- Autore: Ethel Mannin
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788885772601
Ethel Mannin, nata nel 1900, è un’autrice piena di fascino, le cui idee rivoluzionarie sono ancora tutt’ oggi di attualità. Una donna la cui vita è già un romanzo, e le pagine del libro riflettono il suo pensiero letterario e politico. Nacque a Londra in una famiglia di origini irlandesi, e all’età di quindici anni iniziò la sua carriera di scrittrice nel giornalismo, mossa da ideali socialisti. Supportò il Partito Laburista, ma rimase disillusa e sfavorevole al comunismo in una sua visita in URSS. Sostenne l’indipendenza irlandese, la guerra civile spagnola e si dichiarò apertamente antifascista. Si sposò due volte, ebbe un’intensa e profonda relazione con W.B. Yeats e quella più nota con Bertrand Russell. Autrice ricca di opere, sono famose le sue pubblicazioni nel 1938 sulle donne e sulla rivoluzione; le donne dovevano allearsi con coraggio e in nome della libertà insieme ai propri figli di fronte a una scelta, come l’ondata di oppressione fascista che stava travolgendo l’Europa, affinché la loro civiltà non venisse travolta da una nuova guerra mondiale delle potenze capitaliste-imperialiste. Convinta attivista socialista, ha saputo raccontare la Storia dell’Occidente e l’interazione con l’Oriente. Si interessò anche della Palestina, e La strada per Be’er Sheva, tradotto in italiano da Stefania Renzetti (Agenzia Alcatraz, 2025), è ancora oggi il primo romanzo occidentale, pubblicato nel 1963, a raccontare dal punto di vista palestinese la Nakba, la pulizia etnica operata dalle milizie sioniste nel 1948 e il conseguente esodo.
Una storia che diviene testimonianza politica, una vicenda umana di sofferenza e drammaticità del popolo palestinese durante la guerra arabo-israeliana di metà Novecento. Un terribile esodo che coinvolse centomila persone, per lo più anziani, donne e bambini che dovettero abbandonare la città di Lidda e i villaggi vicini. Tra coloro che dovettero scappare nel deserto c’era la famiglia di Butros Mansour, con sua moglie di origine inglese e il figlio Anton di dodici anni. Prima di allora la Palestina esisteva come terra ed era a maggioranza araba con solo la presenza di cinquantamila ebrei, nonostante nel 1915 l’ebreo sionista Sir Herbert Samuel avesse promosso l’immigrazione di milioni di ebrei sotto la protezione del governo britannico per la costruzione di uno stato ebraico a tutti gli effetti. Con lo scoppio della Seconda Guerra mondiale la popolazione ebraica aumentò. I sionisti iniziarono ad avere un controllo economico maggiore e, protetti dal governo, avviarono le demolizioni dei villaggi arabi. Successivamente il piano di partizione dell’ONU dette il 60% del territorio con le aree più fertili agli ebrei, mentre un milione di palestinesi venne sfollato dalle proprie case e dalle proprie terre.
Iniziò quindi l’era della diaspora palestinese.
L’espulsione di migliaia di donne e bambini divenne un massacro al pari di uno sterminio nel giro di poco tempo. Gli uomini in età da soldato erano stati rastrellati dalle truppe ebraiche e portati nelle moschee dove vennero trucidati. La terra, fatta di sabbia, con il sole di luglio non la si riusciva a calpestare. “Aerei neri volteggiavano come avvoltoi” mentre la folla, immensa, si dirigeva verso la collina lasciando Lidda alle spalle, nelle cui strade gli altoparlanti israeliani ordinavano di andare via. Butros, all’arrivo dei soldati tra cui vi era una soldatessa, con la sua famiglia subì di tutto, dagli insulti alle violenze. Aveva sposato Marian a Gerusalemme; i suoi genitori non furono molto contenti del matrimonio della loro giovane figlia. Butros era un amico del padre e molto più grande d’età. Prima dell’esodo avevano vissuto felicemente a Lidda con il loro figlio Anton.
La paura, l’umiliazione e la disumanizzazione; in quei giorni gli israeliani si erano presi tutto, le case, la terra, ogni bene, la dignità umana e anche la vita. Quella folla enorme agonizzante avanzava lentamente lungo il deserto diretta in Giordania, sotto il sole e a piedi scalzi, con la sete persistente, in un’agonia alla quale l’unica alternativa era lasciarsi morire. Sapevano nei loro cuori che non avrebbero rivisto più i loro cari e la loro terra. “Un popolo senza patria”. Butros riuscì nonostante la sua età ad arrivare con la famiglia a Gerico nella loro casa con intorno gli aranceti e nessun segno di guerra. Un tragico viaggio che lo aveva distrutto nell’anima. Impiccagioni, fucilazioni, incarcerazioni, per Butros la fine arrivò all’improvviso perché “il suo cuore era stato spezzato”.
Marian tornò in Inghilterra con Anton. L’esilio era giunto. La bellezza di Londra affascinerà il giovane studente ma nelle sue vene scorreva il sangue arabo del padre e alla fine degli studi decise di tornare a casa.
C’era stato l’esodo, l’esilio e adesso era il momento del ritorno.
Fino ad allora la strada per Be’er Sheva era stata un sogno ossessivo, una fantasia, forse un simbolo, ora era diventata reale. Il movimento di resistenza si stava formando in ogni città e in ogni villaggio dei Territori Occupati; dopo aver perso la propria terra non si voleva rinunciare alla propria nazionalità.
Una narrazione che suscita intense emozioni nel lettore. Un libro di suggestiva attualità nel quale l’autrice critica il sionismo e non professa l’antisemitismo, grazie al desiderio di giustizia che traspare dalle sue pagine. Chissà come reagirebbe Ethel Mannin, scrive Tiffany Vecchietti nella postfazione del libro, davanti alle immagini che ci sono scorse davanti agli occhi in questi mesi, in questi anni; La strada per Be’er Sheva come un filo conduttore che catapulta il passato nel presente, e il presente nel passato. Un romanzo di memoria autentico; attraverso gli occhi dei protagonisti di metà Novecento, rivediamo la catastrofe umanitaria di oggi. Il conflitto israelo-palestinese rimane, infatti, una delle questioni internazionali più irrisolte della Storia e il riconoscimento dello Stato della Palestina sarebbe un atto di civiltà.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La strada per Be’er Sheva
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