Sottozero
- Autore: Elena Mearini
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2026
Elena Mearini è conosciuta dai più come poeta che sviluppa sottotraccia le sue angosce e le paure, come la morte del suo cane, un essere con piena dignità e prestigio, che allieta la vita quotidiana come un figlio appiccicoso, ed è arrivata a un punto in cui donne e uomini sono "indaffarati a morire".
Questa è una costante attuale di molte sillogi e di molti romanzi, dove vivere dignitosamente sembra un lusso conquistato, senza fare i conti con quelli che sono malati, in bolletta. Un certo fastidio di vivere, che invece di subirlo si scrive, senza cadere in un inutile autobiografismo. Sono tentativi di sopravvivenza queste poesie dal titolo Sottozero (Marco Saya edizioni, 2026, postfazione di Antonio Bux).
E se fossimo noi / il ritaglio nel foglio / la bocca d’aria nel muro / noi la spinta / sotto lo zero / noi gli speleologi / del nulla / che ci prendi a colpi / di bugie minerali.
Il grado zero della scrittura, senza fronzoli, senza consapevoli sciatterie, come diceva e scriveva Roland Barthes che amava una pulizia stilistica programmata e che la trovò ne Lo straniero di Albert Camus. Ma la poesia ha anche bisogno della musica, che eleva e che nasconde, e queste pietruzze di parole hanno una sonorità sorprendente, se si pensa a quanto sono trasparenti, quasi fantasmatiche e sfuggenti.
Mettimi nel nido / dove il buio / si stringe al buio / e la luce fa calore / anche da spenta.
Tra il buio e una luce fredda, il sottozero tiene in scacco Mearini, e proprio lei ha voluto questa "freddezza". Noi da sempre cerchiamo di decodificare lo scritto, ma a volte capita che le emozioni facciano cilecca, per nostra imperizia e perché la poesia, in generale, deve attivare una emotività tutta sua. Spesso la felicità e l’infelicità dei versi letti sono un valore per noi lettori, ma l’autrice potrebbe essere equivocata.
Siamo figli stanchi / la sera / quando il giorno / la serranda e ci lascia / tutti fuori / allora torna il bambino / cerca una mano / tirando a sorte cerca uno sguardo / di padre / dentro facce mai viste.
Dal momento che una silloge una volta letta diventa tua e non più dell’autrice, in questo caso io vedo un bambino di nome Gesù. Sarò emotivamente povero, ma questa splendida silloge ti porta col pensiero a sentimenti contrastanti.
Sottozero
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