- Autore: David Sedaris
- Genere: Libri da ridere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2004
Me parlare bello un giorno (Mondadori, 2004, trad. di Matteo Colombo) è molto più di una semplice raccolta di saggi umoristici: è un’autobiografia frammentata, feroce e irresistibilmente comica, che trasforma il disagio, l’imbarazzo e la crudeltà quotidiana in materia letteraria di prim’ordine. In questo libro, David Sedaris mette in scena se stesso come personaggio centrale di una commedia umana fatta di famiglia, lingua, identità e fallimento, dimostrando come il ridicolo possa diventare uno strumento di conoscenza profonda.
Il volume si apre con un’immersione nell’infanzia dell’autore, un’infanzia che per eccentricità e potenziale narrativo non ha nulla da invidiare alle grandi famiglie letterarie della memoria americana. I Sedaris sono un nucleo affettivo e disfunzionale insieme, capace di crudeltà elaborate e scherzi diabolici. Il padre Lou, uomo pratico e impenetrabile, riceve per anni al telefono proposte di matrimonio da una misteriosa “signora Midland”, salvo scoprire molto più tardi che quella voce seducente apparteneva in realtà alla figlia dodicenne Amy. La madre, appena dopo aver fatto sopprimere l’amato gatto di famiglia, viene sadicamente tormentata dai figli con la falsa notizia di una miracolosa cura per la leucemia felina, in un gioco crudele che Sedaris racconta senza attenuanti, ma con una lucidità che non cerca mai assoluzioni.
Questa capacità di osservare la propria famiglia (e se stesso) con uno sguardo impietoso è uno dei grandi punti di forza del libro. Sedaris non cerca empatia facile ma espone i fatti, li lascia sedimentare e affida al lettore il compito di ridere e allo stesso tempo di provare un disagio sottile. È un umorismo che nasce dalla vergogna e dall’inadeguatezza, non dalla battuta fine a se stessa.
La seconda anima del libro emerge con forza nei saggi dedicati all’età adulta e all’esperienza dell’espatrio, in particolare durante il soggiorno a Parigi. Qui il protagonista combatte una guerra quotidiana con la lingua francese; iscriversi a un corso diventa un percorso di umiliazione sistematica, e l’assegnazione del genere grammaticale agli oggetti inanimati assume contorni quasi metafisici. Sedaris trasforma la frustrazione linguistica in un discorso più ampio sull’identità e sul sentirsi eternamente fuori posto. Il culmine arriva quando l’insegnante, sadica e inflessibile, gli rivolge la frase più chiaramente compresa in lingua francese: “Ogni giorno passato con te è come un taglio cesareo”. In quel momento, l’apprendimento linguistico coincide con la piena comprensione dell’insulto.
Tra un episodio e l’altro, l’autore elenca le sue idiosincrasie moderne: il divieto di fumo nei ristoranti di New York, l’ossessione delle aziende per i siti web pubblicizzati negli spot televisivi, piccoli dilemmi scatologici che nella maggior parte delle famiglie resterebbero indicibili. Nulla è troppo banale o troppo scomodo per diventare racconto.
Il successo di Sedaris nasce anche dalla sua voce, affinata negli anni come saggista e performer radiofonico diventata celebre con il monologo “Santaland Diaries”. In Me parlare bello un giorno questa voce raggiunge una maturità impressionante, sarcastica, affilata, ma capace di improvvisi momenti di vulnerabilità autentica.
Divertente, malizioso e sorprendentemente umano, il libro conferma David Sedaris come uno dei grandi umoristi contemporanei. La sua comicità non consola, mette a nudo. Ed è proprio in questa spietata onestà che risiede la sua forza letteraria.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Me parlare bello un giorno
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