insite in ogni poesia, almeno per quelle che rifiutano uno sperimentalismo estremo. Sono logos ed eros. Nella silloge scritta da Roberto Masi dal titolo Tutto è dire una parola (Marco Saya edizioni, 2026) sono presenti tutte e due gli elementi cardine.
Masi cerca con la parola il modo sentimentale, a volte una bagatella che sembra divertire il lettore con la conclusione che un verso è sempre messaggero d’amore. Pur nella stringatezza e brevità di un verso, Masi ha grande stima per la parola in sé; non sarebbe possibile vivere senza logos, tutto dovrebbe avvizzire e deperire, soprattutto le relazioni d’amore e di amicizia, né ci sarebbero le parole al vento dei congressi politici.
Masi scrive nei versi dal titolo “Abbiamo fatto il palco”:
Abbiamo fatto il palco / schema che torna per vie traverse / per trascurati dettagli. / Dire l’assenza - schemi di oggi su fogli di domani: tutto è dire una parola, sopra carta bagnata al pavimento / dove tu la raccogli e di nuovo / la rimetti al passato. / Niente si è ricomposto. / Una decisione, / uno sguardo che dica la verità.
Evidentemente, per Masi le relazioni non si ricompongono se non c’è verità nell’occhio dell’altra persona. Al massimo c’è un silenzio da tempo, ed intendo fare al lettore un paragone con “L’Eclisse” di Michelangelo Antonioni e “Deserto Rosso”, dove le coppie presentate dai film non sanno spiegare perché riescono a sopravvivere. Fanno ancora l’amore, ma come dei sopravvissuti in una landa desolata.
L’eros senza dire una parola è lo spavento di chi non progetta più: eventuale convivenza o matrimonio e dei figli che sgambettano, che pure ci sono nella silloge. Masi sembra vedere da lontano queste scene solo accennate di amore coniugale e filiale; mette al suo posto un suo doppio, il “Je suis un autre” è l’espressione di un altro personaggio che scrive poesia, come se gli individui contenessero più personalità.
Nella poesia dal titolo “Il fatto rimane in sospeso”, Masi recita:
Il fatto rimane in sospeso al mattino; / questioni accantonate / ora che in spalla ha uno zainetto colorato. / Sopraffatti dalla dolcezza - l’attimo ci ha ricollocati al dovere. Noi, / genitori, noi / luoghi come un tempo / in questo falò d’innocenza al quale non vogliamo rinunciare. / Si frappone tra i deserti, / tra i sussulti della casa che ascolta / muta, muta la vergogna in quelle brevi mani tremanti / muti noi.
In questo io narrante che non sembra più Masi c’è proprio la vergogna di non riuscire a stare più insieme.
Anche se Tutto è dire una parola è una silloge che merita lettori, chi scrive si chiede perché l’eros è solo toccato, e non è colpa di Masi. Quasi più nessuno ha voglia di mettere in versi il sesso fatto, il sesso che si sta facendo o al contrario l’impotenza, le poche soddisfazioni tra le lenzuola. Nostalgia beat generation.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tutto è dire una parola
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