Status animarum. La chiave del demonio. La seconda indagine del capitano Pareschi
- Autore: Alessandra Mancini e Marco Boni
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Alessandra Mancini e Marco Boni, ferraresi. Amano entrambi la letteratura poliziesca. Hanno esordito sempre in coppia nel 2024, con un thriller nerissimo, nella loro Ferrara: replicano la collaborazione, l’ambientazione e il genere in Status animarum. La chiave del demonio. La seconda indagine del capitano Pareschi, pubblicato da Faust Edizioni, marchio estense, nella collana di narrativa “I Nidi” (dicembre 2025, 275 pagine).
Alessandra è nello staff del Servizio Biblioteche del Comune, Marco risiede a Forlì, esperto amministrativo contabile. Declinano il titolo in latino, come nel primo romanzo a quattro mani, Sunt lacrimae rerum. Quadro di un omicidio, tra i cinque finalisti del Premio Sergio Leone 2025, a Roma.
Hanno poco meno e poco più di sessant’anni, rispettivamente. È cinquantenne invece Arturo Pareschi, capitano dei Carabinieri, in servizio a Ferrara già dal torbido primo noir della Ditta Mancini-Boni. Vi è stato trasferito dalla capitale, dopo un pastrocchio che è costato la vita a un bambino e ha devastato la sua. Lo immaginate ufficiale longilineo, elegante, tutto alamari e distintivi, da calendario dell’Arma? Scordatelo. Il massiccio capitano è un uomo addolorato e per niente disposto a sognare, capacissimo però nelle indagini, affrontate cocciutamente, per quanto debba continuamente sforzarsi di mantenere la concentrazione, conservare lucidità e raziocinio.
Se pensate poi che un grado della Benemerita vi metta sopra un piedistallo rispetto alla gente comune, sbagliate sempre di grosso. Altro che fare il bello e cattivo tempo, provate voi a rispondere al PM, al colonnello, perfino a quell’impiccione asfissiante di un giornalista di nera: negare notizie a Lo Russo significa ritrovarsi fake news disastrose sul “Resto del Carlino”. In compenso, concedergli dritte non è quasi mai la soluzione giusta. Un rebus insolubile.
Certo, altri interlocutori ti consentono di muoverti in una comfort zone. Con l’ottimo dottor Federici, l’anziano patologo, Pareschi va d’accordo e pure con l’eccellente braccio destro, il vicebrigadiere Torselli. Tra i “buoni”, c’è anche l’ottimo tenente Rossetto, altro torinese, trentacinquenne, arrivato provvidenzialmente a sostituire il pari grado Genovese, che nel caso precedente aveva offerto una pessima prova.
Piaccia o meno al capitano, neanche si riesce a girare la prima pagina del secondo thriller ed ecco un cadavere in ballo. Femminile, più che in ballo, a mollo. Viene tratto grondante dal fossato, a Piazza Castello. Sulla quarantina, in acqua da non più di 60 ore e non meno di 48, secondo la prima ispezione sommaria esterna del cadavere. Federici docet. Indossa un abito religioso. Una suora. A Pareschi scappa una considerazione cinica: “almeno non ci saranno un marito e dei figli che la piangeranno”. Non sa quanto sbaglia.
La trama ci sta conquistando, ma fermiamoci, prima di farci scappare qualche spoiler, come sarebbe facile, quasi inevitabile davanti a un romanzo che scorre fluido, presentando un personaggio dopo l’altro con naturalezza. E sono tanti. La vittima quindi è una consacrata. Omicidio? Sarebbe grave. Suicidio? Vade retro, che scandalo! Al vescovo tremano le vene e i polsi, per quanto sia un uomo di carattere e un prelato d’esperienza.
Per la Curia, seguirà il caso mons. Mariani, un sessantenne ieratico, competente. Conosce tanto, sa come muoversi efficacemente. Deve relazionarsi con le forze dell’ordine e con gli inquirenti, rapportarsi con la stampa. Tacitare maldicenze, quando necessario (e lo sarà). Va segnalato anche il forte interessamento della Santa Sede, che mobilita perfino la Gendarmeria Vaticana. Non crediamo di compiere nessun passo falso cogliendo un passaggio nel referto dell’autopsia. Federici ha trovato del liquido nei polmoni della donna. Ulteriori accertamenti gli hanno consentito di sostenere, senz’ombra di dubbio, ch’è limpida, pulita, non certo la melma verde e infetta da batteri del fossato del castello di San Michele, nel quale è stato ripescato il corpo. Acqua. Potabile. Salata.
Non insisterei sulle implicazioni della scoperta, non è cosa, c’è un romanzo da leggere. Piuttosto, butterei qua e là una manciata di particolari su altri comprimari fissi, che poi sarebbero padre Gabriele, l’esorcista gesuita albino, mente finissima e pozzo di scienze, ed Eleonora, donna del mistero, croce e delizia. Ossessione di Pareschi, scompare, appare, provoca, minaccia, s’intenerisce e comunque conosce, ricorda, aiuta a far luce su qualche particolare.
Quanto al carattere del protagonista, il capitano resta un lupo solitario, solo i collaboratori più stretti hanno imparato a non sorprendersi dei metodi per niente ortodossi. Ad esempio, soprattutto nelle prime fasi di un’indagine, ama stendere davanti tutto il materiale raccolto, documenti, fotografie, schizzi, appunti. Dopo averli studiati attentamente, mischia fogli e immagini, mandando all’aria la sequenza razionale con cui li aveva collocati. Gli serve a scansare la trappola delle conclusioni apparentemente logiche, che il cervello tende a costruire, nell’osservare una sequenza di dettagli.
Facile ricreare un percorso credibile seguendo il sentiero che l’abitudine e l’esperienza avevano tracciato, ma non è sempre detto che questo sentiero conduce al traguardo giusto.
Un’ultimissima esca buttata lì in questa recensione? Male non farà alla trama del thriller e magari potrà solleticare la curiosità di potenziali lettori: prima o poi, vi si leggerà di un progetto architettonico del 1644 e di sette chiavi. La settima è del diavolo.
Status animarum. La chiave del demonio. La seconda indagine del capitano Pareschi
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Status animarum. La chiave del demonio. La seconda indagine del capitano Pareschi


Lascia il tuo commento