- Autore: Claudio Vercelli
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788877077967
L’hanno raccontata in letteratura e nel cinema, drammatica ed epica, rovinosa e inarrestabile: la fine della Germania nazista è una vera Gotterdammerung nibelungica (caduta degli dei). Non a caso, il regista tedesco Hirschbiegel l’ha resa tale in un film iconico del 2004, “Der Untergang. La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler”. Le due settimane tra il 16 aprile e il 2 maggio 1945 hanno tutto della tragedia, totale, teatrale, scenica. Il docente e ricercatore storico torinese Claudio Vercelli la racconta a sua volta in un saggio recente, anch’esso epico, per quanto in modo asciutto, grazie a una prosa motivata e partecipata, segno della compiuta conoscenza dell’argomento. La battaglia di Berlino è pubblicato da Capricorno, casa editrice della Mole (maggio 2025, 160 pagine), con numerose fotografie, cartine e documenti in bianco e nero nel testo.
Metà aprile 1945, è resa dei conti nella capitale al centro del territorio del Brandeburgo, tra i sovietici e Hitler, che nel bunker della Cancelleria ordina movimenti di divisioni inesistenti, perché già divorate dal tremendo fronte orientale. Una forza complessiva di due milioni di combattenti dell’Armata Rossa converge verso il centro della capitale del III Reich, difesa solo da centomila uomini, una parte dei quali anziani e ragazzini delle Volksturm. Qualche decina di migliaia di soldati stanchi è tutto quello che resta dei dodici anni del sogno di potere hitleriano. Sono consapevoli della sconfitta, ma non non hanno altra scelta che il sacrificio, sanno che la resa a un nemico che considerano barbaro e vendicativo non garantirebbe la sopravvivenza, tanto meno durante la prigionia nei campi russi, durissima.
Questo ci riporta al contesto ideologico della superiorità razziale pretesa dai nazisti, lucidamente illustrato da Vercelli nella prima parte del saggio. Fa presente che lo stesso secondo conflitto mondiale è stato “una guerra totale di annientamento”, scatenata dalla Germania come conflitto tra due concezioni contrapposte del mondo. Una weltanschaungkrieg che nella dottrina hitleriana significava lo scontro tra dottrine inconciliabili, “derivate da appartenenze razziali immodificabili”: l’arianesimo, basato sulla superiorità civile, morale, culturale e anche biologica degli ariani, contro l’ebraismo internazionale, il presunto tentativo israelita di condizionare la società mondiale mescolando le etnie e “degenerando l’umanità”.
Al centro di questo duello all’ultimo sangue, il complesso di superiorità nazista collocava le altre “razze”, inferiori secondo una scala decrescente, destinate a un ruolo subordinato rispetto all’herrenvolk, il popolo dei signori, il popolo eletto: i tedeschi ariani. Per continuare a esistere, la condizione era accettare che gli ariani dominassero implacabili il resto della comunità umana.
Chi ha pagato pesantemente la follia hitleriana, insieme agli oltre 5 milioni di militari tedeschi caduti dal settembre 1939 al maggio 1945? I civili di ogni età: anni di bombardamenti, poi l’invasione del nemico, fame, stenti, occupazioni. E le donne hanno avuto la peggio. Nel capitolo “La guerra degli inermi”, Vercelli non nasconde che le città della Germania, conquistate dalle truppe sovietiche dopo feroci combattimenti, videro le più atroci violenze contro gli indifesi, tanto soldati sopraffatti che civili disarmati, soprattutto donne. Cominciarono nell’autunno del 1944, quando venne raggiunta Nemmersdorf (poi temporaneamente riconquistata dai tedeschi): le donne della località prussiana furono stuprate e spesso barbaramente assassinate.
Una prima ondata di circa 200 mila profughi germanofoni baltici mosse verso ovest e all’avvio dell’offensiva invernale sovietica nei primi giorni del 1945 quasi 5 milioni di civili si misero in movimento, in Polonia, Prussia, Brandeburgo orientale, Slesia, Pomerania e Danzica. Al netto degli ordini ufficiali da Mosca, che per mettere le mani avanti vietavano le relazioni sessuali nei territori liberati, minacciando di fucilazione i violentatori, si stima che nella sola Berlino metropolitana in più di 100mila abbiano subito stupri, spesso di gruppo. Nel complesso, è plausibile che tra 250mila e 400mila donne siano state abusate. Altre valutazioni arrivano a 2 milioni. I divieti di molestie risultavano di pura facciata: le brutalità erano motivate anche dall’odio vendicativo esaltato da poeti come Il’ja Ehrenburg. “Uccidi l’aggressore tedesco”, chiedeva di non dimenticare le mamme di Leningrado che spingevano le slitte con i figlioletti morti.
Quanto all’assedio di Berlino, dopo avere dettagliato lo schieramento sovietico e tedesco, con i relativi piani di conquista e di difesa alla vigilia del 12 aprile, Vercelli fa esplodere alle 5 del mattino di quel giorno il primo colpo d’artiglieria russo sulla linea dell’Oder. Un bombardamento imponente, fuori misura, di una potenza devastante, ormai ingiustificata sul campo. Era l’ultima offensiva, seguita nel libro ora per ora, si può dire. Il 2 maggio, alla resa tedesca in città, il bilancio ufficiale complessivo registrò 458mila morti e feriti, 480mila prigionieri (70mila a Berlino). Andrebbero aggiunti anche 22mila civili. Mancano tuttavia certezza sulle cifre, che sembrano eccessive. Dalla parte sovietica, i tre fronti denunciarono la perdita di 78.291 combattenti e il ferimento di 274.184. Vanno calcolati i 2825 morti e 6067 feriti delle truppe polacche schierate insieme ai russi. Sta di fatto che, dal 3 di maggio del 1945, la storia voltò pagina. Hitler si era suicidato il 30 aprile, con i nemici a poche centinaia di metri dal bunker della Cancelleria in cui si aveva trascorso gli ultimi 105 giorni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La battaglia di Berlino
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