La cuoca dei Kennedy
- Autore: Valérie Paturaud
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
La cuoca dei Kennedy (Slow Food Editore, 2025 titolo originale La cuisinière des Kennedy, traduzione di Manuela Serra, 384 pp., 19 ,90 euro) di Valérie Paturaud narra la vera storia della cuoca francese della famiglia Kennedy, Andrée Imbert, arricchita da fotografie private e da alcune ricette tratte dal suo quaderno personale.
Se è vero che “La vita è un romanzo che ha bisogno di essere riscritto”, parola di Julien Green, se volessimo redigere un libro sulla dinastia dei Kennedy, il titolo potrebbe essere solo questo: I Kennedy. Storia e tragedia di una grande famiglia. Ricchi, belli, potenti, di successo, impenitenti donnaioli, simpatici, sportivissimi, per loro non era importante partecipare ma vincere. L’ambizione era la loro molla, ed erano aiutati da consorti iconiche e da ingenti patrimoni. Il destino non è stato benevolo con questo clan di origine irlandese, ma loro restano, per l’immaginario collettivo, immortali come gli eroi di Camelot e, pensando a loro, riviviamo il sogno spezzato della “Nuova Frontiera”.
Splendida la fotografia della cover del volume, che immortala i Kennedy a Hyannis Port, sinonimo di residenza della famiglia Kennedy, che ha lì un grande complesso di case sulla costa del Massachusetts, acquistato da Joseph e Rose Kennedy nel 1928. Ha funzionato come "Casa Bianca estiva" per John F. Kennedy e continua a essere un luogo di ritrovo per la famiglia.
Una donna straordinaria e sconosciuta ai più ebbe il privilegio di assistere allo svolgersi della storia degli Stati Uniti davanti ai suoi occhi. Questa è la sua storia.
8 settembre 1999, Valrèas Vaucluse. Sud della Francia. Aveva detto:
Me ne voglio andare con il grembiule della domenica.
Nella camera, in cima alle scale della modesta casa di route de Grillon 52, il profumo dell’essenza di lavanda copre quello della cera d’api, che fa risplendere i mobili cerati sotto la luce delle candele. Le tende stampate con mazzolini di nontiscordardime sono chiuse. Andrée Imbert aveva comprato quel tessuto al mercato un mattino di maggio, e da quella primavera la casa aveva preso a essere tutta fiorita, dalla cucina fino alla soffitta. I giorni erano passati, i fiori erano rimasti. Il vento, a raffiche, scaglia sonore gocce di pioggia contro i vetri. Piove da giorni su una terra secca, crepata dall’estate rovente.
Andrée, novant’anni, riposa lì, tra il chiacchiericcio e le gocce di pioggia, che infieriscono sulle finestre. L’anziana donna, piccola e leggera, è adagiata sul copriletto all’uncinetto, persa nel suo copriletto bianco che le fa da lenzuolo. I capelli grigi, raccolti da due pettini tartarugati, le disegnano delle onde intorno al viso placido. Al collo porta il cammeo in agata, incastonato in oro giallo, comprato a Lione con una delle sue prime paghe, molto tempo addietro. Sono presenti la figlia Madeleine il genero, i tre nipoti e i vicini.
All’arrivo al cimitero, ai piedi della tomba, oltre a bouquet semplici di rose gialle e rosse, dalie e crisantemi giace maestoso un mazzo di gigli e gladioli bianchi distesi su un cuscino di seta. A caratteri dorati, le parole
To Andrée, with love and gratitude. The Kennedy family.
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