- Autore: Robert Galbraith
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Salani
- Anno di pubblicazione: 2025
Per chi ama la serie di Cormoran Strike, questo ottavo romanzo di Robert Galbraith (alias J.K. Rowlings, l’autrice di Harry Potter) intitolato L’uomo marchiato (Salani, 2025, trad. di Laura Serra e Andrea Berardini) è comunque da leggere: vi ritroviamo la soave tenacia della socia Robin, il dolente fascino di Cormoran e la struggente impossibilità di dichiarare un amore reciproco che è per loro fonte di una costante, tenera, a volte rabbiosa malinconia. Ma non si può sostenere una trama di 1.200 pagine solo con la tormentata, dolce, taciuta angoscia di non sapere se si è corrisposti e non avere il coraggio di rivelarsi, anche se è proprio questo che il lettore, soprattutto la lettrice affezionata, cerca tra le righe.
Per il resto, infatti, la vicenda è inutilmente intricata, con una girandola di nomi e di intrecci che non riescono ad appassionare: nessun personaggio, a parte i citati protagonisti, spicca per umanità e complessità, nessun ambiente o situazione è approfondito al punto da catturare chi legge e coinvolgerlo nella ricerca della risoluzione del caso su cui i detective stanno lavorando. Tutto si regge sull’interiorità dei due soci dell’agenzia investigativa, mentre la trama “gialla” provoca spesso noia se non fastidio per un intreccio che sfugge anche se si pone la massima attenzione: un cadavere mutilato rinvenuto in un negozio che vende oggetti massonici e a cui non si riesce a dare un’identità, una donna convinta che il morto sia il suo fidanzato e che vuole averne le prove, poliziotti corrotti o alcolisti, amici, nemici, parenti serpenti, testimoni reticenti, reti criminali, traffici di esseri umani, nomi su nomi di cui il lettore non riesce più a cogliere nessi e collegamenti. Ciò provoca poca suspense e parecchia confusione, che si dilata via via che si procede nella lettura, vista la mole dell’opera.
Molto più avvincente ed organico era apparso il precedente volume della serie, Sepolcro in agguato, in cui le emozioni di Robin e Cormoran, anche qui descritte in modo coinvolgente, erano ben compensate da una trama solida, compatta, motivata, in grado di suscitare interesse e attesa. Così, anche quando finalmente nelle ultime righe avviene la rivelazione d’amore, si ha l’impressione che l’autrice abbia eccessivamente prolungato l’attesa sia nel filone personale sia in quello investigativo: nel primo caso, le occasioni perdute dai due protagonisti per confessare i loro sentimenti risultano a lungo andare ripetitive e non tutte credibili, nel secondo lo stillicidio di ipotesi sui tre possibili candidati assassinati e la pletora di interrogativi sul movente creano un senso di disorganicità spesso gratuita.
Rimane quindi da chiedersi: vista la non eccelsa qualità letteraria del romanzo, riusciranno i fedeli lettori a tenersi lontani dai programmati ultimi volumi 9 e 10 della serie, magari accontentandosi della buona trasposizione televisiva in piattaforma? La risposta è no: l’inconscia dolcezza dei due protagonisti è in ogni caso un richiamo irresistibile.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’uomo marchiato
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