Libertà colpevole
- Autore: Jean-Yves Le Borgne
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Carbonio editore
- Anno di pubblicazione: 2025
La passività con cui i tre quarti della popolazione occidentalizzata subisce la dittatura capitalista in vigore, sgomenta più delle strategie attraverso le quali i re del mondo (R. Guènon) garantiscono se stessi e il loro potere. Lo scriveva Pasolini, all’alba della deriva democratica:
Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni.
Tiriamo avanti da gregge in un mondo appiattito sulle coordinate mistificatorie di libertà e benessere, e l’utopia-negativa di alcuni capisaldi della fantascienza sociale è divenuta cronaca di un presente oppresso e alienato. Dietro ideologie e modus vivendi da Truman Show si celano espressioni politiche prevaricanti, in parallelo al piano di imposizione tecnologica su vasta scala. Una tecnocrazia sempre più invasiva, sempre più disumana-disumanizzante. Per dirla con le parole apocalittiche di The future di Cohen: “Il futuro l’ho veduto: è solo nero”.
Libertà colpevole (Carbonio editore, 2025, trad. di Francesca Bononi) dell’avvocato penalista Jean-Yves Le Borgne (tra i più noti della Francia) rivela i rischi di un futuro (presente) cui va incontro una società dove la libertà individuale è immolata sul falso altare del benessere e della “pace terrificante” (De Andrè). In una Francia-mondo dove il mantenimento della sicurezza prevale sul legittimo desiderio di libertà, Le Borgne firma il suo primo solido romanzo, divaricato su coordinate filosofiche da un lato e la tensione del thriller politico-esistenziale dall’altro.
La trama (apparente) in breve: in un futuro (che è a un soffio dell’essere ora e qui) i diktat di ordine e disciplina sembrerebbero assicurare ecumeniche pace e prosperità alla popolazione. Thèo – professore associato alla Sorbona – confida nella buona fede del sistema, convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili. Tutto gli va abbastanza liscio fin quando non decide di avviare la procedura di “coniugalizzazione” con Léa: reiterati interrogatori e l’impressione strisciante di essere sotto controllo gli insinuano una crescente inquietudine, uno stato di disagio mai sperimentato prima. Assecondando un impulso interiore pianificherà (?) una fuga rivelatasi al contempo confronto col proprio sé e anelito di libertà. A garanzia della suspense il finale è irrivelabile, vi dico soltanto che il sotto-testo non smentisce l’impalcatura politica del romanzo.
L’estratto che segue è corollario esemplare alle note (dolenti) sulla passività generalizzata espresse in apertura di articolo. Si trova a pagina 21 del romanzo:
Quello che rassicurava Théo era il fatto di non capire contro cosa avrebbe potuto indirizzare la rabbia che temeva potesse emergere all’improvviso dentro di lui. Con il tempo, il potere si era talmente disincarnato che sarebbe stato difficile identificare l’autore di una data decisione. Il velo di mistero steso all’origine della costrizione insita in ogni ordine rendeva impossibile individuare il responsabile di un malcontento. Le persone non erano certo diventate più miti o tolleranti, ma l’incapacità di designare i responsabili delle proprie frustrazioni aveva progressivamente reso impossibile ogni confronto. La politica non rimandava più a dei volti, e questo aveva portato alla scomparsa di ogni controversia. Senza che nessuno se ne accorgesse il conflitto, il conflitto aveva cessato di interessare la scena pubblica. Gli scontri di un tempo, di cui alcuni anziani conservavano un vago ricordo, rasentavano sempre più una forma di follia che non sarebbe mai più tornata.
Sorretto da una prosa speculativa (il romanzo riflette su temi quali legge di Stato, senso di colpa, limiti della libertà individuale), e dal clima fanta-thrilling della trama, Libertà colpevole agevola considerazioni sui pericoli dati dall’iper-controllo sociale e dai mistificatori piani di pace con cui lo si giustifica. Un romanzo intelligente che illumina una realtà che non vogliamo (sappiamo) vedere.
Libertà colpevole
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