Non chiamatela arte. Volpi ingannatrici e corvi vanitosi
- Autore: Giovanni Invernizzi
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Evviva il politicamente scorretto. Era ora che qualcuno avesse il coraggio di sfidare il pensiero comune intellettuale contemporaneo. Lo ha fatto uno psicologo, Giovanni Invernizzi, distinguendo tra opere d’arte soggettive e intrasoggettive, in un libro illustratissimo con riproduzioni di pitture e sculture anche a colori, Non chiamatela arte. Volpi ingannatrici e corvi vanitosi (giugno 2025, collana “Scaffale Aperto”, 222 pagine). A pubblicarlo è Armando Editore, casa romana che si prefigge “La ricerca del sapere”, il suo motto.
Dirigente degli psicologi del Consultorio familiare di Sanremo e docente di psicologia nella scuola d’infermieristica d’Imperia, autore di saggi su Nietzsche (psicologia degli istinti) e sul lato oscuro del buonismo (psicologia della morale), Invernizzi è senza dubbio un professionista dei percorsi del pensiero che non ha paura di esporsi controcorrente e di farsi non pochi nemici.
Il sospetto fondato è che abbia tenuto dentro a lungo qualcosa che ha buttato fuori finalmente. Citando Bertrand Russell, ricorda che se un’opinione è diffusa non vuol dire che non possa risultare “completamente assurda”. È perfino “più probabile che un’opinione diffusa sia cretina anziché sensata”, aggiungeva il filosofo inglese, il cui parere si adatta perfettamente all’habitat degli “astuti predatori e prede consenzienti”, denunciato dallo psicologo ligure, impegnato nella
ricerca della verità, malgrado possa rivelarsi scomoda da accettare per molte persone, propense a farsi lusingare dai sacerdoti della cultura del nostro tempo.
Si riferisce agli esperti d’arte contemporanea, spesso assoldati dai mercanti per valorizzare prodotti, pitture, incisioni, sculture, allestimenti destinati alla vendita. Gli viene demandato e debitamente remunerato il compito d’imbastire
una falsa comunicazione, l’elogio del nulla, tramite pseudo-spiegazioni sul significato ermetico di manufatti che hanno il solo obiettivo d’impiantare un lucroso commercio.
Questi critici d’arte s’incaricano di esaltare il valore delle opere, producendo costruzioni verbali magniloquenti, ma inconsistenti. Fanno leva non solo sull’ingenuità della gente, suggerisce Russell, anche sull’ottuso desiderio di appartenere a una categoria di anime elette, che capiscono l’arte, pure la più indecifrabile ed esteticamente scadente.
Invernizzi invita a smetterla di arrovellarci intorno a patchwork di segni a caso. Chiede di tornare a giudicare le opere per ciò che rappresentano e non per come sono state eseguite, se non riescono a comunicare cosa intendono comunicare. Assume il ruolo, solitamente disertato, di sostenitore di una verità del tutto ovvia, pacifica, che i più preferiscono non vedere, per conformismo dell’anticonformismo.
Dovremmo ritrovare tutti la spontaneità e il candore del bambino della fiaba di Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore, del 1837. Due finti sarti imbroglioni sostengono di usare un tessuto che permette di confezionare abiti straordinari, invisibili però agli ignoranti, incapaci di percepirli. Vuol dire, apertamente, che solo chi è intelligente, sensibile e colto può distinguerne la magnificenza. Invernizzi lo adotta come esempio per denunciare quanto accade oggi tra i cosiddetti esegeti dell’arte e i fruitori della stessa. Quando i due truffatori consegnano l’abito, il sovrano non vede nulla ovviamente, ma tanto lui che i cortigiani fingono di apprezzare il nuovo tessuto. Così, non abbigliato, sfila davanti ai sudditi in città, a loro volta decisi a conformarsi, facendo finta di non vedere ciò che è evidente. Solo un bambino demolisce la menzogna accettata per verità comune, gridando: “il re è nudo!”
Sotto accusa in questo saggio-sfogo è l’arte concettuale contrapposta a quella percepibile, la contestualizzazione del significato delle opere che prevale sulla raffigurazione formale. Astrazioni mentali preferite alle sensazioni ed emozioni che l’arte dovrebbe suscitare. La considera “una congiura”, che però si dimostra efficace, visto che le opere formali in pittura e scultura sono ormai poca cosa, perché l’arte à la page pretende lo stravolgimento plastico o estetico, la moda considera obsoleta la precisione anatomica dei corpi e la compostezza esecutiva. Invernizzi non esita a censurare il portale della basilica di San Pietro, i bassorilievi in bronzo di Giacomo Manzù (1908-1991), “corpi distorti e sgradevoli”, realizzati in ossequio alla tendenza espressionista artisticamente corrente.
Se non ritroviamo il coraggio dell’innocenza del bambino di Andersen, comportiamoci almeno come i coniugi sempliciotti del film “Vacanze intelligenti” (Alberto Sordi), al cospetto di oggetti ordinari (una sedia) spacciati per capolavori. Due popolani incapaci per la loro cultura “bassa” di comprendere un’arte “alta”? Macché, i fruttaroli romani erano eroi del riscatto popolare contro gli intellettuali al potere.
Lo psicologo autore fa presente che nelle nazioni evolute c’è sempre stata l’ambizione dei privilegiati di ostentare la propria diversità di classe e superiorità sul popolo. Nel passato, le grandi disuguaglianze a vantaggio dell’aristocrazia si esprimevano con il lusso e lo sfarzo, poi la tecnologia industriale ha reso accessibili alle masse tanti beni e colmato la distanza e l’élite ha dovuto ripiegare sulla diversità ostentata, sfruttando i mezzi a disposizione: per i benestanti gioielli, auto, orologi di marca; per gli eruditi lo sfoggio della cultura e un linguaggio esclusivo per iniziati. Ai “più ignoranti e ottusi” non è rimasto che ricorrere a un’esclusività culturale del tutto posticcia. È così che, nel mondo dell’ovvio spacciato per creativo, una banana appiccicata con lo scotch viene venduta come opera d’arte, invece di finire nel cassonetto dell’umido.
Non chiamatela arte. Volpi ingannatrici e corvi vanitosi
Amazon.it: 18,05 €
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Non chiamatela arte. Volpi ingannatrici e corvi vanitosi


Lascia il tuo commento