- Autore: Marina Zucchelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Rizzoli
- Anno di pubblicazione: 2026
Latte (Rizzoli, 2026) è il romanzo d’esordio di Marina Zucchelli, autrice televisiva soprattutto di documentari. Ed è proprio per aver conosciuto e intervistato una delle ultime balie ciociare (come l’autrice), Ida Lattavo, che Marina Zucchelli ha compreso meglio il lavoro che aveva iniziato per scrivere questo romanzo: voleva porre in evidenza le figure di queste donne che lasciavano coniuge, figli e affetti per trasferirsi in una casa ad allattare e curare i neonati.
L’autrice ha posto in evidenza queste gran figure di donne che fino agli anni Sessanta del secolo scorso hanno caratterizzato un’epoca, una tradizione, un comportamento sociale molto diffuso.
Siamo nella Bologna del 1959. In una grande casa di campagna ci sono due donne: Olimpia, borghese, istruita e moderna ma molto docile alla civiltà che la vuole sposa con figli, e Ada, giunta nella casa dalla Ciociaria (esattamente da Pofi), ragazza del popolo, la quale lasciò la vita domestica piena di miseria, ma anche di modeste felicità, per fare da balia al figlio di Olimpia.
Tutto il romanzo, scritto con passione, attenzione, ricco di particolari, è la storia di queste due donne: i loro pensieri, le loro aspirazioni, il porre a confronto i loro corpi - quello forte, vitale, sano di Ada e quello fragile di Olimpia, che medita e cerca di riconoscersi nella neo maternità, e il suo apprendere da Ada il modo in cui dovrà gestire il figlio, una volta che la balia, terminato il contratto, tornerà al suo paese. Nella casa vive anche la domestica storica, Carolina, la quale ha cresciuto Olimpia e che, non assiduamente presente, capta, con forse un senso di invidia, l’energia che scorre tra le due protagoniste.
Latte è un romanzo molto forte, che ci fa comprendere, e bene, due tipi di maternità: quella reale e quella di latte. Marina Zucchelli è magistrale a descriverci fatti, situazioni di vita domestica, ma anche momenti di dubbio in cui Ada ha nostalgia della sua famiglia, dei sui figli, del coniuge. Ma l’autrice è stata molto brava anche a porre nel romanzo una terza colonna, oserei dire, che è la storia di Pietro, un bambino nato nel 1930 e abbandonato dalla madre nel brefotrofio di Roma, ubicato a Monte Verde, esattamente a via Nicola Fabrizi, a due passi da una delle parti storiche della Città Eterna che ricordano la Repubblica Romana del 1849. E anche qui l’autrice è bravissima a intervallare la storia di Pietro, delle sue svariate madri affidatarie, con la storia profonda di Olimpia e di Ada. Questo è un romanzo da leggere per comprendere, ed al meglio, la situazione di queste donne che hanno tirato su intere generazioni; poi, con l’inizio della produzione del latte per neonati, il loro nobilissimo lavoro è andato sempre più scemando, per poi scomparire.
Due corpi di donne. Due madri: una di latte, una di sangue. Due voci sincere e spiazzanti. Un esordio intenso e commovente che racconta l’esperienza assoluta e feroce della famiglia.
Da queste parole, tratte dalla quarta di copertina, viene perfettamente riassunto tutto il romanzo.
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Un libro perfetto per...
a chi vuole apprezzare la situazione sociale di queste donne, le balie, che hanno caratterizzato la nostra vita fino agli anni ’60 del secolo scorso
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Latte
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