“Solo il libro lungo ti permette di abbandonarti al flusso ipnotico della lingua, e di lasciarti trasportare dalla corrente del racconto come dalla musica. Solo un libro lungo genera la gioia frizzante di avere un appuntamento- con pazienza e umiltà, ti attende su un comodino, in poltrona, in borsa, ovunque.”
Parole che concludono un lungo pezzo che la scrittrice Melania Mazzucco dedica a Marcel Proust e al suo Alla ricerca del tempo perduto nel numero 466 di Robinson, l’inserto settimanale de La Repubblica, in edicola da domenica 9 novembre 2025.
Dal Futurismo che inneggiava alla velocità ad oggi, in cui viviamo in un tempo accelerato, in cui i non lettori dichiarano di non avere tempo per leggere, la riscoperta di capolavori infiniti sta diventando quasi una mania, perché, come insegnava lo stesso Proust:
“perdersi in un romanzo di centinaia e centinaia di pagine equivale a un tempo ritrovato”
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Il piacere di leggere secondo Marcel Proust
Alessandro Piperno ha raccontato il godimento di rileggere Guerra e pace di Tolstoj; la nuova traduzione de La montagna incantata/magica di Thomas Mann ritrova nuovi appassionati lettori, e ora sembra giungere il tempo di ritrovare Proust. Fu accolto male il romanzo fluviale dello snob Marcel dagli editori del tempo, come spiega in dettaglio la francesista Daria Galateria in apertura del fascicolo, ma presto gli editori si convinceranno della bontà del libro, visto che
“La principessa di Chimay, la marchesa de Polignac e così via erano costrette a passarselo”.
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Se può interessare l’esperienza di una lettrice allora giovane, posso testimoniare che ho letto tutta la Recherche mentre portavo al giardino la mia seconda figlia, nei primi anni Ottanta. A quel tempo di studio mi confrontavo con un’amica laureata sul romanzo di Proust, che dunque ne sapeva molto di quel romanzo magnifico. Odette de Crecy, Swann, Madame Verdurin, il Barone de Charlus, Albertine, la duchessa di Guermantes divennero personaggi della nostra conversazione mentre studiavamo per i Concorsi a cattedre per insegnare. Un tempo rimpianto, un tempo oggi ritrovato, in compagnia di pagine davvero indimenticabili. La mia lettura fu nell’edizione Einaudi, nel 1976, in traduzioni varie (Natalia Ginzburg, Franco Fortini, Giorgio Caproni tra gli altri).
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Perché leggere un libro lungo? La risposta di Marcel Proust
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