Ninfa alla selva
- Autore: Alessio Vailati
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
“Tutta questa finzione dell’Arte è davvero necessaria?” si chiede Emanuele, il protagonista del romanzo Ninfa alla selva di Alessio Vailati (Robin Edizioni, Roma, 2024). E questa domanda introduce immediatamente il tema attorno al quale si sviluppa la trama delle vicende raccontate, in un intreccio che scandaglia le pieghe più profonde dell’animo di un artista, cercando di cogliere la vera natura dell’atto creativo attraverso i complessi meccanismi dell’ispirazione. Perché se è vero che la creazione artistica rappresenterebbe il culmine di un processo di liberazione di forze interiori verso l’esterno – assolvendo dunque a una funzione catartica –, è altrettanto innegabile che opposte forze psichiche, legate a traumi o inibizioni, ostacolano il regolare fluire dell’impulso creativo. Quest’impasse è quella che attanaglia il protagonista del romanzo, un pittore che deve fare i conti con un presente da ricostruire faticosamente, passo dopo passo, e con un passato tanto ingombrante, così ben rappresentato dal suo quadro, la Ninfa alla selva del titolo, che possiede in sé un fascino ineguagliabile, capace di lasciare di volta in volta sbalorditi e incantati coloro che vi si accostano.
Il successo presso i critici che erano stati tanto benevoli nei confronti di quel dipinto. La fama, la gloria. Eppure si trattava di un insieme di semplici colori. Colori spremuti su una tela. No, forse era di più. Era una vertigine che si arrampicava lungo i fianchi della Ninfa e scorreva come linfa nei nuovi arbusti, nel fogliame tenero, proseguendo nei capelli, nella forma dei seni venati dal nero esile dello scialle. Il peso del successo, del resto, è un fardello spesso difficile da portare e da sopportare: distorce la visione delle cose, piega l’esistenza a logiche spesso inimmaginabili, sfugge al controllo di chi, senza una solida visione etica, cade nel tranello del delirio di onnipotenza, smarrendo la propria identità. Senza trascurare il fatto che spesso, come accade per molte altre cose, anche l’Arte finisce per restare invischiata in sporchi meccanismi di sfruttamento economico e di potere, evidenziati a più riprese nel romanzo, soprattutto nell’episodio del confronto serrato fra Emanuele e il suo mecenate.
Non è dunque casuale, alla luce di quanto descritto, il riferimento esplicito in Ninfa alla selva di due importanti miti, quello ebraico del Golem e quello antichissimo dell’eroe mesopotamico Gilgamesh. Introdotte attraverso due diversi espedienti narrativi, entrambe le leggende si rivelano importanti chiavi interpretative del romanzo: se Vailati ravvede nella storia del Golem l’illusoria convinzione dell’artista di poter assurgere allo status di divinità per il suo potere di creare dal nulla, in Gilgamesh, invece, l’idea portante è quella per cui l’Arte possa rendere immortali i suoi protagonisti. In entrambi i casi, assecondando il concetto di hybris dell’antichità greca, le conseguenze cadranno inesorabilmente su coloro che si lasceranno trascinare nel gorgo dell’idea del superamento dei limiti imposti dalla condizione umana.
Quando a Praga, qualche mese prima, il professor Porzano aveva ultimato il suo racconto di Gilgamesh, un’intensa sensazione di smarrimento aveva colto me e Cate. Il racconto ci aveva colpiti. Cate, soprattutto ne era rimasta impressionata. Era come se quel mito avesse raggiunto una corda tanto profonda nei nostri corpi e l’avesse fatta vibrare di un suono grave e lento. Inconfessabile.
Così se il protagonista, Emanuele, un sopravvissuto con la zavorra di un senso di colpa lacerante, cerca di rimettere insieme i cocci della sua esistenza, trovando il coraggio di affrontare le ombre del passato e rifacendosi una vita a fianco della sua giovane compagna, intorno a lui le cose, gli ambienti, le città di Praga e di Parigi, con i loro monumenti, sembrano suggerire percorsi che vanno al di là dell’hic et nunc e della più rigida contingenza: perché c’è sempre qualcosa che eccede la volontà dell’Uomo, un elemento (o una forza) ingovernabile che oscilla continuamente tra la casualità e la predestinazione.
“Come è potuto accadere?”, domandò con uno sguardo compassionevole madame Dupont, appoggiando con garbo la mano sulla mia spalla, come a volermi offrire un conforto e un sostegno.
“Le cose capitano. Capitano e basta. A chi sopravvive spesso rimane una specie di rimorso, oltre al dubbio: avrei potuto fare qualcosa?”.
Al di là dell’intreccio narrativo, che si sviluppa in tre parti incardinate intorno a quella centrale (dove con un lungo flash-back vengono rivelati al lettore gli antefatti) e oltre agli aspetti riguardanti il discorso della creazione artistica, Vailati nel suo romanzo gioca anche di rimandi e di citazioni, creando un tessuto in cui avvengono insoliti incroci letterari: emergono via via, nella storia, riferimenti al Dorian Gray di Wilde, agli scrittori Kafka e Céline, ai poeti Apollinaire e Nezval e al drammaturgo Beckett, come a ribadire che la letteratura è costituita da ponti fra opere e fra autori e che ogni discorso su quest’ultima non può mai dirsi definitivamente concluso.
Ninfa alla selva
Amazon.it: 15,30 €
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ninfa alla selva


Lascia il tuo commento