Thomas Hardy ha impresso un segno indelebile nella cultura inglese di epoca vittoriana e può certamente essere annoverato tra le personalità europee più interessanti di fine ’800 e inizio ’900.
Brillante poeta e scrittore, Hardy è stato anche un fine intellettuale e un uomo interessato all’arte a tutto tondo, innamorato del teatro, dell’architettura, della pittura e della musica fin dalla più tenera età. Deve la fama principalmente al romanzi Tess dei d’Urberville (1891) e Via dalla pazza folla (1874), ma sono molte altre le opere che meritano di essere conosciute.
Fortemente influenzato dalla filosofia di Arthur Schopenhauer e dalle teorie evoluzioniste di Charles Darwin, per alcune tematiche trattate, come l’amore e la natura, Hardy può essere considerato un romantico, ma è soprattutto un grande esponente del Naturalismo,
Vediamo la sua biografia, le opere principali e i tratti essenziali della sua letteratura.
Thomas Hardy: la vita e le opere
Thomas Hardy nacque il 2 giugno del 1840 in un piccolo villaggio del Dorsetshire, in Inghilterra, da una famiglia socialmente ed economicamente modesta ma con forti interessi culturali. Il padre, che di mestiere faceva il costruttore, era anche un musicista e sotto la sua influenza il piccolo Thomas imparò a suonare il violino; la madre, appassionata di letteratura, gli trasmise l’amore per i classici.
Nel 1862 Hardy si trasferì a Londra per esercitare la professione di architetto, ma cominciò anche a comporre poesie. Nella capitale britannica il futuro scrittore condusse un’esistenza molto intensa dal punto di vista intellettuale, frequentando con assiduità teatri, mostre, gallerie d’arte e biblioteche. La lettura di filosofi come Comte e Schopenhauer, e di scienziati come Darwin, influenzò enormemente il suo pensiero, tanto da condurlo a un’intensa crisi personale che lo allontanò dalla fede religiosa.
A un certo punto, insoddisfatto della vita londinese, Hardy decise di tornare nel Dorset, dove rimase sino alla fine dei suoi giorni. In seguito, il matrimonio con Emma Gifford fu importante non solo dal punto di vista privato ma anche professionale, in quanto fu proprio la donna a convincere il marito a lasciare l’architettura per occuparsi esclusivamente di letteratura.
Dunque Hardy si dedicò alla scrittura anima e corpo, realizzando circa 15 romanzi tra il 1871 e il 1897; fra i titoli più noti e di maggior successo segnaliamo Desperate remedies (Estremi rimedi, 1874), Under the Greenwood Tree (Sotto gli alberi, 1872) Far From the Madding Crowd (Via dalla pazza folla, 1874), The Mayor of Casterbridge (Il sindaco di Casterbridge, 1886), Tess of the D’Urbervilles (Tess dei D’Urbervilles) e Jude the Obscure (Jude l’Oscuro, 1896).
Il 1897 segna la conclusione della prima fase della carriera letteraria di Hardy, il quale decise di non scrivere più in prosa e di tornare invece al primo amore, quello per la poesia. Da quel momento fino al 1909 realizzò The Dynasts (I dinasti), un dramma in versi che celebra le vittorie dell’Inghilterra su Napoleone, mentre nel 1898 pubblicò i Wessex Poems (Poesie del Wessex), versi ambientati in una contea immaginaria che rappresenta una delle cifre stilistiche più originali della sua arte.
Negli ultimi anni Hardy condusse un’esistenza senza grandi clamori, ma la sua fama aveva ormai raggiunto ogni angolo della Gran Bretagna; rimasto vedovo nel 1912, nel 1914 si risposò con Florence Dugdale, autrice di racconti per bambini.
"L’ultimo dei grandi vittoriani", come venne definito lo scrittore e poeta, morì nel 1928; riposa nell’Abbazia di Westminster nel Poets Corner (Angolo dei poeti), mentre il cuore, per sua espressa volontà, giace nella tomba della prima moglie Emma.
La poetica di Hardy: il Wessex e il mondo rurale
Il Wessex, nome della contea in cui sono ambientati molti romanzi di Thomas Hardy, è un luogo immaginario che corrisponde al Dorsetshire, dove l’artista nacque e visse gran parte della vita. Lo stesso Hardy, nella prefazione a Via dalla pazza folla, dove il Wessex compare per la prima volta, spiega le ragioni della scelta asserendo che essa dipendeva dalla necessità di ambientare le sue storie in un territorio ben delineato, il Dorsetshire nella realtà, ma rendendolo più vasto di quanto non fosse e senza dimenticare di informare i lettori del fatto che non ci fossero abitanti nel Wessex nel periodo vittoriano.
Dal punto di vista storico, il Wessex rappresenta il legame tra il passato e il presente e, principalmente, racconta l’epocale trasformazione della società da agricola a industriale. Hardy ha una conoscenza approfondita del mondo rurale, che descrive in ogni minimo dettaglio e del quale narra le tradizioni, le superstizioni, gli usi e i costumi degli abitanti, avvezzi alla pratica di riti propiziatori; con dovizia di particolari, ad esempio, vengono citati quelli per la fertilità, che si tenevano in determinati momenti dell’anno.
Da tale competenza e dall’amore per la natura nascono le immagini vibranti e circostanziate dei suoi libri, dove il paesaggio non è soltanto sfondo e spettatore delle vicende raccontate, bensì un personaggio a tutti gli effetti, una parte essenziale della storia.
Il Romanticismo, la natura e la campagna
A fare di Hardy un romantico sono soprattutto l’amore per la natura e la predilezione per la vita di campagna rispetto a quella in città; l’uomo, a suo giudizio, si esprime al massimo delle proprie potenzialità soltanto quando si trova a stretto contatto con l’ambiente agreste, che egli conosce benissimo e che non solo racconta nelle proprie opere, ma, esclusa la parentesi londinese, vive con soddisfazione in prima persona.
Tuttavia c’è una grande differenza fra Hardy e i romantici, e cioè che mentre per questi ultimi la natura è fonte di gioia e pertanto vista con estrema benevolenza, lo scrittore inglese, dopo una prima fase nella quale la considera amica e benevola, si convince poi che essa sia matrigna e indifferente alle sorti dell’umanità. Il pensiero di Hardy è permeato da un marcato pessimismo, in gran parte maturato con la lettura dei testi di Schopenhauer e Darwin, che finiscono anche per minare la sua fede religiosa.
In aperto contrasto con l’insegnamento cristiano e la Bibbia, infatti, Hardy ritiene che il genere umano sia inevitabilmente votato all’infelicità e alla rovina; la totale impassibilità del creato e la malignità del fato, fanno sì che gli esseri umani siano costantemente in balia di forze misteriose e incontrollabili che li spogliano di ogni onere e volontà nelle loro azioni.
L’amore nell’opera di Hardy
L’altra tematica ampiamente trattata da Hardy nelle proprie opere è l’amore, di cui pure ha una visione amara e sconfortante. Essa è dovuta a una tendenza caratteriale, certamente, ma in parte è anche il risultato delle letture e della conoscenza dei grandi movimenti scientifici e culturali del tardo Ottocento.
Riguardo ai sentimenti Hardy è un uomo privo di illusioni e in lui alberga la dolorosa convinzione che siano troppi i fattori che li condizionano: il destino avverso innanzitutto, ma anche, e non in piccola misura, le convenzioni sociali. Dunque la concezione fatalista e pessimistica che Hardy ha della vita coinvolge pienamente anche l’amore, visto più come causa di sofferenza che di gioioso appagamento.
“Tess dei D’Urberville”, il capolavoro di Hardy
Il romanzo Tess dei D’Urberville è considerato il capolavoro di Thomas Hardy. Si tratta di un’opera complessa e ricca di sfumature che merita una trattazione a parte.
Siamo nel Wessex. Tess Durbeyfield è una dolce ed ingenua ragazza di campagna figlia del contadino John, il quale crede di discendere dal nobile casato dei D’Urberville. Poiché in zona abita una famiglia con questo nome, l’uomo manda Tess a lavorare da loro. In realtà si tratta degli Stoke, un tipico esempio dei "nuovi ricchi" di cui ormai pullula buona parte della società inglese; il nome D’Urbervilles lo hanno assunto per acquisire maggiore prestigio sociale e garantirsi il rispetto degli altri.
Uno di loro, Alec, giovane volgare e vanesio, seduce Tess, che resta incinta. Per dare alla luce il bambino la ragazza torna al villaggio, dove nasce il piccolo Sorrow (sofferenza), che però muore dopo poco. Ripresasi per quanto possibile dalla terribile esperienza, Tess lascia di nuovo la casa dei genitori e va a lavorare in una fattoria.
Qui avviene l’incontro con l’apprendista Angel Clare; di idee teologiche e politiche progressiste, il giovane sta imparando le nuove tecniche agricole prima di trasferirsi in una delle nuove colonie americane. Fra i due scocca la scintilla, però Tess esita ad accettare la proposta di matrimonio perché tormentata dal proprio passato. Dopo aver provato più volte a confessare tutto senza esserci riuscita, la bella contadina scrive una lettera e la fa scivolare sotto la porta; tuttavia la missiva finisce sotto al tappeto e Angel non la legge.
Tess e Angel vanno così a nozze e durante la prima notte lui le chiede perdono per aver avuto una relazione in passato; incoraggiata dalla confessione, anche lei dice tutto di Alec. A questo punto, inaspettatamente date le idee riformiste, in Angel fanno breccia gli insegnamenti più retrivi del padre, quindi dice di non voler più stare con lei e parte per il Brasile. A Tess non rimane che tornare ancora una volta nella casa dei genitori, dove trova una madre che la rimprovera aspramente per essersi aperta con il marito e un padre spesso ubriaco che causa non pochi problemi alla famiglia.
La ragazza va a lavorare in un’altra fattoria, dove incontra di nuovo Alec, che la ricatta: aiuterà economicamente la famiglia della donna solo se lei acconsentirà ad andare a vivere con lui. Tess non spera più di poter tornare con Angel, pertanto accetta e diventa l’amante di Alec. Angel intanto, pentito del suo comportamento, torna in Inghilterra con l’intenzione di perdonare la moglie, ma scopre che vive con Alec; disperata, Tess incolpa Alec per aver perso una seconda volta l’uomo di cui è innamorata, quindi lo uccide e poi corre da Angel a confessargli l’omicidio. Angel le promette protezione, i due fuggono e trascorrono felicemente insieme alcuni giorni prima che la giustizia venga a richiedere il conto; a Stonehenge Tess viene arrestata, poi processata e infine condannata a morte per impiccagione.
Recensione del libro
Tess dei d’Urbervilles
di Thomas Hardy
Quando Tess dei D’Urberville venne pubblicato in tre volumi nel 1891, scandalizzò la critica e il pubblico più conservatore che, oltre a considerarlo esageratamente pessimista, lo etichettarono senza mezzi termini come un romanzo immorale. In realtà, attraverso la protagonista e le vicende che la riguardano, Hardy intende soprattutto scagliarsi contro i principi fondanti della società vittoriana, esasperatamente moralista, ancorata a valori considerati antiquati e fondamentalmente ipocrita.
A tal proposito il sottotitolo dell’opera, "una donna pura" (a pure woman), è alquanto esplicativo, poiché ironizza sul concetto di purezza dei benpensanti: se per loro Tess è una "donna perduta", lo scrittore è di parere contrario. Hardy è sempre benevolo nei confronti della sua eroina, che considera davvero innocente e pura, ma purtroppo oppressa dalle circostanze dovute in egual misura al destino e ai dettami della società.
Il romanzo Tess dei D’Urberville è raccontato in terza persona da un autore onnisciente che si comporta da spettatore della storia narrata e che, di tanto in tanto, pur mantenendo un tono distaccato, interviene per commentare ed esprimere il proprio pensiero su ciò che accade.
Come è tipico di Hardy, lo stile è iperrealistico, particolareggiato e preciso fin nei minimi dettagli; basti vedere la meticolosità con la quale descrive i nuovi macchinari che sostituiscono le tecniche agricole tradizionali. Ampio spazio, infine, è concesso all’umano, alla gente di campagna in particolare, di cui riferisce abitudini, passatempi e rituali. I personaggi parlano il dialetto locale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Thomas Hardy: vita e opere dell’autore di “Tess dei d’Urberville”
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