- Autore: Alessandro Bergonzini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788868106508
Viva i romanzi storici come questo, che racconta vicende autentiche tinteggiandole per esigenze narrative con intrighi internazionali rinascimentali, tradimenti, patti mantenuti e violati, accennando a obiettivi leciti e scopi inconfessabili, spionaggio e guerre divampate o sventate. L’emiliano Alessandro Bergonzini si è già cimentato con la materia sopra detta in Machina (Damster, 2022), prima di proporre ai lettori questo testo largo, arioso, quasi interminabile ma scorrevole, avvincente per i continui spunti d’interesse suggeriti: Le terre di mezzo. Inter Caetera, le bolle del papa, pubblicato sempre nella collana “I Gialli Damster” (ottobre 2025, 492 pagine).
Le presentazioni le fa lo stesso commercialista, giurista, scrittore, nel suo sito. Natali a Modena, 1967, residenza in provincia, a Camposanto. Conclusi gli studi superiori nel 1986, dopo tre mesi a Londra in un ufficio di cambio nei pressi di Victoria Station si è iscritto alla facoltà di economia di Modena e ha svolto la leva nell’Esercito. Al 1990 risale l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista, con esperienze in materia tributaria, societaria, fallimentare, revisione dei conti, oltre a consulenze per il Tribunale di Modena. L’interesse letterario dell’infanzia si è riacceso nel nuovo millennio, aprendo ai primi esperimenti di scrittura, mediati dalla lettura di saggi sul Rinascimento. Hanno prodotto la stesura di sei capitoli di un romanzo nel cassetto, Nel giardino della Salamandra, ambientato nell’Europa del 1500, interrotta nel 2003 da nuovi studi universitari: giurisprudenza. Dopo la laurea, il 2009 ha visto la ripresa di quel primo titolo, pubblicato anni dopo. Le Terre di Mezzo è il quarto, scritto nel tempo libero, con tanta pazienza e sopportazione dei suoi cari, dai quali si separa, di tanto in tanto, trasportato “dalla fantasia in un mondo che non c’è più”.
L’ampia vicenda narrata - tanto vasta da coprire se vogliamo l’intero orbe terracqueo, visto che vi si parla molto di navigatori, spedizioni, scoperte - gira intorno alla spartizione tra Spagna e Portogallo del mondo ancora sconosciuto, nel XV secolo. Figurano trattati internazionali tra i Regni iberico e lusitano, arbitrati papali - in Vaticano sedeva uno spagnolo, Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia - e solenni bolle pontificie di demarcazione geopolitica. Si badi che per mondo conosciuto vanno intese eventuali nuove terre scoperte negli oceani e nuove vie marittime di comunicazione aperte, in questo caso doppiando il Capo delle Tempeste, ribattezzato di Buona Speranza, nelle acque del Sudafrica. Pensate alle ricadute negative, a danno del Mediterraneo, della possibilità fino ad allora inesplorata di unire direttamente l’Oriente all’Europa atlantica, con una sola rotta, per quanto lunga, attraverso due oceani. Il Mare Nostrum non era più transito obbligato, i traffici non erano più costretti anche all’estenuante percorso terrestre dal Cipango a Venezia, per portare i tesori alimentari e le sete nel cuore del vecchio continente. Spagna e Portogallo guadagnavano a questo punto una titolarità inedita su quei commerci, ma c’era chi la perdeva, soprattutto la Repubblica di Venezia e gli Ottomani. I loro battelli non servivano più, i floridi dazi diventavano un ricordo.
Tutto per merito o per colpa di un genovese (la seconda delle due, a sentire i borbottii nelle calli), Cristoforo Colombo, che aveva messo piede sulle isole di un nuovo continente, intermedio tra l’Europa l’Africa e l’Oriente. Tanto ci riporta alla trama. Di ritorno dal primo viaggio nei Caraibi, il futuro almirante mayor è stato costretto da una tempesta ad approdare in Portogallo, dove ha preso contatto con il re Giovanni II. Solo dopo diversi giorni e una sosta a Faro, si è ripresentato dai sovrani di Castiglia e Leon che avevano finanziato la sua spedizione per buscar l’Oriente facendo vela verso Occidente. Si apre un contenzioso tra confinanti nella penisola iberica, che rivendicano ciascuno per sé la sovranità sulle nuove terre. I lusitani in virtù di un trattato recente, gli spagnoli per diritto di armamento della spedizione colombiana. La soluzione dirimente viene affidata al giudizio del papa e Alessandro VI decide, con tre bolle in stretta sequenza.
Tosco Martini, cardinale francese ma di educazione italiana, sa bene che il Borgia non farebbe niente senza ricavare un enorme tornaconto per sé. Capisce e teme che la sua scelta possa scatenare un conflitto tra due Regni cattolici ed è costretto a incaricarsi di evitarlo, ricorrendo a ogni mezzo, diplomatico, politico, spionistico, per assolvere al mandato di mediazione tra cristiani, assegnatogli dal pontefice precedente Innocenzo VIII.
Conta 492 pagine questo romanzo, la cui trama si collega al 1492, anno domini fatale, con la scoperta a ottobre. Bene, una delle curiosità in queste pagine è il sospetto che la scoperta dell’America potrebbe retrodatare al 1490 o 1491, ancora sotto papa Innocenzo.
In San Pietro, l’unica tomba traslata dalla vecchia basilica costantiniana nella nuova michelangiolesca è quella del papa ligure e reca una lapide particolare:
nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta del nuovo mondo.
Lo storico Guicciardini (1483-1540) scrive che “maravigliosa” è stata la navigazione degli spagnoli, cominciata l’anno 1490. Panvinio (1530-1568), studioso della corte pontificia, riferendosi a Innocenzo VIII, annota che occorsero altre grandi cose, quasi alla fine del suo pontificato,
la maggiore a memoria d’uomini, per cui Cristoforo Colombo scopri il mondo nuovo.
De Oviedo ha vergato che Colombo scoprì le Indie nell’anno 1491. E nel contratto stipulato dal navigatore genovese con i sovrani spagnoli c’è scritto “raggiungere le Indie che ha scoperto”. Il verbo è al passato.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le terre di mezzo. Inter Caetera, le bolle del papa
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