L’invenzione del colore
- Autore: Christian Raimo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: La nave di Teseo
- Anno di pubblicazione: 2026
C’è tanto materiale narrativo nel romanzo che Christian Raimo, insegnante, scrittore, autore di articoli su molte riviste, pubblica per La Nave di Teseo con il titolo L’invenzione del colore. Lo stesso autore in premessa scrive:
Questo libro mescola elementi reali con elementi di pura fantasia e invenzione, come fa in genere la letteratura.
Come si muove il lettore di fronte a questo insieme vasto, complesso, dissonante, che mette insieme pubblico e privato, relazioni familiari e amorose, professionali e sociali, presente e passato, rapporti intimi, interlocuzione con il mondo della scuola, con il cinema, con il ricordo della ditta nella quale il padre ha lavorato per decenni, la Technicolor, sulla via Tiburtina a Roma. In realtà, in sintesi, l’intero romanzo è la ricerca, drammatica e commovente, della figura del padre Raffaele, morto dieci anni prima in seguito a una dolorosa malattia, forse di natura professionale.
Il cinquantenne professore di liceo, la voce narrante del libro, tiene il suo lavoro quasi da parte, presente solo attraverso la figura dello studente Paolo, intelligente malandrino, pessimo alunno ma molto legato al prof, a cui chiede qualunque cosa per tirarsi fuori dai guai che procura a sé e alla sua famiglia, e il prof, rischiando molto, lo aiuta. Invece tutte le energie di Christian sono rivolte a costruire un rapporto con la fascinosa Gadda, femminista che si getta con coraggio in ogni sorta di impegno politico e di lotta per i diritti di chi non ne gode, e nello spasmodico tentativo di ricostruire la personalità di suo padre, fumatore compulsivo, lo stacanovista che trascorreva la maggior parte del suo tempo alla Technicolor, negli anni nei quali la pellicola cinematografica veniva lavorata chimicamente in grandi vasche dove nasceva il colore, quella magia che il cinema sapeva ricreare nella fantasia degli spettatori. Prima della rivoluzione digitale, il cinema era artigianato, era manualità, era rischio, e i grandi registi, italiani e americani, che di questa alchimia non capivano nulla, dovevano servirsi della abilità e della esperienza di questi uomini che nella Silicon valley nostrana, alla periferia della capitale, erano in grado di dosare gli ingredienti per costruire i colori, le sfumature, i neri, i bianchi, i rossi, assecondando la genialità dei nostri registi negli anni d’oro del cinema italiano: Ettore Scola per la realizzazione dei toni soffusi del suo capolavoro, “Una giornata particolare”, aveva avuto bisogno di Raffaele Raimo e dei suoi collaboratori per ottenere quei risultati raffinati di atmosfere in cui si muovono Loren e Mastroianni.
La madre dell’io narrante che vuol dare al figlio gli abiti fuori misura del padre morto, la richiesta di aiuto del complicato Paolo, la lettera in cui Gadda gli spiega perché lo ha lasciato, procurandogli un dolore sordo e irrisarcibile, la relazione con la sorella Veronica, anche lei scrittrice, due fratelli, due scrittori, commenta l’autore; e ancora la fuga a Napoli, dove sogna di incontrare davvero suo padre che, ipotizza, forse non è morto davvero ma si è stabilito là vivendo una vita nuova e diversa, il rapporto con una fede cercata e ignorata, che si ripresenta continuamente con la citazione di brani del Vangelo, a partire da quella in esergo:
Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo (Matteo, 8:18-20).
Lo scrittore professore sente di non saper dove realmente trovare un luogo di ristoro, dopo che, nelle ultime pagine del libro, dal capitolo 48, comincia la drammatica narrazione della malattia, agonia e morte di suo padre in una clinica privata romana. Non indietreggia il narratore di fronte ai guasti che il tumore produce nel corpo e nella testa del padre, ammalato pur se ancora giovane.
Che cosa ha pensato mio padre? Quale genere di pensiero ha avuto? Non me l’ha mai detto. Nessuno lo dice. Non certo un padre a un figlio. Non certo mio padre.
Un romanzo duro, sincero, molto autobiografico, molto pieno di fantasia, di riflessioni su amore e morte, sulla fuga nella solitudine, sul senso della preghiera, ripetitiva ma rasserenante, sull’amicizia da ricercare anche dopo che sono trascorsi i decenni senza sentirsi, sui legami familiari che non si recidono, sul lavoro della scrittura, strumento faticoso e potente, l’unica salvezza che aiuta ad attraversare il dolore senza confini che l’esistenza propone.
L'invenzione del colore
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’invenzione del colore


Lascia il tuo commento