- Autore: Alda Teodorani
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Conturbante e ipnotico, il nuovo, atteso, romanzo di Alda Teodorani, La ragazza dal pigiama rosso (D Editore, 2026) ci travolge con crudezza, gronda sangue e violenza; fa affiorare, tra le ferite della carne, questioni capitali che assillano l’animo umano, mentre le pagine dischiudono una storia cupa, impreziosita dai tanti richiami a una tradizione letteraria alla quale la scrittrice conferma una lunga fedeltà.
Da principio è un noir. Nelle prime pagine sembra consumarsi il classico femminicidio che, ormai, ha tanta parte nelle cronache della provincia eterna e sonnolenta: una ragazza viene trovata in un campo da un giovane e ignaro passante, veste un insolito pigiama rosso, sullo sfondo solo una notte piena di nebbia e un paesaggio agricolo, altrettanto devastato, in grado solo di esalare i suoi ultimi respiri di fronte alla barbarie umana. Ci aspetteremo che la donna venga portata all’obitorio, invece, non appena gli infermieri la toccano Lara – questo il nome della protagonista – “cominciò a urlare”.
È con quest’urlo liberatorio e al tempo stesso spettrale che il romanzo rivela, a poco a poco, la sua natura più genuina: un body-horror fantascientifico che racconta di redenzione e rinascita, di liberazione e vendetta, ma che, soprattutto, fa del corpo, di un corpo abusato, dileggiato, dilaniato, ricucito e ricomposto, una delle sue coordinate più provocanti e destabilizzanti.
Il presente del romanzo è un tempo claustrofobico e opprimente, così come lo spazio dove si consuma la vicenda, conchiuso in una cupola da cui è impossibile uscire, funestato da una nebbia onnipresente che sfuma i contorni e distorce le percezioni, tenuto sotto scacco da Newton, lo scienziato alieno che si occupa di ricostruire il corpo maciullato di Lara, tra ECMO, sonde, amputazioni e organi artificiali stampati in 3D.
A fargli da contraltare è il passato, una dimensione dove Alda Teodorani tratteggia con grande maestria la vita e le emozioni di una protagonista che “si è fatta vittima […] perché lei era così, non lottava”. È forse per questo che Lara calamita accanto a sé spostati e psicopatici, abusata da amici e da estranei di passaggio, prima ancora che dal marito, si ritrova “a desiderare di essere invisibile, di scomparire”, incapace di urlare, incapace forse anche di sopravvivere a questa che – scopriamo – diventa a poco a poco una condizione naturale, “si limitava a odiarsi” serbando dentro non una rabbia da sfogare ma una “rabbia da sviluppare”.
Oppressa di un marito che “si era appropriato mentalmente di lei”, negandole sé stesso ma anche la possibilità di provare piacere con altri, Lara era stata gettata in un vortice da cui era impossibile uscire; incapace di ribellarsi, aveva trovato rifugio nei racconti erotici e nella masturbazione, convinta che “i suoi erano soprattutto orgasmi della mente. Quella mente imprigionata in un corpo che lei detestava”.
Anche il pigiama rosso del titolo, feticcio dell’unico vero amore che Lara ha creduto, almeno per un momento, di aver vissuto, sbiadisce di fronte alla consapevolezza che
aveva sempre cercato la propria identità negli altri, perfino quando scriveva il suo diario sapendo che prima o poi qualcuno lo avrebbe letto. Fin da bambina si era specchiata negli occhi di sua madre, di suo padre, volendo solo vedere sé stessa, come poi aveva fatto con gli uomini che aveva avuto, gli uomini che aveva amato – che aveva creduto di amare. E poi le era venuto in mente che quando la toccavano, quando era convinta di sentire le loro mani sul proprio corpo, in realtà sentiva la propria pelle.
Quel desiderio, quella vitale sessualità che Lara continuerà a sperimentare anche nella sua nuova vita post-umana, allora, si configura come il punto d’accesso a una percezione primordiale, a una parte recondita della nostra identità alla quale non possiamo rinunciare, anche di fronte a uomini – umani o alieni che siano – impotenti e ossessivi, accomunati da un unico istinto predatorio ed egoistico.
Con uno stile che alterna sapientemente periodi ampi e distesi, tipici della dimensione del ricordo, con frasi icastiche e taglienti, e domande frequenti che incalzano il lettore e lo spingono a procedere nella lettura e una lingua sorvegliata che riesce a tratteggiare con precisione chirurgica le pieghe più scabrose dell’animo dei protagonisti, La ragazza dal pigiama rosso è – come è stato detto – un distillato della migliore tradizione neonoir. Una Teodorani in purezza che attinge sapientemente a una tradizione letteraria, musicale e cinematografica – Biancaneve e La bella addormentata, Edgar Allan Poe e Mary Shelley, David Bowie e Boxing Helena – ben riconoscibile e che, anche grazie alla collana “Intermundia” di D Editore, si conferma come una delle voci più provocatorie e disturbanti dell’editoria di genere italiana, offrendoci un romanzo che obbliga il lettore a confrontarsi con temi universali ma anche con i dilemmi etici che le tecnologie più avanzate hanno imposto negli ultimi anni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La ragazza dal pigiama rosso
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