Quante storie marescia’
- Autore: Roberto De Luca
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Un Carabiniere che racconta di un Carabiniere, un luogotenente dell’Arma che scrive di un maresciallo dell’Arma, un sottufficiale apicale della Benemerita a Bologna che si mette di fatto nei panni di un sottufficiale comandante di stazione nella pianura bolognese. Roberto De Luca è il militare vero dei CC, in servizio di polizia giudiziaria sotto le torri, Luca De Robertis è la sua proiezione su carta, nei romanzi gialli - che chiamare polizieschi sarebbe quantomeno fuori fuoco - firmati dal 2008 per le Edizioni bolognesi Pendragon. Quante storie marescia’ è il più recente (giugno 2025, 254 pagine). Molto si deve a un altro maresciallo ancora, che dal cielo, con l’immancabile sigaretta tra le dita, continua a leggere e ad approvare i nuovi capitoli del figlio.
Carabiniere vero dall’arruolamento nel 1987, nato da un Carabiniere a Mondragone nel 1968, Roberto De Luca è cresciuto in Toscana. Con Pendragon ha esordito col thriller Insospettabili ombre (2008, in corso di traduzione in lingua araba). Il secondo romanzo, Adrenalina di porco. Storia di una banda criminale, è del 2014. Nel 2018 è arrivato Il maresciallo indaga. Dieci casi per De Robertis.
Quanto al Carabiniere nato dalla fantasia del luogotenente, sono tutt’uno: Luca è la “bella copia” di De Luca, e non solo è facile dirlo, ma è proprio Roberto ad averlo confessato al giornalista e autore di thriller Luca Crovi, che nella prefazione sottolinea le origini e le qualità dello scrittore con gli alamari, nel cuore e nella mente oltre a quelli sul colletto dell’uniforme. Dice di averlo conosciuto nel Salone del Libro di Torino 2009, per un’intervista in onda su Radio 2. Se già il romanzo d’esordio lo aveva interessato, nell’incontrarlo si era reso conto che l’umanità del maresciallo narrato era quella del maresciallo scrittore. In questi casi, l’esperienza lavorativa reale del secondo è d’aiuto: tante vicende indagate o soltanto ascoltate offrono “un filo conduttore e non diventa difficile costruire una storia".
Il maresciallo maggiore Luca De Robertis comanda la stazione Carabinieri di Castello di San Petronio, cittadina immaginaria e “strano e bizzarro” comando, in un vecchio edificio fatiscente di cui soltanto una parte risulta agibile, l’altra è pericolante dal terremoto del 2012.
Chi agisce in questo Fort Alamo nella sconfinata pianura emiliana della provincia felsinea - o Fort Sedgwick di “Balla coi lupi” - forma una grande famiglia. Il "lei" in presenza di estranei cede al "tu" nell’intimità della caserma. Sono in pochi con De Robertis e poco considerati dalla Compagnia Bologna Levante: il vice, maresciallo capo Michela Falcone, efficiente, professionale e a suo agio con la tecnologia; l’anziano e prossimo alla pensione appuntato scelto Alfonso Prodigo, memoria storica con quasi quarant’anni di stabilità locale; l’appuntato Carmine Apostolitano, dongiovanni in divisa, dedito a liaison mai oltre un mese di vita, cuoco rifinito nonché gran brava persona; il Carabiniere scelto Massimiliano Antinori, militare per hobby e chitarrista rock di professione.
Quante storie, maresciallo? Cinque, in questa antologia di altrettanti raccolti, con la stessa squadra protagonista, anzi stazione dei CC. L’autore anticipa che ci si imbatterà in gang di adolescenti e in anziani intraprendenti: da una parte ragazzini che non distinguono la vita reale dal virtuale, totalmente immersi nel mondo digitale, dall’altra la presunzione di certi agé d’essere eterni e quasi immortali, capaci di tutto, in barba all’età. L’assortimento è vario, compresi ultrasettantenni fedelissimi al Viagra, tanto da attingere a una specie di supermercato blu gestito da una cinquantenne dell’Est Europa, con contorno di amiche compiacenti. Qualche vecchietto ci lascia le penne, ma chi partecipa è consapevole del rischio e disposto a correrlo, pur di rivivere momenti “che pensavano ormai passati”.
Ricorrono un triplice tentato omicidio architettato da tre menti deviate e il periodo del Covid, visto da chi era impegnato a far rispettare le norme di distanziamento sociale. Spiccano due sessantenni spregiudicate, ancora toniche e ben coperte-scoperte da sapiente lingerie vedo-non-vedo, non ne possono più di toy boy poco più che ventenni o di under trenta sessualmente bloccati, pressoché impotenti. Organizzano in rete appuntamenti bollenti in alberghi lussuosi di località diverse, anche qui con risultati deludenti per il loro spiccato erotismo granny, finché incappano in un sadico, libidinosamente malvagio...
Infine, ecco quattro sessantenni che decidono di riesumare un vecchio progetto di eguaglianza sociale- rivoluzione. Negli anni del Movimento, erano universitari a Bologna, più occupazioni che lezioni. Cinque ragazzi e una ragazza. Erba, droga, tanto di tutto, da andare fuori di testa e darsi alla vita randagia nei boschi. Uno e una spariscono. Chi torna si mette a studiare... Si ritrovano, ricchi e realizzati, per portare a termine quello che è stato lasciato nemmeno a metà.
Va detto che scrivendo questa recensione, il pensiero è andato costantemente ai Carabinieri in attività e a quelli caduti in servizio. Purtroppo capita spesso. Una considerazione sembra giusta nell’occasione. Li chiamiamo “servitori dello Stato”. È un’espressione solo in apparenza corretta; in effetti è ingenerosa. Le forze dell’ordine non servono il Paese, sono il Paese. Lo rappresentano, lo incarnano. Quando s’indossa una divisa, con onore e con orgoglio, si smette d’essere un uomo o una donna e si diventa l’Italia, la personificazione di una comunità civile che si riconosce nelle norme della Costituzione della nostra Repubblica, di cui il Carabiniere - in questo caso - è tutela, presidio, garanzia.
Quante storie marescia'
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