- Autore: Nadia Fusini
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788806271589
Esiste un modo, forse il più raffinato e controintuitivo, di avvicinarsi a un classico: non cercare il sublime nei monologhi dei protagonisti, ma origliare i sussurri, le battute apparentemente trascurabili dei comprimari. È questa la scommessa critica e insieme poetica di Nadia Fusini, che nel suo saggio Rubare la scena. Balie, musici, delinquenti, popolane, filosofi, gente comune nel mondo di Shakespeare, pubblicato da Einaudi nel 2026, compie un’operazione di cesello filologico e di profonda umanità.
Il volume si presenta come un elegante vademecum di poco più di centocinquanta pagine, ma la sua leggerezza è soltanto quantitativa. Nel gesto di chinarsi sui personaggi minori del Bardo, quelle figure che talvolta contano una sola, folgorante battuta, Fusini non si limita a colmare una lacuna storiografica, ma riscrive interamente la fenomenologia del potere shakespeariano. Se la tradizione critica ci ha abituati a guardare Amleto, Lear o Macbeth come giganti in lotta con il destino, l’autrice sceglie di puntare la lente d’ingrandimento su chi popola i margini: il portiere ubriaco del Macbeth, la balia Angelica in Romeo e Giulietta, il filosofo fallito Parolles, o il delinquente Bernardino in Misura per misura.
La tesi di Fusini è tanto chiara quanto affascinante. Questi esseri senza qualità, né eroici, né nobili, né particolarmente virtuosi, sono in realtà i veri antenati dell’uomo moderno. Laddove gli aristocratici agonizzano sotto il peso del dilemma etico o della hybris, la gente comune shakespeariana rivendica un diritto primordiale e rivoluzionario: il diritto a sopravvivere, a mangiare, a bere e a godere del proprio corpo. Uno degli esempi più brillanti che Fusini estrae dal calderone del Bardo è quello di Bernardino. Condannato a morte, il delinquente si ribella al boia con una scusa che sa di modernità assoluta: ha bevuto tutta la notte, non è pronto. Non morirò quel giorno, dice. A poco valgono le rampogne del duca travestito da frate, che lo giudica inadatto sia a vivere che a morire. Bernardino vuole vivere e basta, e in una manciata di versi rivendica di fatto la tutela della libertà personale in barba al codice cavalleresco e al potere costituito.
Fusini possiede il raro talento di tradurre la complessità accademica in una prosa calda, quasi tattile. Leggendola, si ha l’impressione che questi personaggi non appartengano soltanto all’elisabettiano Globe Theatre, ma che camminino ancora tra noi, nei gesti quotidiani di chi fa società. La scrittrice cita il reverendo Nathaniel in Pene d’amore perdute, il quale osserva che “Society is the happiness of life”, stare insieme è la felicità, una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria in un mondo di corti e intrighi.
E poi c’è la dimensione del corpo. Mentre Giulietta e Romeo declamano la metafisica dell’amore, la balia Angelica ha le idee molto chiare: l’amore è una questione di posizioni. C’è chi sta sopra e chi sta sotto, chi comanda e chi obbedisce. E quando serve, per proteggere la sua pupilla, Angelica non esita a spadroneggiare sul padrone, ribaltando l’ordine sociale prestabilito con la sola forza della sua materna, terragna autorità. In queste pagine, Fusini ci restituisce una Shakespeare più vicino a Pasolini che a Brook: sporco, vivo, contraddittorio.
Il sottotitolo del libro non è ornamentale. Fusini suggerisce che attraverso questi furfanti e queste popolane si intraveda l’alba di una nuova era letteraria. Sono loro i progenitori dei personaggi che, poco più di un secolo dopo, invaderanno le pagine del romanzo borghese. Mentre i re declinano, i servi e i folli salgono alla ribalta, portando con sé una visione del mondo svincolata dal codice eroico, fatta di appetiti, paure meschine e vitalità irriducibile.
Rubare la scena è un libro che si legge con la lentezza che si riserva a un album di famiglia appena scoperto. Nadia Fusini non giudica i suoi piccoli eroi, li ama. Li ama nella loro ostinata volontà di esistere, nella loro capacità di sospendere la tragedia per un intermezzo comico o meditativo, per ricordarci che la storia è fatta anche, forse soprattutto, di chi la subisce e la commenta dal basso.
In un panorama editoriale spesso saturo di biografie dei grandi, questo saggio è una boccata d’aria fresca: un invito elegante e colto a spostare lo sguardo, per scoprire che la vera scena, quella della vita, è spesso rubata da chi ha solo pochi secondi per dire la sua verità. Un gioiello per shakespeariani, e una porta d’ingresso perfetta per chi si è sempre chiesto cosa succede dietro le quinte del teatro del mondo.
Rubare la scena. Balie, musici, delinquenti, popolane, filosofi, gente comune nel mondo di Shakespeare
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