- Autore: Biagio Bagini
- Genere: Musica
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
I musicisti si capiscono attraverso il loro amore per la musica. Tutti dovremmo essere musicisti. (Dave Bruneck)
Siamo alla fine degli anni Cinquanta e il nostro protagonista, un’aspirante clarinettista, arriva a Manhattan di New York da Manhattan del Kansas. Voleva solo fare musica. La sua storia e le sue vicende amorose saranno narrate sulle note musicali di alcune delle più iconiche canzoni del tempo. Biagio Bagini, autore di programmi radiofonici, è uno scrittore di libri per l’infanzia e grande appassionato di musica. Nel 2015 era il suonatore di verdure nel Conciorto, lo spettacolo di musica con ortaggi realizzato con Gian Luigi Carlone, uno dei componenti e fondatore della frizzante Banda Osiris. Bagini ha pubblicato raccolte di racconti sul pop e sul jazz e Sette pezzi pop e tutti parlano di Bacharach (Oligo, 2025) è il suo ultimo lavoro.
New York era una fucina di culture: la guerra mondiale era alle spalle e un altro conflitto si apprestava di lì a pochi anni, in un clima tra l’inquietudine e l’ottimismo. Il rock’n’roll era esploso con artisti del calibro di Bo Diddley, Elvis Presley, Little Richard e Jerry Lee Lewis, solo per citarne alcuni, e anche il jazz era cresciuto con i suoi musicisti afroamericani. Il nostro protagonista era tenacemente convinto a voler vivere di musica, nonostante la strada fosse lunga, ricordando il padre che gli aveva sempre detto: “non vorrai fare il musicista!”. E raggiunta l’età giusta era andato via, “prese l’autostrada”. Eccolo nella Grande Mela, davanti al palazzo dei sogni, la fabbrica della musica, il Brill Building, dove venivano creati successi come Stupid Cupid, e si chiedeva se dietro a qualche porta non ci fossero in quel momento Neil Sedaka o Burt Bacharach, il musicista che più di qualsiasi altro amava. Era la sua luce, lo aveva tirato fuori dall’oscurità. “La sua musica aveva un’eleganza interiore”.
Burt Bacharach era ai suoi occhi un uomo pieno di fascino, dal viso rilassato, dallo sguardo aperto e la bocca ben disegnata. A quel tempo era in tour in Europa e America con Marlene Dietrich, di cui era pianista e arrangiatore. Nella grande città, in un posto pieno di opportunità, il nostro giovane aspirante, immerso nel suo sogno, alternerà l’amore per la musica alle sue vicende sentimentali. Il primo bacio tenero ad Alice, “ma l’amore era un’altra disciplina”. Poi Vivienne, una ragazza priva di trucchi e tacchi ma con tanta femminilità. Francese, laureata, “era sguarnita di ogni articolo da rivista a cui le ragazze non rinunciavano, come le borsette”; rappresentava la sua idea dell’amore? Non ne era certo. E poi i party in casa dal cugino John, e stupirsi di vedere, dietro le vetrate, la musica pop invitare tutti “a muoversi come pesci nell’acquario”. Il legame con Carol e le sue “manifestazioni bellicose”: lasciava in casa le sue ciabattine e la borsetta dei trucchi. Le notti insieme, le cene, i racconti, le confidenze, le fantasie, fino al giorno in cui lei disse che non funzionava.
Tra gli assoli di Mingus in Better Git It In Your Soul e Perry Como in Magic moments, la moda nel frattempo cambiava, e i capelli dei ragazzi si allungavano. Nella New York del 1963 tutto cambiava in fretta. I Beatles facevano impazzire le ragazze e i musicisti, come il nostro protagonista, pensavano di essere tagliati fuori “da ragazzini che suonavano le loro chitarre elettriche”. Nonostante la British Invasion il Brill Building era ancora lì. Potevi vagare per strada in un posto non per bianchi, Harlem, e trovarti in un buco dove suonava una band di rhythm and blues a un pubblico distratto, o aprire una porta del palazzo dei sogni e riconoscere il grande Bacharach che provava con una giovane cantante nera, Dionnie Warwich. Essere conquistato in pochi istanti da una melodia che evocava immagini, “mai come nelle sue canzoni il cuore sembrava lo strumento”.
Divenne difficile, in quel periodo di cambiamenti, scoprire che il clarinetto, lo strumento di Benny Goodman che aveva imparato a suonare fin da bambino, era superato. Era l’epoca del sax, il cui suono affascinava le ragazze.
Mi immaginavo una carriera di successo, ma non avevo fatti i conti con gli anni che stavano cambiando. Mi ritrovai improvvisamente antiquato, superato, con uno strumento in mano sempre più simile a un pezzo di legno.
Impiegò mesi da buon clarinettista a diventare uno scarso sassofonista. Malgrado tutto si potevano scrivere nuove musiche, anche se questo gli procurava un enorme fastidio. E alla fine il pop, scrive l’autore, è una storia che anche nello sconforto trova pur sempre una via d’uscita.
Sette pezzi pop e tutti parlano di Bacharach unisce il racconto di un mondo e di un’arte capace di combinare più melodie, un libro illuminato dalla bellezza della musica e che descrive straordinariamente il suo potere emotivo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Sette pezzi pop e tutti parlano di Bacharach
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