C’è qualcosa di profondamente magnetico nel modo in cui Ilaria Gremizzi decide di raccontare la provincia italiana degli anni Novanta in Far east (Prospero Editore, 2026). Fin dalle prime pagine, è chiaro che non ci troviamo di fronte al solito noir regionale fatto di commissari stanchi e nebbie malinconiche. Qui la nebbia è una sostanza densa che nasconde struzzi, purosangue e sogni di gloria destinati a schiantarsi contro la realtà di un ufficio postale di provincia.
Il cuore pulsante del romanzo è il Reticolo, un microcosmo rurale che l’autrice descrive con una prosa che definire "carnale" è quasi un eufemismo. La scrittura di Ilaria Gremizzi morde: è tesa, materica, capace di restituire l’odore del granturco e quello stantio delle slot-machine nelle bocciofile. In questo scenario, gli anni Novanta non sono una cartolina nostalgica, ma un’arena elettrica dove il "gossip bellico" e le frequenze radio fanno da colonna sonora a un’esistenza marginale.
Al centro della vicenda troviamo una coppia di antieroi che sembrano usciti da una ballata di Tom Waits o da un film di Guy Ritchie trapiantato nella bassa. Il contrasto visivo è folgorante: l’assalto a un ufficio postale effettuato a bordo di una limousine. È un’immagine potente, grottesca e disperata, che incarna perfettamente il desiderio di fuga e la goffaggine intrinseca di chi tenta il "colpo della vita" senza avere le scarpe adatte per correre.
I dialoghi sono il vero motore del libro: serrati, sporchi, privi di fronzoli. Costruiscono una tensione che non deriva solo dall’azione criminale, ma dal peso esistenziale che i protagonisti si portano dietro. Sono "perdenti" nel senso più letterario del termine, ma dotati di una dignità ruvida che impedisce al lettore di distogliere lo sguardo.
Ciò che rende Far east un’opera eccellente è la capacità dell’autrice di mescolare il quotidiano con l’assurdo. Incontriamo una baronessa decaduta che si crede Sandokan e danzatori sui trampoli, il tutto a ritmo di reggae e suggestioni rastafari che stonano magnificamente con il grigio padano. L’autrice guarda ai maestri del genere — da Jim Thompson a Barry Gifford — ma ne mastica le lezioni per sputarle fuori con una voce assolutamente originale e italiana. Non c’è compiacimento nel dolore o nel crimine; c’è invece un’osservazione acuta di come il male e il bene si mescolino all’ombra delle cascine.
Far east è un noir che non lascia scampo perché non cerca la risoluzione rassicurante, ma l’impatto emotivo. È un viaggio lungo una china pericolosa che ci ricorda come, a volte, la provincia più profonda sia il luogo più esotico e selvaggio del mondo. Consigliato a chi cerca una scrittura graffiante e fuori dagli schemi, ama le storie di "criminalità spicciola" elevate a epica esistenziale e vuole riscoprire gli anni Novanta sotto una luce acida e veritiera.
- Autore: Ilaria Gremizzi
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Far east
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