- Autore: Roberto Genovesi
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788822744098
“Mi chiamo Roberto Genovesi e amo molto il mio lavoro. Sempre che si possa considerare un lavoro l’inventare storie mentre gli altri faticano, sudano, imprecano e timbrano cartellini”. Romano, sessant’anni, giornalista - 5mila articoli, iscritto all’Albo del Lazio dal 1989 - scrive dal 2000: Inferi On Net, poi è arrivata La Legione Occulta dell’Impero Romano (Newton Compton, 2011), saga historical-fantasy, a tinte esoteriche e soprannaturali. Roberto Genovesi ripete, non lascia ma raddoppia e quei romanzi, seguiti da altri di genere storico, sono confluiti nel più recente, La maledizione del templare nero. La Compagnia dell’Apocalisse, pubblicato dalla casa editrice romana di Raffaello Avanzini nella collana “Nuova narrativa Newton” (febbraio 2026, 320 pagine), resi eccitanti dallo stesso contenuto originale, autentico marchio di fabbrica di Roberto.
Si tratta di una reunion dei suoi personaggi e una fusion di due suoi cicli narrativi, del templare Isaac il Nero e in precedenza della Legio Occulta. Come sa bene chi la conosce, nella lunga saga legionaria, primo ciclo epico narrativo fantasy (tre titoli principali più alcuni volumi-sviluppo), agiva un nucleo segreto di combattenti, dotati di poteri soprannaturali, magici, divinatori, profetici, messi al servizio degli imperatori romani. Medievale invece l’ambientazione del templare nero, fantasy storico saldamente collocato nella bibliografia Newton Compton Editori dal 2013, con protagonista un cavaliere carismatico che unisce tre fedi. Di pelle scura, è musulmano, adottato dai cristiani e rispettato dagli ebrei. Prega rivolto alla Mecca, ma porta al collo una croce d’argento, che è un catalizzatore dei poteri salvifici delle tre religioni monoteiste contro il male: sa bene quanto ci sia bisogno di Geova, Dio e Allah nell’eterna sfida contro le forze demoniache che hanno trovato il modo di forzare il passaggio verso la realtà terrena. Servono quindi Isaac e l’alleanza tra le fedi monoteiste, ma in Terrasanta è nuovamente divampato il conflitto tra crociati cristiani e guerrieri islamici, finora sopito dalla buona condotta diplomatica di Federico II di Svevia, capace di assicurare libertà di culto in Gerusalemme, senza ostilità e versamenti di sangue. Fatto sta che lo Stupor Mundi, l’imperatore svevo, muore nel suo castello di Fiorentino, nella Puglia settentrionale, in Capitanata, nell’inverno 1250, e l’operato unificatore si spegne con lui.
Se il nuovo romanzo fa una salto di vent’anni avanti rispetto alla trama del primo templare nero, la lettura resta del tutto autonoma, può essere consumato senza necessariamente conoscere il precedente. Risalta l’accostamento dei due mondi narrativi di Genovesi - orgoglioso d’avere colto nel segno, realizzando un intento tutt’altro che scontato - un cross-over storico-fantasy carico di soprannaturale, che pur ambientato otto secoli fa, sviluppa un tema particolarmente attuale, alla luce dei conflitti odierni in Medio Oriente.
Oggi le tre fedi si scontrano, l’America cattolico-protestante e Israele picchiano duro contro l’Islam sciita, che punta a disporre dell’arma nucleare. Al contrario, il romanzo impartisce una lezione: l’unione di fedi diverse (cristiana, musulmana, ebraica), ripetiamo, è un antidoto contro il male, la guerra, le crisi globali che si spalancano davanti a questi eroi non impeccabili, non imbattibili delle saghe genovesiane. Formano una Compagnia, che unisce Oriente e Occidente, anche misticismo ed esoterismo, e deve salvare il mondo non solo con le armi, ma con i poteri esoterici di reliquie minacciate dai demoni, che forzano il passaggio verso la terra.
Alla morte improvvisa di Federico II, l’equilibrio politico ottenuto dallo svevo con la pace di Giaffa va in pezzi, riconsegnando la Palestina ai cavalieri dell’Apocalisse che l’hanno insanguinata fin dalla prima crociata alla fine del Mille. Guerre, violenze, carestie, epidemie e una minaccia ancora più oscura: si è aperta una frattura tra il mondo degli uomini e gli inferi. Isaac, il templare musulmano, è l’unica speranza per riunire una coalizione e recuperare le sacre reliquie nascoste sotto il Tempio di Gerusalemme. Si tratta di oggetti sacri, preziosi per chi vi si accosta con fede, letali invece se maneggiati in modo improprio. Ricordate l’Arca dell’Alleanza nel primo film del prof. Indiana Jones? I nazisti cercano di riportala alla luce per diventare invincibili, ma restano vittime di una forza divina devastante, che annienta chiunque voglia sfruttare l’introvabile cassa d’oro per scopi malvagi.
Al recupero di oggetti dal potere immenso e terrificante, Roberto Genovesi intreccia elementi storici e leggende esoteriche, focalizzandosi su reliquie che fungono da “chiavi” per il destino del mondo. Federico II di Svevia ha disseminato reperti mistici nell’impero. Ha nascosto la Chiave dell’Apocalisse, indispensabile alla Compagnia per evitare la fine dei tempi. Ha trasformato non solo oggetti fisici, ma anche luoghi interi in simboli apotropaici, con poteri soprannaturali. Uno è Castel del Monte, un classico nei romanzi di Genovesi. Un altro è il Tempio di Gerusalemme: custodisce una serie di manufatti di tempi remotissimi, che rischiano di finire nelle mani sbagliate (mani?), perché la porta aperta tra i mondi consente alle forze demoniache di andarle a cercare. Le armi rituali della Legio Occulta, forgiate con metalli rari e incise con rune protettive, sono le uniche capaci di ferire le creature che emergono dagli inferi. Frammenti di testi antichi rivelano i rituali per sigillare i varchi dimensionali aperti alla morte di Federico II. Da qualche parte, Iblis trama nel buio, che vorrebbe incendiare con lampi di luce mortifera... è colui che le genti chiamano da millenni Lucifero.
La maledizione del templare nero. La Compagnia dell’Apocalisse
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