La madre del vento
- Autore: Emma Fenu
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
La madre del vento di Emma Fenu (collana “Gli Scrittori della Porta accanto”, PubMe edizioni, 2024) si colloca consapevolmente nella tradizione narrativa sarda che attinge al tema della maternità come luogo simbolico del conflitto. Ricordiamo il personaggio di Olì (Cenere, Grazia Deledda, 1903), ragazza madre che sfida le convenzioni sociali, o anche La madre (Deledda, 1919), ma altresì la più recente Accabadora (Michela Murgia, 2009), dove si intrecciano la figura femminile liminale anziana e sterile che si prende cura del fine-vita dei membri della comunità e quella della maternità “affidataria”.
In La madre del vento, Emma Fenu costruisce un romanzo che interroga il femminile non a partire da una figura unica, ma da una linea generazionale, in cui maternità, controllo sociale e devianza si rispecchiano. In tale prospettiva, Emma Fenu tuttavia non è nuova alla tematica della maternità, né a quella del femminile, temi che continua a esplorare da angolature diverse.
Al centro del romanzo c’è Dalida, la figlia ribelle: colei che rompe l’equilibrio apparente della comunità e ne rivela la violenza simbolica. Dalida incarna ciò che il sistema sociale teme di più: un femminile di rara bellezza, scevro da costrizioni, incurante del rispetto dei codici comportamentali accettati di rispettabilità, docilità e obbedienza, una donna che rifiuta di aderire al ruolo previsto. La sua ribellione non è programmatica né ideologica: è esistenziale. Ed è proprio questa spontaneità a renderla intollerabile. È una ribellione che fa parte integrante del suo esistere in quanto donna, con la sua corporeità e il suo intuito. Tutto ciò non fa che sollevare interrogativi nel più profondo dell’essere umano: Dalida fa da specchio alle ombre di ciascuno di noi.
La comunità reagisce stringendo il controllo non solo su di lei, ma anche sulla madre, mostrando come la maternità sia sempre giudicata sulla base di ciò che la figlia è e diventa. La maternità, nel romanzo, è dunque una funzione sorvegliata: la madre è responsabile del comportamento della figlia, del suo corpo, dei suoi desideri, del suo intuito e della sua connessione con il selvaggio e la natura.
È in questo contesto che emerge il legame con l’immaginario della strega, intesa non come pratica reale, ma simbolica. La strega è, storicamente, colei che sa, sente, è in contatto con il soprannaturale e con la morte. Eppure la strega è anche mitologicamente una donna anziana e non produttiva; Dalida invece prova un desiderio vibrante, conosce l’amore carnale e la violenza, dà continuità alla linea matriarcale della sua famiglia. In Dalida, questo sapere non codificato, questa tensione tra bellezza e stregoneria, l’impossibilità di incasellarla in categorie controllabili la rendono una minaccia.
La stregoneria diventa allora il linguaggio con cui la comunità dà un nome all’eccesso femminile. Come molte donne prima di lei, viene spinta lungo il confine sottile che separa la diversità dalla follia. Il romanzo dialoga così con una lunga storia di patologizzazione del dissenso femminile. Le donne che non rispettavano i canoni - figlie troppo libere, madri non conformi, corpi non contenibili - venivano dichiarate instabili, pericolose, inadatte alla vita sociale. La follia, più che una diagnosi, era uno strumento di ordine. La reclusione, reale o simbolica, diventava l’unica risposta possibile. Dalida attraversa questo meccanismo: la sua ribellione viene progressivamente isolata, fraintesa, ridotta a problema individuale. Il romanzo mostra come la pressione sociale non agisca con un gesto violento immediato, ma con un’erosione lenta, che toglie legittimità alla parola femminile fino a renderla inascoltata. Tra madre e figlia aleggia un vento antico: la memoria di un potere femminile che non può essere integrato e che, per questo, viene represso, rinchiuso, silenziato.
Emma Fenu scrive un romanzo che restituisce alla letteratura una verità scomoda: spesso non sono le donne a impazzire, ma sono i sistemi sociali a non tollerare la loro libertà. La madre del vento racconta proprio questo: la storia di una figlia che non si lascia addomesticare e di un mondo che, per difendersi, la colpevolizza.
La Madre del Vento: (Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe)
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