- Autore: Michael Connelly
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Piemme
- ISBN: 9788868367381
I bar di paese sono monotoni, i pettegolezzi dei giornali poco interessanti, mentre l’espositore riserva molte sorprese, a volte piacevoli. E in uno ho trovato La bionda di cemento di Michael Connelly (Piemme, 2011, trad. di Gianni Montanari), un thriller che ha come protagonista il detective Hyeronimus Bosch, protagonista di una serie di romanzi.
Hyeronimus Bosch è accusato di eccesso di violenza nei confronti del Fabbricante di Bambole, serial killer uccisore di prostitute e pornoattrici catturato da Bosch. Il detective sostiene di averlo ucciso per legittima difesa, ma l’accusa rappresentata da Honmey Chandler, avvocata di ferro, non è del suo stesso avviso. Durante il processo la polizia ritrova il cadavere di una donna bionda uccisa con le stesse maniere di uccisione del Fabbricante di Bambole e questo fa pensare ad un imitatore, emulo del killer ucciso che viene prontamente chiamato l’Imitatore.
Il romanzo si svolge su due piani: uno è il processo intentato a Bosch, l’altro è l’indagine condotta dallo stesso contro l’Imitatore, che sembra conoscere tutto del Fabbricante di Bambole. Di quest’ultimo Bosch sa che è stato scritto un libro sulle sue gesta, che il criminale ha suscitato l’interesse di uno psichiatra e la Buoncostume ha collaborato all’indagine. Alcuni conoscevano il serial killer e Bosch comincia a sospettare che l’Imitatore sia una persona molto vicina all’indagine. Non è un’intuizione sbagliata, ma ci vorrà del tempo per dimostrarla e, nel frattempo, Bosch deve sistemare tutta la sua vita privata, dal momento che si è legato a una donna che potrebbe essere quella giusta.
Non rivelo le peripezie prima dell’esito finale, ma ci tengo a precisare che l’indagine è condotta da Bosch in modo rigoroso, mentre il processo assume le dimensioni di un duello.
Connelly è molto attento a seminare indizi e a creare uno stato di tensione tale da inchiodare il lettore fino all’ultima pagina e contemporaneamente descrive personaggi di grande spessore psicologico. Bosch è un uomo disilluso, malinconico e anche troppo veloce con la pistola, ma abile deduttore e deciso a farsi rispettare dai suoi capi; la polizia viene descritta come non del tutto ottusa, ma alcuni poliziotti si fanno troppo coinvolgere dal loro lavoro con esiti dubbi. Interessante la figura dell’avvocato donna che considera la giustizia come "una bionda di cemento", riferendosi alla statua della Dike accanto al tribunale, ma anche alla precarietà dei giudizi umani. Le descrizioni sono forse un po’ troppo lunghe, ma danno l’idea del rigore di Bosch che si muove in una Los Angeles tentacolare e tutt’altro che angelica.
Il finale è forse troppo precipitoso, ma in linea con il romanzo stesso. In sostanza un buon prodotto thriller per una lettura estiva coinvolgente che vada oltre la superficialità del genere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La bionda di cemento
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