La lezione di Josephine
- Autore: Grazia Messina
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
La lezione di Josephine di Grazia Messina (Torri del Vento edizioni, 2025) consegna ai lettori e agli studiosi una storia recuperata dall’autrice in un archivio del Massachusetts, Stati Uniti. La protagonista, Josephine, al secolo Giuseppa Di Mauro, nasce nel paese di Trecastagni (Catania) il 3 marzo 1908 ed emigra con la famiglia a Lawrence (Massachussetts) nel 1912, all’età di quattro anni. Siamo nel periodo della “grande emigrazione” italiana, che portò fuori dalla Sicilia circa un milione e mezzo di abitanti.
La lezione di Josephine non racconta solo del viaggio d’emigrazione, benché da quel contesto prenda spunto. Narra soprattutto l’amore per l’insegnamento a cui la giovane emigrata dedicherà un’intera vita - un amore totale, incondizionato, incarnato - e affronta anche temi importanti e ancora attuali dopo oltre un secolo: la conquista dell’emancipazione femminile, le molestie subite come donna, la lotta per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, l’importanza della memoria storica e quindi la necessità di preservare e riprodurre certe familiari radici culturali. Sin dalla prefazione, il fascino unico che solo una storia d’altri tempi porta con sé mi conquista.
Nel corso della lettura del libro mi sono soffermata su alcuni aspetti. In primo luogo sull’appassionata ricerca di senso da parte della protagonista. Josephine mostra di essere guidata - sia nella professione di maestra/insegnante che nella condotta di vita - da una profonda passione, sostenuta dalla motivazione e alimentata dal desiderio. Desiderio che è scoccato in lei sin dalla più tenera età grazie alla spinta positiva della madre, che aveva lei stessa sognato di divenire un giorno insegnante. Quel sogno è divenuto l’obiettivo della figlia e, come in un crescendo, non l’ha mai abbandonata, aiutando entrambe le donne a compiere un meraviglioso viaggio verso l’autonomia per una vita dotata di senso e di quella dignità che in Sicilia era stata loro negata.
Va inoltre messo in evidenza il ruolo del “maestro”, figura guida nel percorso poi tracciato. Josephine ricopre il ruolo di maestra/insegnante operando come “corrente d’aria fresca che sveglia”, nel senso che Deleuze intende quando parla di Jean Paul Sartre, suo maestro. Josephine incarna questa funzione attraverso la cura e la responsabilità per ogni lezione e per ogni alunno, come pure nel favorire lo sviluppo personale e l’integrazione sociale sua e dei suoi discenti. E ha anche messo in atto, inconsapevolmente, una pedagogia sperimentale di ricerca-azione come modalità euristica e formativa. Josephine non ha mai smesso di studiare e di perfezionarsi: dopo il titolo di maestra ottenuto nel 1927 all’età di diciannove anni, consegue due lauree: la prima alla Boston University nel 1936 a ventotto anni, e la seconda alla Tufts University di Boston nel 1959, quando già aveva cinquantuno anni. I concetti di educazione permanente e di formazione permanente dell’individuo (lifelong learning e lifedeep learning), tanto attuali oggi, erano già chiari alla protagonista e ne guidavano l’agire e le scelte.
Non possono essere trascurati in una riflessione più ampia l’interculturalità, l’aspirazione democratica e la storicità del soggetto in tutto lo sviluppo del racconto. Ciascun essere umano ha bisogno di solidi riferimenti affettivi e di familiari radici culturali quali spinte fondamentali per sviluppare quel necessario senso di appartenenza (lo stesso senso della cittadinanza discende dal senso di appartenenza) e vivere così nel mondo. Il bisogno di esprimersi, di associarsi e di riconoscersi nella diversità delle situazioni esistenziali e delle condizioni culturali, non solo sono stati presenti nei nostri immigrati in America e lo sono in genere in tutti gli immigrati, ma sono bisogni sociali sempre attuali e insiti in ciascuno di noi proprio perché siamo esseri umani. Forti di una propria identità culturale e dotati di quella necessaria spinta esistenziale che non dovrebbe essere negata a nessuno e che primariamente l’amore genitoriale può dare, si è pronti a vivere nel mondo.
Scrive Josephine:
Last but not least, i bambini hanno sempre bisogno d’amore. Perché è l’amore che naturalmente alimenta lo spirito, la mente e il corpo.
Essere nel mondo e del mondo, come soggetto educato a vivere “l’oggetto mondo” con il suo essere presente nel qui e ora della storia, anche questo ci insegna Josephine. Ed è proprio nel rapporto tra l’io ed il mondo che Josephine mette in atto l’espansione di sé e il contatto con l’altro da sé, dimensioni che costituiscono la dinamica della socialità verso relazioni generative. La sua “lezione” si presenta così oggi più che mai come una pedagogia dell’intercultura e della relazione e avvalora il significato di democrazia, poiché democrazia e cooperazione sono interconnesse.
In tempi di chiusure identitarie, di nazionalismi imperanti e di spinte sovraniste, la storia di Josephine riafferma l’importanza degli scambi e dei confronti aperti, rimarca il ruolo costruttivo degli italiani all’estero, disvelando anche percorsi di adattamento nel Nuovo Mondo alquanto complessi. Josephine ha saputo dare grande valore alla sua esistenza grazie a una coerente progettualità, alla responsabilità quotidiana, manifestata in relazione a sé stessa e nella relazione con gli altri, e a una libertà pensata. Per una lezione che dalle pagine di questo volume ci raggiunge dopo oltre un secolo e continua a vivere tra noi.
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