Lessico familiare di Natalia Ginzburg. Analisi del libro (Lecturae.it, 2025) è un testo di Tommaso Rossi che analizza il titolo più celebre dell’amatissima scrittrice.
Natalia Ginzburg scrisse questo libro per dare forma a uno stile che non aveva mai adottato e mettere insieme autobiografia e narrazione libera. Nessuno scritto può essere pura verità, perché comporre un romanzo scrivendo la realtà è già finzione, altrimenti non sarebbe un esercizio artistico, ma la lista della spesa.
Scritto in prima persona, in Lessico familiare la Ginzburg si mette al servizio della trama del libro, e resta nello sfondo, timida. Solo verso la fine parla di sé stessa. Il nucleo originario è la famiglia Levi, il nome da ragazza di Natalia. Il padre, professore universitario e scienziato di anatomia, si chiamava Giuseppe Levi ed era a capo di questa famiglia dell’alta borghesia di Torino. Ginzburg mette in rilievo il carattere nervoso del genitore, un pater familias esigente e poco propenso ad abbracciare i figli o essere troppo gentile con la moglie. Ebreo, manteneva alcuni riti, pur essendo laico e lontano dalle tradizioni israelitiche.
La moglie, Lidia Tanzi Levi, era di Milano e cattolica. Era una donna comprensiva, che prendeva sempre le parti dei figli - e ne aveva ben cinque: tre maschi e due femmine. La più giovane era Natalia. La signora Levi non aveva un grande trasporto verso l’ultima nata: timida lettrice e brava studentessa, non era propensa verso le debolezze della madre. I pettegolezzi poco molesti, una grande passione per i vestiti, parlava volentieri con l’altra figlia, Paola Levi, più grande della Ginzburg, donna fattiva ma elegante e non certo ritrosa come la sorella. I tre Levi maschi sono figli studiosi e attenti a quello che dice il padre; i primi due, Gino e Mario Levi, parlavano dell’antisemitismo sempre più becero. Mario sposò Jeanne Modigliani, la figlia del famoso pittore. Il terzogenito Alberto Levi era quello meno studioso, meno affascinato del carisma del padre.
In realtà, il padre non poteva più lavorare, le restrizioni divenivano sempre più aspre, fino alle leggi razziali del 1938, tra le pagine più nere nella storia italiana, prima della Seconda Guerra mondiale. Iniziarono le deportazioni nei blindati verso Birkenau e Auschwitz, e Natalia ora parla della sua famiglia nel romanzo. Leone Ginzburg, nel 1944, fu torturato in carcere perché antifascista e morì nello stesso anno. Spesso si dimentica che la guerra accanto a Hitler proseguì con l’appoggio di Mussolini, con la repubblica di Salò, mentre il centro-sud era libero, con l’arrivo degli americani e degli inglesi.
Ma in Lessico familiare le vicende storiche sono accennate e c’è il dolore per la morte del marito. Natalia Levi restò fino alla fine col nome del marito torturato e ucciso, Natalia Ginzburg.
Nel libro la scrittrice arriva fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Lavorò da Einaudi a Torino e come collega aveva Cesare Pavese, che si tolse la vita nel 1950. La morte di Pavese fu per la scrittrice la fine degli ideali della Resistenza. Il libro fu scritto agli inizi degli anni Sessanta e vinse il Premio Strega nel 1963. Lo stile del romanzo non ha tracce di sperimentalismo linguistico; la sua è una lingua piana, semplice, ma raffinata. I verbi sono tutti all’imperfetto passato. Tommaso Rossi analizza l’analisi del libro fino al riassunto della trama, che molti lettori conoscono alla perfezione.
L’autrice scrisse moltissimi romanzi, racconti, saggi , spesso cose migliori del libro premiato allo Strega. Ma la Ginzburg finora è la scrittrice di un "solo libro", per l’appunto Lessico familiare.
- Autore: Tommaso Rossi
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lessico familiare di Natalia Ginzburg. Analisi del libro
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