Partenze
- Autore: Julian Barnes
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
Partenze (Einaudi, 2026, trad. di Susanna Basso) è un pezzo di autobiografia dello scrittore britannico Julian Barnes, che a quanto sembra si vorrebbe fermare come scrittore a questo suo ultimo testo narrativo, per poi vivere come un ex di talento, molto amato dalle lettrici e un po’ meno dai lettori che non hanno tempo di commuoversi in storie minime, seguendo questo periodo pieno di brutte incognite.
Il titolo è appunto Partenze: partire per non scrivere più, partenze da ricordi troppo dolorosi, partenze da fermo sostanzialmente, perché non sembra che Barnes voglia cambiare paese. C’è un pezzo di sé stesso in questo libro; dunque, come chi scrive afferma di solito, la finzione è sottotraccia. In caso contrario non sarebbe vera letteratura, ma un diario privato. L’autofiction interessa lettori e scrittori senza immaginazione.
Barnes si fa scudo coi neurologi, lui che proustiano non è; non può un biscotto come la madeleine suscitare tutte quelle sensazioni in modo veritiero, ma anzi l’autore scrive:
Quando poi riesce a recuperare i ricordi completi di Combray, si scopre che, dalla descrizione, questi non sembrano ricordi qualitativamente diversi da quelli acquisiti attraverso l’azione banale e limitata della memoria volontaria.
Ci si sente un tono risentito che resta per tutto il libro, ma lieve, discreto, come chi vuole chiudere i conti. Peraltro porta un’affermazione di Virginia Woolf sul passato e i ricordi, non senza aver scritto che la scrittrice geniale di Mrs Dalloway ammirò e invidiò Proust.
Siamo già fortunati se ci ricordiamo degli amici del college. E i suoi grandi amici della giovinezza furono Stephen e Jean - lui fece da paraninfo. Stephen era un ragazzo dinoccolato e alto, sempre gentile, non realmente seducente, e a Jean, che di ragazzacci ne aveva frequentati qualcuno, non le pareva vero di mettere la testa sulle lunghe gambe di Stephen, facendo parlare lui quasi sempre mentre lei annuiva a discorsi che nemmeno aveva seguito veramente.
Dopo quarant’anni, Barnes ha voglia di rivederli. Nel frattempo ha perso la moglie per una neoplasia e si sente solo, non avendo figli. Trova Stephen e Jean ancora liberi, perché hanno divorziato, hanno avute ghiotte occasioni che sono andate in fumo; quindi ritornare insieme con la benedizione di Barnes pare a tutti una sorta di miracolo. Si sentono talmente felici che dimenticano di essere atei entrambi, e decidono di sposarsi in chiesa. Ma questo Barnes suscettibile scrive ai lettori che quarant’anni prima andò a letto con Jean. Sembra una ricompensa per tutto quello che ha fatto per i due ragazzi che, ai tempi, si lasciarono. Di questa confessione il lettore ne avrebbe benissimo fatto a meno, ma come già scritto gli ottanta anni di Barnes, solo, vedovo e senza figli si sentono in un lieve sentimento risentito. A sua discolpa, Barnes non solo ricorda di essere stato a letto con la sua migliore amica, ma che fu un disastro, non andò bene nulla. Un ricordo da dimenticare, proustianamente o meno.
In Chiesa entrò anche il cane di Jean, Jimmy, che voleva bene ormai più a Stephen, perché il ragazzo invecchiato, non avendo fatto lo scrittore, non ha sassolini nella scarpa. Né ubbie, un uomo senza fisime. Non diremo se questo matrimonio andò bene, il lettore ne sa fin troppo dei trabocchetti di Julian Barnes.
In realtà, per l’autore potrebbe veramente essere l’ultimo libro avendo ottant’anni e vuoti di memoria, e poi gli manca la moglie e tutti gli amici morti e gli scrittori che stanno morendo come Martin Amis, deceduto nel 2023. Noi lettori pensiamo che i libri parlino dell’anno in cui vengono pubblicati. In realtà Barnes resta su questo romanzo-saggio almeno per tre anni e più. Ha tutto il tempo per pensare a quando anche la sua vita lo abbandonerà e Jimmy, il cane di Jean, ha superato i cento anni, essendo vissuto sedici anni di età, a seconda della taglia.
Partenze è un libro spietato e tenero, attraversato da pensieri di morte e dolore fisico, da risentimenti e suscettibilità molto annacquati, dove la prima parte, dedicata a Marcel Proust, ci dice quanto gli scrittori e le scrittrici ci tengano a un pezzetto di immortalità.
Partenze
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