Le grandi battaglie dei Savoia
- Autore: Pier Giorgio Viberti
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
Da sempre una dinastia guerriera, quella sabauda, un po’ per vocazione, un po’ per forza, visti i conflitti ai quali dovette periodicamente partecipare, “quasi senza soluzione di continuità”, sottolinea il prof. Pier Giorgio Viberti, autore per Capricorno di un saggio illustratissimo, Le grandi battaglie dei Savoia (Torino, ottobre 2024, 176 pagine).
È uno dei testi di contenuto storico dell’insegnante emerito di lettere a Torino, originario di Fossano nel Cuneese (1950), autore anche di libri di grammatica ed editoria scolastica, da quando, nell’ultimo quarto di secolo, ha affiancato la scrittura alla docenza negli istituti superiori del capoluogo piemontese, dove si è trasferito giovanissimo.
La copertina riproduce a colori vivacissimi un dettaglio della battaglia di San Martino, del 24 giugno 1859, olio su tela di Pietro Comba, conservato nel Museo del Risorgimento di Genova. Tuttavia, potrebbe portare chi l’osservasse distrattamente a ritenere limitato al periodo risorgimentale il contenuto di questo saggio storico, che invece copre un arco di tempo plurisecolare di Casa Savoia. Se finisce infatti proprio con la seconda guerra d’indipendenza, prende le mosse dal conflitto tra la Spagna e la Francia nel XVI secolo.
La battaglia di San Quintino in Piccardia vide il trionfo nell’agosto 1557 delle truppe dell’impero di Spagna e piemontesi, guidate dal duca sabaudo Emanuele Filiberto, Testa di Ferro. Lo scontro vittorioso avrebbe aperto la strada verso Parigi, se Filippo II non avesse avuto altri progetti, che lo portarono alla pace di Cateau-Cambrésis, due anni dopo. Il successo militare assicurò comunque ai Savoia la restituzione e il consolidamento dei propri territori. Da allora, sotto le Alpi occidentali fu tutta un’altra storia, quella su cui si sofferma Viberti, in questo bel volume. Nel sommario: armamenti e tattiche di combattimento; l’organizzazione militare dello stato sabaudo; la battaglia di San Quintino; le battaglie di Vittorio Amedeo II; la battaglia dell’Assietta; le battaglie di Carlo Alberto; le battaglie di Vittorio Emanuele II.
Per l’autore, “porre sotto una lente d’ingrandimento” le imprese militari dei Savoia vuol dire mettere a fuoco momenti cruciali dell’ascesa di questa casata dalle modeste origini feudali, in un angolo remoto tra le Alpi, che è riuscita a portare a termine la costruzione dell’unità nazionale. E significa inoltre fare luce da una prospettiva particolare: le giornate in armi decisive dei combattenti ed eserciti prima savoiardi, poi ducali, alla fine piemontesi del Regno di Sardegna.
Il periodo in oggetto parte, si è detto, dalla rinascita del Ducato a opera di Emanuele Filiberto e si conclude col trattato di Villafranca del 1859. Gli eventi bellici successivi non furono guerre dei Savoia, ma dell’Italia unita (o quasi, nel caso della campagna anti papalina in Umbria e nelle Marche nel 1860, con la battaglia di Castelfidardo). Inoltre, sotto esame solo le grandi battaglie, quindi non tutte e nemmeno la maggior parte, altrimenti il lavoro sarebbe ridondante, perderebbe efficacia.
La tappa di partenza del libro guarda lo scontro tra i sovrani di Parigi e Madrid per il predominio in Europa, a metà del Cinquecento. Le guerre si svolsero in Italia, almeno nella fase iniziale, e il Piemonte era passaggio obbligato per le armate transalpine che andavano ad affrontare in Lombardia gli eserciti spagnoli. Un momento difficile per il Ducato di Savoia, schiacciato fra i contendenti e campo di battaglia continentale. La geografia non permetteva una neutralità: o Francia, che scendeva dalle valli alpine, o Spagna, che premeva dalle pianure lombarde. L’alleanza con l’una delle due significava automaticamente il conflitto con l’altra. Tuttavia seppe uscirne addirittura rafforzato, per merito di Emanuele Filiberto, che portò tra l’altro la capitale da Chambéry a Torino e legò “in maniera definitiva il futuro della sua dinastia alla storia italiana”.
Nei secoli successivi, ammainati i vessilli dei Tercios con l’uscita di scena della Spagna dall’Italia del Nord, si affacciarono in Lombardia gli Asburgo d’Austria, a rinfocolare il duello con la Francia. Solo la resistenza opposta da Torino all’assedio francese nel 1706 permise a Vittorio Amedeo II di restare al potere e salvare la dinastia. Pochi decenni avanti, i combattenti del Regno sardo brillarono nella guerra di successione austriaca, regnante Carlo Emanuele III, quando inflissero una durissima sconfitta ai francesi sul colle dell’Assietta (1747). Lo stato di conflitto quasi permanente del Piemonte nel Seicento-Settecento e l’esperienza militare acquisita ne fecero l’entità italiana più agguerrita. I suoi eserciti erano rispettati dalle maggiori potenze d’Europa, anche se non ressero alla superiorità strategica di Napoleone e cedettero al genio dell’allora giovane generale corso senza opporre grande resistenza.
La militanza di numerosi italiani nell’esercito napoleonico contribui dopo a diffondere le nuove idee liberali, democratiche e patriottiche e, quando la grande rivoluzione europea del 1848 per gli Statuti di libertà popolare incendiò l’Europa, l’Italia fu scossa da una serie di sollevazioni, che misero a dura prova il dominio austriaco, tanto più che a sostenerle entrò in guerra il piccolo agguerrito Regno di Carlo Alberto. Il figlio completò l’opera.
A cosa si deve la diversità, la bellicosità, il distinguersi delle armate sabaude? A quella che gli studiosi hanno chiamato “l’eccezione militare del Piemonte”. Dal Settecento, lo Stato sabaudo si dotò di un’organizzazione militare forte ed efficiente, al contrario di quanto avvenne nel resto della penisola. È giustificato, pertanto, un paragone del Piemonte con la Prussia, sebbene in scala ridotta.
Le grandi battaglie dei Savoia
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