La memoria dell’acqua
- Autore: Christian Verardi
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Con La memoria dell’acqua (8tto edizioni, 2025), Christian Verardi dà vita a un romanzo sul tempo e sulle sue correnti sotterranee, dove la memoria, come l’acqua, filtra e riaffiora in superficie quando meno ci si aspetta.
L’autore ci accompagna tra i monti dell’Appennino bolognese, in una Porretta Terme ormai in declino, dove Romeo Maggi, il protagonista, conduce una vita a prima vista ordinaria: un bar da gestire, una figlia adolescente con cui comunica a fatica, i rapporti con la ex moglie, la madre che dopo la morte del marito sembra essersi persa nella routine e nei programmi televisivi, le corse nel bosco…
Tutto scorre in una calma apparente, finché un giorno gli viene consegnata, per un caso fortuito, una lettera dall’Australia, indirizzata a Olga Robinson, la giovane il cui corpo senza vita è stato trovato, trent’anni prima, proprio da Romeo, nel bosco non molto distante dal Grande Albergo delle Terme.
È questo episodio inatteso a riaprire le fenditure del passato e a far riemergere tutto ciò che Romeo, incompreso da tutti, ha provato per anni a lasciarsi alle spalle, anche se i segni che Olga gli ha lasciato non se ne sono mai andati.
Da qui si snoda un doppio movimento narrativo: il presente, con le sue abitudini e i suoi silenzi, e il passato che riemerge in frammenti: il bambino che accompagnava il padre meccanico quando, alle terme, doveva incontrare i facoltosi clienti; i discorsi rimasti a metà e le bugie dette, a fin di bene, dagli adulti; i giochi con Anna, l’amica d’infanzia; la gita scolastica, mano nella mano con Giorgia...
Verardi esplora questa frattura temporale – il 1985, il 1992 e infine il 2021 – in cui la memoria non è lineare e i ricordi si intrecciano. Un’immagine infantile, come il pesce morto trovato nella fontana, assume un significato simbolico: diventa quasi una premonizione della morte che non sarà solo un fatto di cronaca (il romanzo si basa un fatto realmente accaduto, l’uccisione della giovane Irin Cheung il 19 marzo 1992 nei boschi intorno a Porretta Terme, una morte rimasta impunita, senza un colpevole). Allo stesso modo, il Grande Albergo delle Terme, ormai ridotto al fantasma di se stesso, rappresenta la decadenza di un mondo, il passaggio da una stagione di splendore a una condizione di abbandono.
L’acqua, elemento ricorrente, diventa la vera protagonista, simbolo di vita e di oblio, specchio delle emozioni che scorrono:
“Mi piace il fiume di sera, sai? Sembra un sussurro nel buio”.
“Già, e si porta via tutto, probabilmente anche pezzi minuscoli dei luoghi che attraversa o delle persone che lo osservano. Magari ricorda da dove proviene e che cosa ha attraversato. Mi piace pensare che l’acqua abbia memoria” azzardo buttandomi in una riflessione tutta mia.
Ogni ricordo è un tassello che ricompone, poco a poco, la verità di una morte e di un’infanzia. Il romanzo alterna con equilibrio introspezione e tensione narrativa. Non si tratta di un giallo nel senso più convenzionale del termine: la componente investigativa, se così si può definire, è presente, ma non come fine ultimo della narrazione. Il vero motore è la rielaborazione del trauma, la ricerca della verità. Il mistero serve soprattutto a illuminare il peso del non detto, l’inganno delle apparenze, le piccole omissioni familiari che finiscono per cambiare un destino. Romeo non cerca solo una spiegazione, ma una forma di riconciliazione con il proprio passato. L’infanzia e l’adolescenza del protagonista non sono un semplice “passaggio”, ma matrice del suo essere adulto. In questo senso il romanzo può essere considerato di formazione “tardiva”: Romeo deve affrontare il proprio passato, farsi carico della vicenda che lo ha segnato, per poter finalmente vivere davvero.
L’ambientazione ha un ruolo fondamentale: le terme abbandonate, il Grande Albergo, frequentato dai clienti più ricchi, ora ridotto a un relitto, e il fiume Reno che attraversa il paese sono al tempo stesso cornice e impulso della vicenda. Il paesaggio è un personaggio che osserva e custodisce. Verardi descrive questi luoghi con una lingua limpida, ma ricca e attenta ai dettagli.
L’autore mostra una sensibilità rara anche nel trattare le dinamiche familiari e interpersonali. Il padre che lavora con le auto d’epoca dei ricchi borghesi è una figura sfuggente, la madre che appare assente dopo la morte del marito, la ritrovata amicizia con Anna e con il marito Giuseppe, i tentativi di recuperare il legame con la figlia… Tutto è descritto con delicatezza e coerenza.
C’è malinconia, ma anche una quieta ostinazione nel voler capire: quando arriva quella lettera dall’Australia – collegamento fin lì rimasto sospeso – la narrazione si accende: il presente ricomincia a far parlare il passato. E anche se alcuni personaggi secondari avrebbero meritato di essere ulteriormente approfonditi, la coralità del piccolo mondo di Porretta è resa, soprattutto nel commuovente finale, con autenticità.
La memoria dell’acqua ci parla del peso dei ricordi, del modo in cui ciò che è stato continua a vivere dentro ciò che siamo. È una storia lenta e riflessiva, che si lascia leggere come una lunga immersione nei segreti che solo l’acqua – e il tempo – sanno riportare a galla.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La memoria dell’acqua


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