Miseria e nobiltà
- Autore: Eduardo Scarpetta
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
“Vicienzo m’è pate a me”, la battuta in napoletano stretto richiama alla memoria dei lettori âgé una commedia comica, capolavoro di Eduardo Scarpetta (papà dell’omonimo De Filippo), Miseria e nobiltà, riproposta in versione integrale dalle romane SBS Edizioni (aprile 2025, collana “Raccontando”, 216 pagine), in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Un omaggio alla Regione Campania, ospite d’onore nella prestigiosa rassegna editoriale e allo stesso tempo “una scelta ponderata, consapevole, fuori dagli schemi”, secondo l’editrice Sheyla Bobba. Si tratta del primo testo teatrale nel catalogo SBS Edizioni, in qualche modo “una sfida”. La collocazione nella collana “Raccontando” è arrivata da sé: un testo teatrale “non solo da leggere, da vivere”. Condensa una storia che somiglia a una narrazione, si sviluppa come un romanzo.
È molto più di una commedia:
Eduardo Scarpetta ha consegnato un pezzo di Napoli, una verità universale che ancora oggi parla a tutti. Miseria e nobiltà non sono soltanto due classi sociali, ma due condizioni dell’anima, due facce della stessa medaglia che ancora ci appartengono.
Tantissime le rappresentazioni, soprattutto a teatro, e non è casuale la scelta di affidare l’introduzione del volume ad Antonio Grosso, regista e attore teatrale napoletano che l’ha portata in scena nell’ultimo decennio.
Dal 1888, si rinnovano le riduzioni anche a cinema e in televisione, a cominciare da un muto del 1914, andato perduto a parte qualche foto, con lo stesso Scarpetta nei panni striminziti dell’affamato Felice Sciosciammocca e poi in quelli vistosamente eleganti del sedicente principe di Casador. Celebre tra le versioni televisive quella di De Filippo, trasmessa in prima nazionale RAI il 30 dicembre 1955, in diretta dal Teatro Odeon di Milano. Segnava il debutto sul piccolo schermo dell’indimenticabile Eduardo, che volle farla precedere e seguire dalla presentazione del figlio Luca, allora di soli sette anni, esordiente sulle scene nel ruolo di Peppiniello, il giovanissimo cameriere che pronuncia l’iconica battuta ricordata sopra. Lo stesso De Filippo aveva interpretato quella parte da bambino, nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta.
Non ricordo nessuna versione teatrale, ma ho rivisto da poco quella cinematografica del 1954 per la regia di Mario Mattoli, tra i capolavori del cinema italiano, interpretata da uno strepitoso Totò, e altri attori e attrici di valore, a cominciare da Sophia Loren.
Lo squattrinato scrivano ambulante Felice Sciosciammocca, l’altrettanto indigente amico Pasquale e famiglia vengono rifocillati dal marchesino Eugenio e incaricati di fingersi, con l’abbigliamento fin troppo elegante adatto, i parenti altolocati del giovane nobile, che aspira con questo stratagemma a ottenere la mano di Gemma, bella e seria ballerina figlia di un ex cuoco che ha ereditato una fortuna. Le situazioni, gli intrecci e gli equivoci che si propongono a ogni passo in scena o sullo schermo creano situazioni esilaranti e strappano risate sincere. Totò aggiunge alle battute del testo teatrale improvvisazioni brillanti, giochi di parole e momenti di comicità irresistibile.
Grosso rileva che Scarpetta non si è limitato a scrivere una commedia: ha dipinto un affresco senza tempo della società del suo tempo, a cavallo del Novecento, tratteggiando con ironia la condizione umana nell’eterna altalena tra miseria e nobiltà.
I suoi personaggi non sono solo maschere di un’epoca, ma archetipi universali. Dietro le risate, si cela sempre un frammento di verità, un’ombra di riflessione.
Con una scrittura fluida, li fa vivere e muoversi con naturalezza. Escono dal copione, quasi appartenessero alla vita stessa.
La commedia riprodotta nel libro SBS è articolata in tre atti, ripartiti in 7, 8, 10 scene ciascuno. Le battute in napoletano - più ostico per tanti di quello recitato nel film del 1954 - non hanno una traduzione in italiano, che snaturerebbe l’autenticità delle espressioni e raddoppierebbe le pagine. La pubblicazione risulta comunque un’iniziativa interessante, a un prezzo accessibile.
Eduardo Scarpetta nacque a Napoli nel 1853. Attore comico di talento, ha capeggiato compagnie proprie e si è rivelato anche un autore di talento, capace d’incidere sulla tradizione e d’innovare la commedia napoletana, lanciandola verso il Novecento. Cresciuto in un ambiente modesto, cominciò a recitare nella compagnia di Petito, uno degli ultimi grandi interpreti di Pulcinella, che affiancò col suo protagonista più celebre, don Feliciello Sciosciammocca, nato quindi come “maschera” e ispirato dalla realtà quotidiana. Il successo delle sue opere fu immediato e travolgente: decine di commedie, adattate e messe in scena dalle compagini teatrali più acclamate dell’epoca, nei teatri gremiti di Napoli e in tutta Italia.
Storico il processo che lo oppose a Gabriele D’Annunzio, irritato per la parodia satirica del suo dramma La figlia di Iorio. Una vertenza non breve, vinta da Scarpetta all’insegna del primato della libertà artistica e simbolo del confronto tra la cultura popolare e quella “alta”, ufficiale.
Usciva dalle righe anche nella vita privata: manteneva una famiglia numerosa, allargata e variamente articolata, in modo irrituale. Nove figli, tra i quali Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, riconosciuti solo dalla madre, nipote della moglie di Scarpetta e future colonne del teatro italiano.
È morto a Napoli il 29 novembre 1925, ma continua a vivere nel suo teatro di popolo, in cui l’immediatezza della battuta si unisce alla profondità del contenuto. Tuttora, le sue commedie vengono rappresentate, per la capacità di far ridere rimasta intatta. “Il nome è sinonimo di genialità, ironia e talento puro”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Miseria e nobiltà


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