- Autore: Lea Da Ponte
- Genere: Romanzi d’amore
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
Oggi si preferisce Romance, ieri si chiamava narrativa rosa. Questo romanzo è per voi, telespettatrici di serie turche, lettrici di storie sentimentali, ragazzine ancora attratte dalla lettura, tanto poco social. È il primo classificato ex aequo nel concorso letterario #EffettoSBS Romance 2024. La romana SBS Edizioni l’ha pubblicato l’anno scorso, nella collana S’Agapò (amore in greco, appunto): La sposa mancata (dicembre 2024, 212 pagine), a firma di Lea Da Ponte.
In appendice, imperdibili e originali le note biografiche di un’autrice che scrive a tinte rosa, ama il lieto fine e crede nella pari dignità dei Romance con gli altri generi. Attribuisce a L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez la sua passione per la lettura e la scrittura. Dice d’avere ereditato dai genitori un profondo amore per l’arte, la bellezza, il nuovo. Viaggiatrice instancabile, riempie lo zaino e gira l’Italia, trovando ispirazione nei paesaggi mozzafiato (stavolta, la splendida Val d’Orcia sud senese) o davanti allo schermo del computer. Per un altro verso, ogni racconto è una nuova avventura. È convinta che “anche nei momenti più bui, esiste sempre la possibilità di un lieto fine”.
Il romanzo di cui ci occupiamo è una proposta narrativa su cui la casa editrice del Quartiere Celio non ha lesinato attenzione. Da apprezzare l’opera grafica “Anime in fiamme”, a colori e a tutta copertina (impegna anche la quarta), opera di Sheyla Bobba, che è il cuore, l’anima e la mente di SBS, già scrittrice e poetessa, ora nel ruolo di accompagnatrice amorevole e promoter di autori promettenti in cerca di lettori. Nella prefazione, l’attenta curatrice dell’editing e della collana S’Agapò, Noemi Giacci, illustra la ricetta per un Romance perfetto: due protagonisti carismatici che si incontrano, si innamorano, affrontano un ostacolo che li separa e si ritrovano in un happy end.
Niente di complicato o di trasgressivo, il fascino del genere passionale è proprio in questo schema che si ripete. Il nucleo della storia è sempre lo stesso: l’evoluzione del rapporto amoroso. Ma ciò che rende unico un Romance non è tanto “cosa” succede, quanto “come” succede. Il modo in cui i personaggi s’incontrano, le loro dinamiche s’intrecciano, si scontrano, si evolvono. Come affrontano i conflitti, interni ed esterni. Insomma, ogni storia d’amore trova la sua strada nel perché-è-successo-che.
Il romanzo di Lea Da Ponte ha tutto questo e molto di più; Noemi ha colto fin dalla bozza il valore di “una storia capace di catturare il cuore dei lettori, regalando una fuga perfetta tra le colline toscane”. Fa presente che Olimpia e Claudio sono protagonisti imperfetti e autentici ed è proprio la loro umanità a renderli irresistibili. Una giovane donna che combatte contro i fantasmi del passato e il peso di una famiglia nobile. Uno chef famoso, lacerato da una ferita immateriale mai del tutto rimarginata. Si conoscono fin da ragazzini, iniziano una finta relazione fatta di scintille. Davanti a una seconda chance e dietro la facciata di un’unione coniugale di convenienza “danno vita a una storia frizzante, ricca di battibecchi e colpi di scena”. Si dice certa che Olimpia e Claudio ruberanno il cuore di chi leggerà, proprio com’è stato per lei.
Si sarà capito che il recensore sta tergiversando, ma è preferibile che a parlare del Romance di Lea sia chi conosce il genere e può dare un giudizio oggettivo, rispetto a chi non mastica queste vicende. Però, se Da Ponte merita, merita. Ci si potrà limitare a qualche spunto, suggerire ad esempio che gli uomini della vita di Olimpia degli Ardengheschi si dividono in due categorie: “bastardi” e “super bastardi”. I primi le hanno rovinato l’esistenza, i secondi, pure.
Non fa eccezione Claudio Corsi, l’uomo che un tempo le ha spezzato il cuore. Dopo anni si è materializzato all’improvviso a Borgo Santo Spirito, durante un temporale, e la sorpresa le ha regalato una caduta e un trauma cranico. Il dottor Lucchese ha raccomandato di vigilare sulle sue condizioni, correndo al primo segnale sospetto al presidio sanitario di Montalcino. È così che si ritrova sola con Claudio, come quella notte indimenticabile dell’Assunta, quando un tête-à-tête ardente con Corsi nelle vigne era stato interrotto dal padre di lui infuriato, che, ardere per ardere, aveva dato fuoco alle stalle degli Ardengheschi.
Da ragazzina avrebbe fatto di tutto pur di restare sola con lui, adesso invece rinuncerebbe a tutto pur di vederlo scomparire dalla propria vista. Però, sembra diverso dallo chef patinato che ammalia dal piccolo schermo, somiglia più al giovane uomo che aveva agitato le sue notti insonni di adolescente. Gli rinfaccia di avere giurato che non avrebbe più messo piede in Toscana, lui replica che la vita è piena di sorprese.
Due particolari: Montalcino, quindi siamo nel meraviglioso, dolce territorio vallivo verso il Lazio. Ardengheschi, la famiglia di Olimpia, tipica e snob antica nobiltà toscana, che ha generato una rampolla ribelle. Ha comprato l’amata tenuta di Borgo Santo Spirito contro il parere dell’aristocratico genitore Raniero, ma più stagioni in perdita l’hanno costretta a cedere gran parte a un socio che non conosce ancora. È Corsi, ma non si tratta di un gran colpo di scena, perché siamo all’avvio della storia. Figlio dell’ex stalliere e della cuoca degli Ardengheschi, Claudio ha bisogno di lei, per riavere la tutela del nipote Ludovico, affidatogli per volontà della sorella e cognato periti in un incidente. Ora deve dimostrare al giudice di non essere il dongiovanni scapestrato decritto dai nonni paterni. Quindi, se riuscisse ad apparire con la testa sulle spalle e una fresca moglie... tutto finto il matrimonio, ma lei in cambio potrà riguadagnare l’intera tenuta.
Sì, c’è paglia e vista la propensione di Lea ci sarà anche fuoco, ma intanto continueranno a battibeccare.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La sposa mancata
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