La battaglia delle Ardenne
- Autore: John Toland
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
Mancò poco, nel dicembre 1944: senza la resistenza ostinata di reparti yankee, le colonne corazzate della Wehrmacht avrebbero preso alle spalle lo schieramento alleato sul fronte occidentale in Europa, convergendo dal Lussemburgo verso il Mare del Nord, ad Anversa. Un piano tedesco quasi riuscito, col solito perno nei boschi delle Ardenne, perché sottovalutato dai comandi USA “per mancanza d’immaginazione”, secondo lo storico John Toland, autore nel 1959, tra i suoi eccellenti testi di storia militare, di Battle: Story of the Bulge, riproposto ai lettori italiani l’anno scorso dalle edizioni milanesi Res Gestae, nella traduzione di Enzo Cappelli: La battaglia delle Ardenne (giugno 2024, 496 pagine).
È stata l’ultima offensiva scatenata da Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, con l’obiettivo di fermare l’avanzata alleata sei mesi dopo lo sbarco in Normandia, il “disperato tentativo” finale nelle foreste tra la Francia nordorientale, il Belgio e il Lussemburgo, settore tenuto interamente da truppe statunitensi. Tutto sommato prevedibile, nella regione boschiva ritenuta i impraticabile ma già sfruttata dagli strateghi germanici per “passare” nel 1914 e nel maggio 1940. Pertanto, un progetto ancora più colpevolmente trascurato dai vertici dell’US Army, che la ritenevano un’area secondaria, per quanto fronteggiante la parte meridionale della Sigfrido, la forte linea difensiva germanica di frontiera.
“Per oltre due anni ho visitato i luoghi” dei combattimenti, si legge nella nota introduttiva di Toland, scrittore statunitense (1912-2004) Premio Pulitzer per la saggistica 1971, noto per una fortunata biografia di Adolf Hitler. Un suo libro ispirò nel 1967 il film di successo “Gangster Story. Bonnie e Clyde”. Il saggio sulle Ardenne è “un’esposizione documentata” della più grande battaglia combattuta dalle forze armate degli Stati Uniti, “strenuo sforzo” in un inverno particolarmente rigido (un milione di soldati e migliaia di civili coinvolti). Ha viaggiato per 150mila km dagli Stati Uniti all’Europa, ha percorso in lungo e in largo il territorio della “Sacca”, per acquisire una conoscenza diretta dei campi. Ha dormito nelle trincee e nelle cantine, ha ricostruito scene di battaglia, ha rintracciato testimoni oculari di massacri, ha intervistato oltre mille persone in dieci Paesi diversi.
I dialoghi sono veritieri, riportati da persone che li avevano pronunciati o ascoltati.
Molti la ritengono una montatura, ma “Nuts” (al diavolo!, con allusione ad attributi maschili) gli era stata confermata da cinque presenti nel momento in cui il comandante della 101 Divisione Aviotrasportata accerchiata a Bastogne, gen. Anthony McAuliffe, scrisse la risposta all’offerta tedesca di resa. Nessun segno di attività germanica la notte gelida del 15 dicembre. Le Ardenne erano per gli Americani un “fronte fantasma”, 150 chilometri lungo i quali l’artiglieria si limitava a tiri di esercitazione e le pattuglie perlustravano solo per tenersi in esercizio. Da oltre un paio di mesi, le due parti sostavano quiete, limitandosi a tenersi d’occhio ed evitando di pestarsi i piedi a vicenda. Gli USA schieravano sei divisioni, tre mai entrate in combattimento, l’altra metà in riorganizzazione, provate dopo gli scontri accaniti nell’avanzata alleata verso la frontiera franco-belga-tedesca.
Passata la mezzanotte, 75mila uomini, per lo più addormentati. Quelli di guardia annoiati dalla routine di servizi senza scosse. Nessun allarme per il leggero ronzio lontano dalle linee nemiche a est. Niente faceva supporre che i tedeschi stavano avanzando a occupare le posizioni prestabilite, lungo strade d’ogni genere, ricoperte di paglia per attutire i rumori. 250mila militari, 1.900 cannoni pesanti, 970 carri armati e semoventi d’assalto. Entro sei ore sarebbe cominciata l’operazione Christrose, il più colossale attacco sul fronte occidentale. Con il nome originario in codice Wacht am Rhein (guardia sul Reno, dal titolo del popolare canto patriottico), era tra le priorità del führer fin dal cedimento in Normandia, il 31 luglio precedente.
La battaglia nella Sacca, the Bulge (il crocevia di Bastogne, assediato dai Tedeschi e mai ceduto dagli americani) è descritta da Toland nel dettaglio, con un’efficace conoscenza dei protagonisti e dei luoghi. Il 23 di gennaio si poteva considerare conclusa, con la vittoria americana. I combattimenti si spostarono verso oriente, in Germania, lasciando dietro territori devastati, case e fattorie distrutte, bestiame ucciso, popolazioni martoriate. Le Ardenne erano un enorme cimitero per oltre 75mila caduti.
Toland fa rilevare che a conti fatti il tentativo di Hitler si tradusse in un risparmio di migliaia di vite americane e britanniche. Se avesse preferito schierare invece i suoi dietro la Linea Sigfrido, gli Alleati avrebbero dovuto superare il baluardo di fortificazioni ben difese dalle stesse truppe annientate nelle Ardenne. Non si trattò di uno scontro lineare, ma di una quantità di azioni isolate, legate solo dalla direzione da cui venivano gli attacchi. Le posizioni erano fluide o inesistenti. Unità americane accerchiate, a pochi chilometri unità tedesche accerchiate a loro volta. Spesso, piccoli gruppi o anche uomini isolati, impegnati in battaglie solitarie, con grandi risultati talvolta.
In questo genere di lotta, il soldato americano eccelse, sorprendentemente. Rifulse nella Sacca lo spirito d’indipendenza, quello stesso che dava luogo a inconvenienti durante l’addestramento. L’abitudine alle comodità lo resero un soldato mediocre nei primi momenti della battaglia, ma apprese presto che c’era una sola possibilità di sopravvivere: combattere. Entrato in guerra con la sua particolare filosofia, di attivarsi soltanto per lo stretto indispensabile, nelle Ardenne venne spinto a fare più del possibile.
Gli premeva una cosa sola: vincere e tornarsene a casa.
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