La poesia ha celebrato spesso la Pasqua come la più importante delle festività cristiane e ne ha al contempo ricordato l’immenso significato spirituale legato ai temi della rinascita e della rigenerazione.
Nella sera della Domenica di Pasqua di Umberto Saba si pone in parte fuori dal coro rispetto ad altri componimenti sullo stesso argomento, poiché in essa un’aura di turbamento va a instaurarsi sull’atmosfera in apparenza idilliaca che pervade i primi versi.
La scena si svolge al crepuscolo della Domenica di Pasqua, quando Saba cammina con passo lento e meditabondo sulla spiaggia che va verso casa. Tutto intorno è pace, ma la mente corre a Faust e al suo patto scellerato con il diavolo, tanto che gli sembra addirittura di vederlo vagare fra gli ameni campi che lo circondano mentre passeggia. Un’immagine che contrasta fortemente con quella che la precede, e testimonia il dissidio interiore dell’autore, che poi è, in fondo, quello di tutti i poeti.
Analizziamo approfonditamente La sera della Domenica di Pasqua, una lirica sull’insoddisfazione umana che "ruba" lo schema niente meno che a Francesco Petrarca.
“Nella sera della Domenica di Pasqua”: testo della poesia
Solo e pensoso dalla spiaggia i lenti
passi rivolgo alla casa lontana.
È la sera di Pasqua. Una campana
piange dal borgo sui passati eventi.L’aure son miti, son tranquilli i venti
crepuscolari; una dolcezza arcana
piove dal ciel sulla progenie umana,
le passioni sue fa meno ardenti.Obliando, io penso alle legende
di Fausto, che a quest’ora era inseguito
dall’avversario in forma di barbone.E mi par di vederlo, sbigottito
fra i campi, dove ombrosa umida scende
la notte, e lungi muore una canzone.
“Nella sera della Domenica di Pasqua”: parafrasi della poesia
Solo e pensoso dalla spiaggia mi dirigo
a passo lento verso la casa lontana.
È la sera di Pasqua. Dal paese sento il suono
di una campana che sembra un pianto
per quanto successo in passato.L’atmosfera è mite, i venti della sera non soffiano;
una sorta di misteriosa dolcezza
sembra piovere dal cielo sul genere umano,
capace di placarne le passioni.Dimenticando le preoccupazioni di ogni giorno,
mi vengono in mente le leggende
di Fausto, che a quest’ora era inseguito
dal diavolo suo avversario travestito da barbone.E mi sembra di vederlo, inquieto
fra i campi, nel momento del crepuscolo
quando ogni canzone attutisce il proprio suono.
“Nella sera della Domenica di Pasqua”: contenuto della poesia
La sera della Domenica di Pasqua Saba, solo e assorto nei propri pensieri, cammina con passo lento sulla spiaggia per raggiungere casa. Il clima è sereno, i venti non soffiano e pare che dal cielo provenga una sorta di misteriosa dolcezza che investe tutto il genere umano, le cui passioni si placano. Dal paese lontano, tuttavia, il suono di una campana somiglia a un pianto sgorgato per cose passate.
A un certo punto l’atmosfera cambia completamente, discostandosi dall’iniziale serenità. Dimenticando le preoccupazioni tipiche della quotidianità, il pensiero del poeta corre alla leggenda di Faust, che per soddisfare il suo desiderio di conoscenza e restare giovane per sempre non esita a stipulare un patto col diavolo che gli costa la rinuncia a ogni momento di serenità.
Alla fine Saba si immerge totalmente con l’immaginazione nel personaggio reso immortale da Goethe, tanto da avere l’impressione che, nell’ora del crepuscolo, esso vaghi inquieto nei campi inseguito dal suo nemico mascherato da barbone.
“Nella sera della Domenica di Pasqua”: analisi stilistica e significato del componimento
Nella sera della Domenica di Pasqua è un sonetto di chiara ispirazione petrarchesca; l’incipit è simile a Solo et pensoso i più deserti campi, sonetto 35 del Canzoniere del grande poeta toscano.
La scelta non è casuale, né soltanto formale e stilistica, bensì anche contenutistica e umana: come Petrarca, Saba è solo, pensieroso e cammina a passi lenti assorto in un intimo e profondo raccoglimento interiore.
Per quanto riguarda le figure retoriche presenti nel testo, la più frequente è l’enjambement, che ha lo scopo di focalizzare l’attenzione del lettore sui punti chiave della poesia, ovvero il crepuscolo, Faust, la serenità apparente, la malinconia: lenti / passi, una campana / piange, vènti / crepuscolari, dolcezza arcana / piove, alle leggende / di Faust, inseguito / dall’avversario, scende / la notte.
Del tutto funzionali a ciò che la lirica intende trasmettere sono pure le allitterazioni, della S nelle prime due quartine (solo, pensoso, spiaggia, passi, casa, sera, Pasqua, passati, crepuscolari, sulla, passioni), della D, della B e della G nelle terzine (obliando, leggende, barbone, vederlo, sbigottito, dove, ombrosa, umida, scende). Il suono dolce della S serve a rendere la delicatezza del contesto crepuscolare, mentre i suoni più aspri di D, B e G, al contrario, comunicano il turbamento dell’autore.
Ispirato a Petrarca, Nella sera della Domenica di Pasqua è un componimento sulla solitudine e l’insoddisfazione. Esattamente come accade all’antico poeta aretino, anche Saba vive un’intensa crisi personale che neppure l’armonia tutt’intorno riesce a mitigare. Essa traspare dalla simbologia del crepuscolo e dal parallelismo con Faust.
Il crepuscolo è lo sfondo sul quale si costruisce la narrazione di Nella sera della Domenica di Pasqua e, lungi dall’essere un mero elemento della natura, esso si connota invece per il deciso valore simbolico. Il momento della giornata che precede la notte, infatti, sembra il più consono a riflettere lo stato d’animo del poeta triestino, pervaso da un indefinito e costante malessere. Le ombre che avanzano, e che di lì a poco sprofonderanno nell’oscurità il paesaggio circostante, sono le stesse che gli rabbuiano la mente con strani pensieri profondamente intrusivi.
In sintesi il crepuscolo, preludio della notte imminente, rispecchia fedelmente l’inquietudine di Saba.
La tranquillità della sera di Pasqua non placa l’inquietudine del poeta, che si sente simile a Faust, condannato all’insoddisfazione perenne dopo aver stipulato uno sciagurato patto con il diavolo.
Il leggendario dottore e Saba sono entrambi affetti da una sorta di male di vivere che accomuna molti artisti e studiosi. E neppure una piacevole serata di festa riesce a placarlo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Nella sera della Domenica di Pasqua”: la poesia di Umberto Saba tra solitudine e il mito di Faust
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