Non regalate pastiere a Pasqua
- Autore: Marcello Abrescia
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Marce’, che fai, ci neghi il piacere della pastiera? E va bene che nella tua Taranto quel dolce è una torta di ricotta vaccina, ma non c’è festività pasquale nel Napoletano che non veda a tavola la squisita prelibatezza a base di crema di grano e ricotta di capra. Che volete, però, quello lo scrittore ionico, Marcello Abrescia, tiene assai al titolo del suo thriller sul Golfo (di Taranto, sia chiaro), concordato con Damster Edizioni, Non regalate pastiere a Pasqua (Modena, maggio 2025, 220 pagine). È stato pubblicato nei Gialli Damster, dopo l’ennesimo concorso letterario che ha visto partecipare e distinguersi il funzionario pubblico che ama il teatro, la musica, la narrativa letta e scritta, da sé medesimo (racconti e romanzi, non si fa mancare niente). Con questo, ha strappato il terzo posto nel GialloFestival 2025.
Sicchè, se ’sto dolce tipico, con o senza colomba di rinforzo, è protagonista in tutto il Sud da giovedì santo a lunedì in albis (ma pure appresso, se non già fatto fuori), il salmone lo è di questo giallo tra i due mari. È un pesce che risale controcorrente e anche Marco Parisi, mentre tutti i meridionali vanno al Nord per lavoro, ha seguito il percorso al contrario, scendendo da Padova a Taranto. Per questo l’agente Sanna, un singolare e filosofale soggetto ai margini della sezione di Polizia Giudiziaria, gli ha appioppato un soprannome ittico azzeccato, come fa con tutti i colleghi, in virtù della passione per gli acquari e la fauna marina.
Parisi in Veneto ci stava bene, non lo ha riportato giù la nostalgia per il sole e il mare, ma l’onda di piena del Brenta che ha travolto il ménage con Paola, alluvionando la relazione prossima a toccare il decennio. Così, Marco, ieri giovane dirigente di Polizia nel Settentrione, oggi è vicequestore di mezza età a Taranto, con un filo di pancetta e ancora tanto fascino sulle donne. Se n’è accorto per l’attrattiva esercitata su Ekhaterina, la biondissima nipote di Ljudmila, voluminosa badante della madre e ora compagna del padre. E lo confermano gli occhi dolci, tanto discreti ma non sfuggiti sempre a Sanna, rivolti al superiore dall’agente Miriam Falcone, fondamentale compagna di doppio ed ex promessa del tennis pugliese, prima di preferire la Polizia di Stato. Fa tutto lei, Marco si limita a evitare danni da fondo campo e a non sbagliare il servizio. In quattro, formano una doppia coppia fissa domenicale al di qua e al di là della rete, i due questurini e i due Carabinieri, il maresciallo Cotone e Mariangela Troisi, napoletana, bruna, avvenente partner di doppio dell’aitante sottufficiale del Comando provinciale dell’Arma.
Per Parisi, cinquant’anni ben portati e un’esperienza nell’antiterrorismo - Miriam ne ha tredici, forse quattordici di meno - sia la presentazione dei personaggi che la doccia nello spogliatoio del Park Tennis sono disturbate da uno squillo. Sul cellulare s’illumina il nome dell’ispettore Rocca. Una telefonata di servizio? La domenica delle Palme? Proprio di quello là, con l’aria da primo della classe, so tutto io?
Circumvallazione dei Fiori, palazzi moderni ma di gusto a Lama, periferia che digrada verso lo Ionio. In un grande e ricco appartamento, nel salotto, accasciato sopra un divano elegante, giace il cadavere di un uomo, sulla settantina. Ha il volto straziato dalla sofferenza, probabilmente spasmi provocati dalla sostanza che lo ha avvelenato. Indossa un cardigan di buona fattura, sopra una camicia azzurra e un paio di pantaloni, macchiati da schizzi abbondanti di vomito, negli ultimi momenti di vita. Imbrattate anche le pantofole ai piedi e una parte del divano, davanti al quale spicca una macchia evidente, estesa, maleodorante, in cui sono individuabili pezzi dell’ultimo cibo ingerito. L’immagine “disgustosa” contrasta con l’eleganza dell’ambiente, con l’arredamento di pregio della stanza, con i quadri non banali alle pareti e con l’abbigliamento dell’uomo, che manteneva evidentemente un certo stile anche tra le mura domestiche. Sul divano, si nota il cellulare dal quale l’uomo ha lanciato l’estrema richiesta di soccorso, prima di spirare.
Un vassoio contiene più o meno la metà di una “invitante” pastiera, “la regina fra i dolci pasquali”. Sul mobile bar, un bicchiere è ancora mezzo pieno di un liquido che sembra whisky. E lo è, perchè il vicequestore lo accerta annusando, ma stando attento ad accostare troppo il naso all’orlo, per non contaminare la scena con tracce biologiche indebite. Questo per dire della professionalità di Marco Parisi.
Rocca lo informa che il deceduto è Vittorio Carrieri, già direttore di banca a Lama, da qualche tempo in pensione. Sessantanove anni, vedovo, pare che vivesse da solo. La Scientifica è in arrivo ed anche il medico legale.
Topicida. Le pastiere sono due, regalate dai figli, gemelli sulla quarantina, con i quali andava poco d’accordo. A Carrieri, piacente vedovo da una decina d’anni, interessava solo la bella vita, donne, spassarsela. È la vicina di casa a rivelarlo, derogando allo scontato “era tanto una brava persona”. A lei quello non piaceva affatto. Bromadiolone, nessuna possibilità di contaminazione industriale o artigianale. Il veleno era solo in una delle due pastiere, sparpagliato in polvere sotto una montagna di zucchero a velo e abbondante, perché ce ne vuole tanto per uccidere un uomo, non un ratto. Però in una torta non c’è possibilità di trovare tracce dell’avvelenatore. Neanche le tecniche più avanzate sono d’aiuto. Serve un’indagine vecchio stile, tutta cervello e intuito.
Particolari macabri a parte, Marcello Abrescia scrive da fare invidia, una progressione ricca, puntuale, vivace, che tiene desta l’attenzione dei lettori, concede particolari e spunti. Le pagine scorrono, si divorano senza fatica.
Non regalate pastiere a Pasqua
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