La tabacchiera dell’Imperiale
- Autore: Federico Focher
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
A spasso in Valpiana, confine trentino tra Italia e Austria oltre cento anni fa, rilievi dal vivo per una tesi di laurea in storia. Il ritrovamento causale, in una pietraia, di una scatoletta sporca di terra e ammaccata, vuota, l’interno in argento, con incisioni a caratteri gotici. Federico Focher, biologo e saggista scientifico lombardo, è al debutto narrativo con La tabacchiera dell’Imperiale, novità Il Prato Publishing d’autunno (Saonara Padova, ottobre 2025, collana “Le meleagrine”, 160 pagine).
Focher, cremonese di nascita (1957), è un ricercatore di fama, autore di un’infinità di pubblicazioni, soprattutto di storia della biologia e coautore di un centinaio di articoli scientifici su riviste internazionali. È stato dirigente di ricerca nell’Istituto di genetica molecolare del CNR di Pavia e docente di storia del pensiero biologico nell’ateneo pavese. Il nostro biologo molecolare, e ora narratore efficace, conosce la geografia (il comprensorio della Val di Sole, in provincia di Trento) e la storia (locale, della Grande Guerra). Ha la capacità di divulgare argomenti non facili e guida con passo sicuro alla scoperta di luoghi e di eventi, creando anche un crescente interesse per una vicenda sepolta nel tempo, come la tabacchiera ritrovata nella morena dell’antica vedretta in Valpiana.
Giovanni è un laureando in storia contemporanea, a Milano, con una tesi magistrale sulla vita dei soldati austroungarici sul fronte trentino, nel 1915-18, e dei loro rapporti con la popolazione. L’ha proposta lui stesso al relatore e ha raggiunto il posto, nella zona in cui viene in vacanza fin da bambino, come spiega a un montanaro cordiale, incontrato lungo il sentiero, Fabio Dalmas.
Lo studente sta salendo in Valpiana verso il San Matteo, perché la valle è stata teatro di varie incursioni austriache nel corso del conflitto. Vuole rendersi conto dell’ambiente d’alta montagna in cui vivevano i soldati dell’Impero asburgico e farsi un’idea del teatro di quella guerra, sebbene tutto sia cambiato da quei tempi, quando il ghiacciaio scendeva fin quasi all’imbocco della Valpiana. A Punta San Matteo (3.678 metri) si combatté la battaglia a più alta quota della storia e intorno sono stati rivenuti resti della guerra: ramponi, elmetti, filo spinato, schegge di bombe, gavette, proiettili di cannone inesplosi. La cresta, verso il passo Gavia, è tutta trincee e camminamenti, di qua gli imperiali, di là gli italiani. Ormai, è stato portato via tutto. Restano solo frammenti di metallo arrugginito, filo spinato spezzato e vecchio legname delle baracche. Tuttora, lo scioglimento progressivo del ghiacciaio permette ancora qualche sorpresa: capita che riemergano testimonianze, qualche anno fa addirittura i poveri resti di qualche soldato.
La tabacchiera - è quello che si rivela l’oggetto - l’ha trovata scendendo dal punto più elevato raggiunto. Anzi, l’ha letteralmente scoperta, sotto un masso smosso dagli scarponi e fatto rotolare abbasso. Sarà stata di un militare austriaco, forse un ufficiale, visto l’argento. La porta da Fabio, a Pejo. Il nuovo conoscente potrà comprendere i caratteri gotici o farli decifrare.
È così, in effetti. È un professore di tedesco a Padova, che passa l’estate in valle, a chiarire che qualcosa si legge: il nome del proprietario, Hans Meindl, in più, da poche lettere precedenti s’intuisce Unterleutnant. Gli è stata regalata, perché la prima iscrizione è una “A”. Quindi: An Unterleutnant Hans Meindl... Dank. È dunque appartenuta a un sottotenente dell’esercito asburgico, che ha combattuto su queste montagne e forse l’ha persa o è morto in Valpiana.
Giovanni è molto attratto dalla figura del combattente e cerca di saperne di più, avviando una ricerca, che indizio su indizio e risultato parziale dopo risultato parziale, lo porta ad acquisire alcune certezze. Nel cimitero militare austroungarico di Pejo, del gruppo Ortles-Cevedale, a Dosso San Rocco, Fabio gli mostra la tomba dell’Unterleutnant Hans Meindl, come riporta la targhetta di metallo applicata ad una semplice croce di legno scuro. Sotto al nome, le date di nascita e di morte: 12 ottobre 1886 - 24 agosto 1918. Caduto a trentun’anni, pochi giorni prima dell’ultimo inutile assalto al San Matteo e solo tre mesi prima della fine della guerra. Che sia morto in una scaramuccia sulle nevi della Valpiana durante una perlustrazione con la sua squadra? La tabacchiera gli sarà caduta dalla giacca o da qualche tasca dell’uniforme, quando i commilitoni hanno sollevato il corpo per trasportarlo a valle. Potrebbe averla anche persa in qualche precedente uscita sul ghiacciaio. Supposizioni, probabilmente resteranno soltanto congetture.
E no, gli autori della maggior parte dei romanzi non lasciano i lettori a becco asciutto, dopo averli affascinati con i primi accenni di un giallo storico che già sembra intrigante. Lo diventa senz’altro e sempre di più, grazie all’ingresso in scena di ulteriori coprotagonisti. Una, in particolare, è una ragazza sorridente di altezza e corporatura media, con una lunga chioma bionda. Indossa un bomber nero e un paio di calzoni grigi da montagna, con rinforzi scuri su ginocchia e natiche (belle, nota Giovanni). Da lontano sembra una teenager, da vicino si rivela prossima ai trent’anni. Con lei, un signore sulla settantina, distinto, alto, con i capelli quasi rasati, baffi biondi e un evidente adipe sotto la giacca di lana cotta tirolese, verde loden. Sono Hermann e Marianne Hekmair. Chiedono sorridendo come mai due italiani siano interessati alla tomba del loro nonno e bisnonno...
La pista Meindl si fa caldissima (anche sentimentalmente, vedrete). Un giallo, un vero giallo sulle Alpi trentine e con risvolti thriller, cento e più anni fa lassù. Dove infuriava la guerra. E non solo.
La tabacchiera dell'Imperiale
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