- Autore: Angela Paltera
- Genere: Autostima, motivazione e pensiero positivo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Giraldi Editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Scrivere non è diverso dal praticare sul tappetino, scrive l’autrice, e la sua esigenza di scrivere è nata nel voler dare un nome allo spazio che sta nel mezzo tra la rigidità della disciplina e l’imprevedibilità dell’esistenza. Angela Paltera è counselor filosofica a orientamento esistenziale e praticante di Ashtanga yoga a Bari, dove ha fondato il Nook Studio Yoga, un piccolo spazio di pratica. La linea è un punto che va a passeggio (Giraldi editore, 2026) è il suo primo libro ed è nato da una rimessa in ordine dei suoi appunti sparsi, dalle letture dei tanti autorevoli manuali di sapienti istruttori e come ha evidenziato è “un libro sul corpo usando uno strumento senza corpo”.
La linea è un punto che va a passeggio, con una narrazione essenziale e allo stesso tempo completa, omaggia Paul Klee, che dipingeva per rendere visibile ciò che non si vede, ed è il tentativo di tracciare un segno che non c’era prima; l’ascolto, un silenzio meditativo, un disegno. Punti che si uniranno in qualcosa che c’è sempre stato.
Se la linea si ferma, il punto diventa un dogma; se cammina, diventa esperienza.
Il testo non vuole essere un manuale ma diviene il disegno interiore dell’autrice: il triangolo. Ha curato personalmente la copertina del libro con la forma geometrica che rappresenta il corpo che cerca le sue radici nelle mani e nei piedi e con una piccola pallina rossa, una macchia emotiva. L’Ashtanga è una forma di Yoga dinamico, o meglio ancora definirlo “meditazione in movimento”, ed è una pratica che sincronizza respiro e movimento fluido. Una metafora della vita per tanti; un insegnamento a non girare intorno ai problemi ma imparare ad affrontarli.
Nella solitudine della scrittura e nella sua solitudine, la nostra autrice non si sente sola: è con lei il suo respiro nel silenzio della mente. L’importanza del respiro è fondamentale; si fa suono recitando l’Om, quel suono che è “quel sibilo sottile che esce dal naso quando l’aria passa”. Inoltre il respiro bilancia, armonizza le corrente energetiche del corpo, la corrente lunare e solare. E recitare il mantra, nella pratica dell’Ashtanga, è come accordare uno strumento; quando il suono dell’Om si dissolve nell’aria, il corpo vuole il movimento. “È una linea che ascolta, che segue il respiro, che si adatta alle curve del corpo”. Un’esperienza concreta, il respiro che traccia la linea, il corpo che diventa uno strumento musicale.
In questa geometria mobile, il corpo cessa di essere un oggetto che occupa un volume per diventare lo spazio stesso che si apre. Non sono dentro una posizione: io spazio la posizione.
Tutta la disciplina è un percorso alla ricerca dell’equilibrio; non è trovare il punto di stabilità, perché quel punto non esiste, ma è stare dentro l’instabilità senza cercare di bloccarla. E non va dimenticata nella dottrina “l’etica del toccare”, la forma di conoscenza attraverso le mani, come anche la differenza “tra guardare e vedere”.
L’autrice nel suo libro, utile per chi pratica e interessante per chi voglia avvicinarsi a differenti teorie, non dimentica di ricordarci che le varie discipline, la neurofenomenologia e la filosofia del corpo, dialogano tra loro, poiché la meditazione non è svuotare la mente, ma imparare a osservare il rumore senza esserne il rumore. E alla fine, si torna sempre al punto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La linea è un punto che va a passeggio. La mia pratica di Ashtanga yoga
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