- Autore: Enrico Caviglia
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2026
All’inizio di novembre del 1917, una settimana dopo il disastro di Caporetto e prima di attestarsi sul Piave, Cadorna aveva pressoché invitato il Governo regio a chiedere l’armistizio alle potenze centrali, ad accettare la vittoria austro-tedesca. Lo rivela e non oggi (perché la prima edizione apparve già nel 1935) un collega del comandante supremo del Regio Esercito, il gen. Enrico Caviglia, autore di un saggio sulla resistenza e l’offensiva decisiva dal fiume sacro, Le tre battaglie del Piave, riproposto quest’anno da Mursia, nell’eccellente collana “Testimonianze fra cronaca e storia 1914-1918 Prima guerra mondiale” (febbraio 2026, 344 pagine). Non contiene illustrazioni, ma quattro mappe online, disponibili cliccando sul QR Code presente nella pagina di gerenza prima degli Indici.
Caviglia (1862-1945), ligure di Finale, oggi in provincia di Savona, è stato uno dei più importanti generali italiani della Prima Guerra mondiale, protagonista delle operazioni sul fronte del Piave, dal novembre 1917 a fine ottobre 1918, dopo avere protetto alla testa del XXIV Corpo (già condotto alla vittoria sulla Bainsizza), la ritirata della III Armata dal Carso triestino. In precedenza, conclusi gli studi nell’Accademia militare di Torino e avviata la carriera come ufficiale d’artiglieria, aveva combatto in Eritrea, Adua compresa, ed era stato addetto nell’Ambasciata italiana di Tokio, durante la guerra russo-giapponese. Lasciò l’incarico di vicedirettore dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, per partecipare all’intero primo conflitto mondiale sul fronte austriaco, avviato da colonnello. Tra la Grande Guerra e l’avvento del fascismo, fu senatore e per un breve periodo ministro della guerra, nel governo Orlando. Comandò le truppe che ripresero Fiume, sgombrando con le cattive D’Annunzio e i suoi legionari. Non fascista, dopo una fredda adesione iniziale si tenne in disparte, pur nominato maresciallo d’Italia e avendo ottenuto dal re il Collare dell’Annunziata. Fece valere il suo prestigio militare trattando con i Tedeschi la resa di Roma dopo i combattimenti seguiti all’armistizio dell’8 settembre 1943, prima di ritirarsi a vita privata in Liguria.
È stato, come si è detto, tra i più importanti generali italiani nel 1915-18, certamente il più innovativo, convinto dei vantaggi della manovra sul campo, pur costretto suo malgrado e con sofferenza personale a decimare vanamente i reparti contro le difese austroungariche insuperabili, eseguendo gli ordini del Comando Supremo di offensiva frontale ad ogni costo. Colse le opportunità di allargare i suoi uomini sul terreno, tutte le volte che gli si rese possibile manovrare, con aggiramenti e superamenti, senza intestardirsi nel cozzare contro gli ostacoli nemici. E questo, tanto all’offensiva (Piave, ottobre 1918 e l’anno prima Altopiano della Bainsizza, XI battaglia dell’Isonzo, estate 1917) che nella ritirata in autunno dalle linee carsico-isontine nel Friuli.
Potremmo considerarlo anche l’anti Cadorna (fermo al cocciuto “attacco frontale e ammaestramento tattico”, per logorare l’avversario), parafrasando il noto saggio di Pier Paolo Cervone, Enrico Caviglia l’anti Badoglio (Mursia, 1992). Il giornalista e storico di Finale Ligure sottolineava la rivalità del concittadino con il maresciallo piemontese, a metà del secondo conflitto mondiale. Caviglia rischiò di ricevere il pesante incarico di capo del Governo dopo l’arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943, ma il re preferì Badoglio. Straordinaria e ancora studiata la decisiva “manovra diagonale”, da lui ordinata alla VIII Armata, una volta attraversato il Piave, il 28 e 29 ottobre 1918.
In questo saggio, in cui dettaglia le tre battaglie sul fiume (quella d’arresto nel novembre 1917, la resistenza all’offensiva austroungarica tra il 15 e il 24 giugno 1918 e infine la riscossa di Vittorio Veneto), si sofferma sulla sua direttiva di avanzare in profondità, “niente fortificare, niente teste di ponte”, evitando attacchi frontali contro le resistenze nemiche e non fermandosi a consolidare le linee. In pratica, trasformava la tattica innovativa delle truppe d’assalto, gli arditi, in una strategia offensiva campale. Aggiramento e infiltrazione, scavalcare le difese senza affrontarle, penetrare alle spalle e ai fianchi, sfruttando lo slancio iniziale delle truppe per costringere gli austroungarici alla ritirata disordinata e continua, anziché ingaggiare battaglie di esaurimento sul posto.
La sera del 27 ottobre 1918, al comando della forte VIII Armata a Nervesa, notato che la piena del Piave e l’artiglieria austriaca distruggevano i ponti di barche, impedendo il passaggio, decise di scendere a valle, alle Grave di Papadopoli, per usare i ponti gettati dalla X Armata del generale britannico Lord Cavan. Raggiunta la testa di ponte inglese sulla sinistra fiume, le sue divisioni deviarono lateralmente verso nord. Presero alle spalle e di fianco gli austriaci a Nervesa e correndo con truppe mobili, cavalleria e autoblindo verso Vittorio Veneto, separarono le armate nemiche del Piave e del Grappa-Altipiani, vincendo la guerra in poche ore. Vienna venne costretta all’armistizio, a riconoscere la resa, come a parti invertite aveva ipotizzato Cadorna per l’Italia battuta nell’Alto Isonzo. Il 3 novembre 1917, constatato vano attestarsi sul Tagliamento, aveva adombrato provvedimenti governativi interpretati come la proposta di trattare col nemico. Il generalissimo venne sostituito il 9 novembre da Diaz.
Tuttavia, Caviglia è generoso col superiore di Pallanza (deceduto nel 1928), gli riconosce di avere affrontato a testa alta la fortuna avversa.
Ritirò l’esercito dietro al Piave; scelse la nuova fronte difensiva con la completa conoscenza dei suoi caratteri strategici e tattici; schierò con rapidità e precisione le nostre rimanenti forze sulle nuove posizioni. Questo fu il suo capolavoro.
La situazione dell’Esercito italiano, pur duramente indebolito e inferiore in forze al nemico, era recuperabile, migliore di un mese prima sull’Isonzo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le tre battaglie del Piave
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