- Autore: Massimo Padalino
- Genere: Musica
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Jimenez edizioni
- Anno di pubblicazione: 2026
L’inscindibile binomio letteratura-musica costituisce l’oggetto del volume di Massimo Padalino Rumore su carta. Il ritmo della letteratura dal beat ai postmoderni (Jimenez, 2026). Padalino, che scrive anche per testate musicali specializzate come “Blow Up”, “Rockerilla”, “Jam” e “TV Sorrisi e Canzoni”, passa in rassegna tra le pagine una serie di romanzieri per lo più angloamericani (ma l’elenco è nutrito e comprende anche nomi come Bolaño, Gadda, Murakami e altri) che parlano della musica nelle sue numerose declinazioni (jazz, rock, pop, rap, classica o d’avanguardia) facendone risuonare le note nelle pagine scritte delle loro opere, come se dette pagine fossero delle vere e proprie partiture!
Come osserva Fabrizio Zampighi in prefazione, Padalino è riuscito a rendere centrale e ancora significativo il rapporto tra musica e letteratura prendendo di volta in volta in considerazione il ritmo della narrazione e concetti o altri elementi diretti o indiretti contenuti nei romanzi citati nel libro. A introdurre il volume un glossario che fornisce coordinate utili alla comprensione del saggio, comprendente parole come "Armonia", "Assolo", "Compilation", "Contrappunto", "Dissonanza", "Feedback", "Reprise", "Sample" e via dicendo.
Entrando nel merito dei singoli capitoli che compongono il saggio, nel primo di essi, "Libero come un sassofono", Padalino argomenta su come Jazz, Rock e Blues in Kerouac, Ginsberg e altri scrittori della cosiddetta Beat generation siano da questi considerati come pratiche libertarie; il secondo, "Radio Paranoia", illustra le connessioni che intercorrono tra la musica e la letteratura di Dick, Burroughs, Ballard e Pynchon. Ancora, il terzo capitolo, intitolato "Mondo che fu, mondo che è, mondo che (mai) sarà", ci illumina sull’insieme dei suoni che caratterizzano le opere letterarie di Thompson, Eco, Lansdale e Gibson, mentre nel capitolo "Mosche da bar", il quarto, le periferie di Bukowski, Auster, Hornby e Welsh forniscono la colonna sonora dei contesti urbani/suburbani letterari che fanno da sfondo alle vicende narrate nei libri scritti da questi autori.
Nella sua disamina, Padalino coinvolge anche la letteratura di Italo Calvino. Scrive infatti:
Pochi avrebbero scommesso che la musica, ovvero quella strana piccola cosa fatta di suoni organizzati dall’ingegno umano, avrebbe rivestito un ruolo nient’affatto secondario nell’arte di Italo Calvino, uno degli scrittori italiani più importanti del Novecento [...]. Invece è così. E la cosa è piuttosto evidente in Un re in ascolto [...]", racconto contenuto nella raccolta Sotto il sole giaguaro, "Li," osserva il nostro, "troverete il re [...] che sta incollato al suo trono, per paura che qualcuno lo spodesti. E nell’attesa che l’infausto evento solo immaginato diventi realtà, lui porge l’orecchio al Palazzo (che Calvino descrive come una costruzione sonora, ndr), che in queste pagine si trasformerà in una gigantesca cassa di risonanza, in un labirinto acustico fatto di corridoi, condotti, pareti sottili, griglie, feritoie, che a loro volta convoglieranno verso la sua stanza ogni più minimo rumore proveniente dalla città e dalla corte.
In fondo al volume, infine, "(R)umori su pagina", ovvero i consigli di lettura dell’autore consistenti in un elenco di scrittori le cui pagine parlano di musica, la citano e si ispirano a lei.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Rumore su carta
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