La mappa del dolore
- Autore: Alessio Vailati
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2025
La mappa del dolore di Alessio Vailati (Il ramo e la foglia edizioni, 2025) si inscrive in un territorio complesso: quello della poesia che si confronta con l’immagine, e in particolare con la fotografia come forma di testimonianza. I trenta scatti vincitori del Premio Pulitzer che fungono da punto di partenza sono già icone storiche: la sfida del poeta è quella di sottrarle alla fissità del documento per restituirle a una dimensione di parola, di canto, quasi dentro una nuova sfumatura d’ekphrasis.
In questa operazione si ode il riverbero di Wisława Szymborska (“Fotografia dell’11 settembre”); occhieggia il riflesso obliquo di Tomas Tranströmer, che parte da un dettaglio visivo per aprirlo a prospettive interiori e cosmiche; gioca il richiamo di Mario Luzi, che ha fatto del rapporto tra parola e immagine un terreno di esplorazione (si pensi ai testi in dialogo con opere figurative, dove la poesia diventa un secondo sguardo, un controcanto all’opera visiva).
Vailati raccoglie questa eredità e la declina in chiave civile. Non descrive la fotografia, ma la attraversa: la sua poesia non è didascalia, bensì risonanza. Così, nell’immagine dei migranti, il verso si fa invocazione:
Portami a riva /non lasciarmi annegare
restituendo voce a chi, nel gelo dell’acqua e nell’indifferenza dei notiziari, rischierebbe di restare solo cifra statistica. Le figure che emergono – la bambina di Trangbang, i sopravvissuti ai bombardamenti, le madri che piangono i figli, i migranti del Mediterraneo – non sono “personaggi”, ma epifanie di un dolore universale, incarnazioni della fragilità umana che si fanno simbolo.
Ci volle un istante / e il mondo prese fuoco
scrive Vailati evocando la fotografia che fece il giro del mondo dal Vietnam, trasformando l’istantanea giornalistica in un frammento di epica contemporanea.
La scrittura, alta e sorvegliata, richiama, sì, la tensione morale di Montale e la densità evocativa di Ungaretti, ma non rinuncia a una propria autonomia: il verso è spesso breve, scandito, capace di restituire il ritmo della visione, quasi come se la poesia stessa fosse una sequenza fotografica. Accanto a questa tensione civile emergono squarci di intimità, fenditure dalle quali la voce poetica sussurra
Ho raccolto le tue lacrime /e ne ho fatto memoria
segno di una pietas che non si arresta davanti all’orrore, ma lo trasfigura in atto di custodia.
La “mappa” che si delinea non è soltanto un percorso storico, ma un itinerario etico: il lettore, attraversando i testi, compie un viaggio nella memoria collettiva del Novecento e del nuovo millennio. Come in Szymborska, dove l’ironia sottile apre spiragli di riflessione, o in Tranströmer, dove l’immagine diventa accesso al mistero, così in Vailati l’immagine fotografica diventa pretesto per un attraversamento interiore e insieme varco attraverso cui leggere la storia.
La mappa del dolore si configura dunque come un’opera di poesia e insieme di coscienza civile, in cui la parola diventa strumento di resistenza contro l’oblio. È un libro che richiama il lettore a una responsabilità: quella di osservare e di non distogliere lo sguardo, di ascoltare e di non dimenticare. In questo senso, l’opera di Vailati si pone accanto a quelle voci che, nel Novecento e oltre, hanno fatto della poesia non soltanto un esercizio estetico, ma un luogo di testimonianza e di memoria condivisa.
La mappa del dolore. Riflessioni in versi su trenta fotografie vincitrici del Premio Pulitzer. Ediz. illustrata
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La mappa del dolore


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