- Autore: Antonio Facchiano
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
A saperla ascoltare, ogni cosa può raccontare la sua parte di verità: cito lo stesso Antonio Facchiano per avanzare il sospetto che nel suo romanzo L’occhio delle pietre, un intrigo internazionale per Graus Edizioni (Napoli, collana “Tracce”, dicembre 2024, 182 pagine), abbia voluto riferirsi a molto più di una realtà meramente narrativa. Starebbe a dimostrarlo, del resto, tanto la circostanza che l’autore campano sia un clinico di vaglia quanto il lungo elenco di fonti e di novità scientifiche, nella nota in appendice. E questo fa tremare le vene e i polsi al pensiero che il complotto ecologico mondiale raccontato possa essere stato ispirato da qualche fake news medica o farmaci farlocchi.
È specialista in oncologia molecolare, ha pubblicato numerosissimi articoli su riviste mediche e anche diverse monografie poetiche, ottenendo riconoscimenti tanto per l’attività scientifica che poetica (Premio Sabazia Anguillara nel 2005, Gioacchino Belli 2010, Adriano Olivetti 2019). Premiato anche il romanzo d’esordio L’altro piano, Premio Letteratura 2021 e Città di Cava de’ Tirreni 2022.
Anche questo secondo è un thriller di denuncia, di progetti ecologici spacciati per salvifici, che invece nascono speculazioni ancora più aggressive e impattanti sull’ambiente collettivo. Il pensiero corre ai movimenti di giovani ambientalisti iperfanatizzati, creati, finanziati e usati dalle multinazionali delle nuove energie green. Cinici gruppi industriali, mascherati da ecofilantropi, strumentalizzano l’ingenua convinzione di difendere un pianeta che quei militanti credono giunto all’ultima mezzora di vita possibile, a causa dell’inquinamento, dell’innalzamento dei livelli di CO2 nell’atmosfera e del cambiamento climatico conseguente.
Se scrivessi un romanzo di attualità, mi piacerebbe smascherare quel pezzo dell’industria planetaria che ha deciso d’investire su fonti di energia e di locomozione diverse dai fossili, non più basate sulla combustione del carbone o del petrolio. Per demolire la concorrenza, mettono in atto la strategia di demonizzare l’impatto inquinante di quel processo di produzione energetica, cercando - e riuscendovi, grazie a ingenti investimenti - di sostituirla con un’altra filiera, ritenuta verde: l’elettrico, ad esempio. Salvo scoprire, solo quando sarà troppo tardi, che anche l’eco new deal avrà un impatto sull’ambiente, non ultimo e non unico il problema dello smaltimento d’ingenti parchi di batterie esaurite, ormai inservibili, ma costruite con materiali e terre rare a loro volta pesantemente inquinanti. È la spietata sentenza dell’ineffabile e trascurata eterogenesi dei fini, secondo cui le azioni umane possono portare a risultati diversi da quelli inizialmente previsti o desiderati.
Nel romanzo, il progetto si chiama Atlantis, che aspira al finanziamento comunitario e dopo alcune bocciature torna all’esame dell’Ufficio 61 dell’Unione Europea, a Bruxelles, incaricato di verificare le reali potenzialità e di smascherare eventuali magagne procedurali o truffe nascoste. Oltre alle mazzette, in questo piano di riciclo della plastica c’è di molto peggio: una tecnologia fasulla, che inquinerebbe l’ambiente più che ripulirlo; un direttore generale ricattato dalle mafie di tre continenti; una macchina mediatica poderosa, capace di fabbricare notizie false e insabbiare quelle vere. Fa capo a un consorzio di multinazionali, che nasconde interessi inconfessabili dietro proclami di green economy. Vuole arricchirsi avvelenando il pianeta, interferendo con la sopravvivenza di tutti gli insetti, impollinatori e non, complicando irreversibilmente la vita sulla terra.
I dubbi sollevati nell’istruttoria non contano, il consorzio è troppo potente, nessuno osa opporsi a viso aperto. I grandi Stati sono pronti a sostenere Atlantis con finanziamenti generosi: trarrà la plastica da mari e fiumi, riciclandola per produrre altra plastica e calcestruzzo sintetico. Dighe, ponti e strade saranno costruiti con questo materiale, cancellando l’inquinante industria del cemento. Ma se la nuova tecnologia può triturare la plastica, la risputa in buona parte in mare, liquefatta o in pezzi microscopici. Micidiale per i pesci che la ingeriscono.
È tutto ben chiaro alla Confraternita, ma perfino quest’agenzia riservata dell’ONU non può sfidare il consorzio Atlantis, pronto a scatenare decine di manipolatori, giornalisti e avvocati, per creare notizie false, scatenare vertenze nei tribunali di mezzo mondo e soffocare ogni dissenso verso il progetto, costruire una realtà fittizia di fake news contro ogni obiezione reale. La verità finirebbe sommersa dalle opinioni manipolate: qualsiasi denuncia pubblica sarebbe inefficace. Per smontare questa bufala, meglio agire nell’ombra.
Eroe della battaglia per la Terra è il giornalista investigativo Carmelo Lo Bianco. Con lui, un’internauta che si muove a suo agio nell’impenetrabile deep web, Diana; un maneggione che mette a disposizione del bene le sue prerogative di faccendiere, Rogers. Anche un fisico della materia inerte, Casimiro. Avrà il suo peso, infatti, l’insperata capacità delle pietre di memorizzare o conservare tracce sulle proprie superfici.
C’è tantissima attualità, ripetiamo, nel romanzo del dott. Facchiano. Con la sua scrittura asciutta, pacata, tecnica, sviluppa una trama che attrae i lettori grazie a una spy story d’ampio respiro, certamente più intrigante di un saggio sulla psicologia di massa e sull’abuso della credulità popolare. Oltre alla denuncia di un progetto di smaltimento della plastica tutt’altro che salvapianeta, il testo contiene passaggi di carattere soggettivo e personale, legati al vissuto dell’autore.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’occhio delle pietre
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