- Autore: Carmelo Pecora
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788893471749
Ci sono storie sconosciute che chiedono d’essere raccontate, è un richiamo al quale non ci si può sottrarre: se Carmelo Pecora arriva a conoscerle, state certi che lo fa. Il poliziotto scrittore siciliano, ex ispettore capo della Scientifica in Romagna, ha dato alle stampe il primo libro che papà Luigi questa volta non potrà leggere: L’inferno e il rifugio. La Resistenza di Cleto ed Enea tra ghiaccio, fuoco e pietra, pubblicato dalle Edizioni del Loggione di Modena (ottobre 2025, collana “Agrodolce”, 170 pagine). L’autore forlivese d’adozione ricorda teneramente il genitore nella dedica, estesa a tutti quelli che credono ancora nella libertà e nell’antifascismo.
Sono tante le opere di Carmelo e di vario genere, anche storiche come questa. Hanno in comune la voglia di conoscere, di comprendere, di condividere le esperienze di altri, narrando o anche leggendo. Nei suoi libri, su vari argomenti (Moro e Peppino Impastato, Ustica e la strage di Bologna, la Uno bianca e la lotta partigiana) spiccano la compartecipazione emotiva alle vicende raccontate e la compenetrazione con i protagonisti. Applica alla lettera l’invito di Liliana Segre a chi visita i campi di sterminio: recarvisi come “in pellegrinaggio”, d’inverno, vestiti leggeri e dopo un giorno di digiuno, per capire il freddo e la fame che si pativano nei lager.
Dei campi si parla anche in questo testo, perché vi è stato recluso uno dei due giovani di cui Carmelo Pecora si fa testimone, interprete e voce. Dice che è il frutto di una chiacchierata e di ricerche incessanti: una storia del secondo periodo bellico mai raccontata, che parte da Gualdo, nel comune di Meldola in provincia di Forlì, “e gira l’Europa e non solo”. Ha per protagonista Cleto Conficoni, un ragazzo andato in guerra, ma contiene varie ulteriori vicende, a volte dolorose, altre solo accennate, qualcuna incredibile, come quella di Enea (Celso) Castellucci.
A maggio del 1936, la cartolina precetto grigio chiaro chiama alle armi “l’operaio contadino” Conficoni Cleto di Giovanni, classe di leva 1915. Deve presentarsi entro sei giorni al Distretto militare di Forlì, per essere assegnato a un reparto. L’autore inserisce il racconto nel contesto storico dell’epoca, quella di Cleto e anche precedente, visto che considera l’esperienza bellica del papà Giovanni, richiamato nella Grande Guerra in artiglieria dopo due anni di leva nel 1900. Nel caso della visita di leva di Cleto, la commissione medica va per le spicce; c’è bisogno di gente da mandare in Etiopia, a regolare i conti con il Negus. Il ragazzo poi è robusto: abile, arruolato, Alpini, Julia.
In effetti, salpa per l’Africa, ma resta un mese soltanto. Mamma Veronica ha compiuto una mossa disperata, tollerata a malapena da quel socialista del marito. È andata a parlare con una cugina a Rocca delle Caminate, Villa Carpena, una che non nasconde un caratteraccio, ma se ti dice sì mantiene la parola: Rachele Guidi, moglie di Benito Mussolini, il maestro di Predappio, ora duce del Fascismo.
Il giovane è ancora militare il 10 giugno 1940 quando l’Italia entra in guerra. Con il suo reparto partecipa alla durissima campagna di Grecia, sui monti dell’Epiro e dell’Albania, coperti di neve. La corrispondenza funziona malissimo, a casa non arrivano le lettere, che pure fa scrivere al commilitone Giuanin, di Ravenna, e questo offre l’opportunità di conoscere un altro episodio della tostissima mamma romagnola. È tormentata dalla mancanza di notizie del figlio. Non fa che pensare a Cleto e, pur da credente, contesta al Cristo appeso alla parete della camera da letto di non aiutarla. Gli si rivolge come se potesse ascoltarla. Prende il crocifisso in legno intarsiato e lo porta nella stalla adiacente la Casaza.
Da oggi andrai vicino alla mangiatoia e solo quando il mio ragazzo tornerà a casa anche tu tornerai al tuo posto.
Guai a chi si fosse permesso di spostarlo.
Non solo la Grecia. Mussolini manda gli alpini in Russia, a combattere con le mani contro i carri armati T34 e a ritirarsi a piedi nella neve e nel gelo. Di 230mila uomini, rientrarono solo 10.030. Gli altri, morti, feriti, prigionieri. Dispersi. Di Cleto e Giuanin, nessuna notizia a casa. Dal libro sappiamo che dopo avere vagabondato nella pianura ucraina, aiutati dalla popolazione, finiscono prigionieri dei tedeschi, alla caduta del Fascismo e al passaggio dell’Italia con gli Alleati. Il loro campo di concentramento è il famigerato Mauthausen-Gusen, nella regione austriaca di Linz.
Si apre a questo punto la vicenda di Enea Castellucci, genero dei Conficoni, che si chiama Celso. Si è sottratto alla nuova chiamata, dopo la leva in Cavalleria nel 1930, perché lui coi fascisti della Repubblica di Salò non ci vuole andare. Però lo cercano e per i renitenti c’è la fucilazione.
Nel sottoscala della Casaza, a Gualdo, c’è lo sgabuzzino delle damigiane, un piccolo vano rustico in pietrame, tre metri per uno. Se lo murano con dei mattoni, nessuno penserà che dentro ci sia uno nascosto. Gli daranno da mangiare dalla finestra sul retro, che dà sul recinto degli animali, per il tempo che servirà a tenerlo al sicuro. Quanto ce ne vorrà? Gli Alleati stanno avanzando dal Sud...
A tanti chilometri di distanza, intanto, in Austria, a 145 chilometri da Vienna, Cleto soffre...
Carmelo è sempre prodigo di notizie storiche. C’è tanto da dire e lo dice, di quel periodo complesso e doloroso della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Anche là vicino, intorno alla Casaza, giovani come Cleto ed Enea vengono fucilati, perché si ribellano all’oppressore.
L’inferno e il rifugio. La Resistenza di Cleto ed Enea tra ghiaccio, fuoco e pietra
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’inferno e il rifugio. La Resistenza di Cleto ed Enea tra ghiaccio, fuoco e pietra
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