L’altro ispettore. Vietato pensare
- Autore: Pasquale Sgrò
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Corbaccio
- Anno di pubblicazione: 2025
Domenico, per gli intimi Mimmo, ispettore capo del lavoro rientrato nella città natale, dopo aver combattuto il caporalato nel Sud. Gira per le strade di Lucca sopra una bici che somiglia tanto a quella old style di Don Matteo e non deve sorprendere. È una coproduzione Rai la serie televisiva che lo ha visto protagonista lo scorso dicembre, liberamente tratta da un romanzo del calabro-lucchese Pasquale Sgrò. Col titolo L’altro ispettore. Vietato pensare, è un prodotto della casa editrice milanese Corbaccio (novembre 2025, collana “Narratori”, 192 pagine).
Lucca sugli scudi dunque, compresi i bei dintorni, ma pure tante vicende dolorose d’incidenti e morti sul lavoro, che si scivolano spesso dall’omicidio colposo, per omissione di misure di sicurezza, all’omicidio volontario.
Sgr, nativo di Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria, vive e lavora nella città toscana del Comics, della Luminara Bella (la processione serale in costume medievale), di altro e di più. È stato a sua volta ispettore, si occupa fin dagli anni Ottanta di salute del lavoro e dal 2000 ha fondato lo Studio Sgrò di consulenza nella prevenzione infortuni, igiene occupazionale e aspetti ambientali. Con Ispettore Felicino. Storie a colori di sicurezza sul lavoro (2015), tra gli altri suoi romanzi, ha scritto i testi e curato i fumetti che vedono in azione un predecessore di Mimmo, uno scorbutico e inflessibile funzionario ispettivo asl.
È lucchese il trentottenne ing. Domenico Dodaro, nuovo capo dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Lucca-Massa Carrara. “Qui non succede mai niente, ti annoierai”, gli ripete il predecessore nel passare le consegne e lasciando non per promozione ma perché sotto inchiesta. Reggio Calabria è alle spalle. La morte di Laura ha devastato Domenico. La moglie calabrese è stata stroncata da una terribile malattia, dopo mesi di sofferenze, e lui ha deciso di mettere lo Stretto alle spalle, per il bene della figlia adolescente. A Lucca, sua madre e sua sorella Lucrezia possono prendersi cura di Mimì molto meglio di quanto lui non possa fare da solo. Il trasferimento ha sradica to però la ragazzina dal mondo di affetti e certezze che si era costruita e soprattutto dalla sua passione, il calcio femminile: scarpini, calzettoni, calzoncini e maglia amaranto della Reggio Union.
“Ti annoierai”... Barbieri è stato profeta, ma al contrario. Non promette niente di buono il volto teso di Mariotti, brigadiere del nucleo Carabinieri dell’Ispettorato, appena elevato d’istinto da Mimmo a collaboratore più fidato. Un incidente grave, al cotonificio. Pare ci sia stata una vittima. Una ragazza.
Sgrò descrive scene che purtroppo ha dovuto conoscere. Un ronzio continuo vibra nel capannone, di sottofondo a colpi secchi dei macchinari. La giovane si accosta alla macchina tessile con movimenti rapidi. La bandana stretta sulla fronte trattiene a malapena i capelli. Appoggia le mani nude sui comandi, le maniche del camice ampio sono arrotolate fino ai polsi. Davanti a lei il rullo gira implacabile. Si china per raddrizzare un filo che sfugge alla trama. Un gesto veloce, abituale. Questione di un istante. Una manica s’impiglia. Un piccolo strappo, seguito da un grido. Il tessuto la tira con forza, mentre le dita si contorcono in un gesto disperato, cercando un appiglio. Urla d’orrore degli altri di turno sovrastano il frastuono dei telai. Subito dopo, altri richiami concitati si perdono nel fragore delle macchine. La stampa diffonde la notizia: Karina Bogdani, diciannove anni, agganciata dal rullo dell’orditoio. Senza scampo.
Ricordo bene il caso che Pasquale Sgrò cita testualmente (anche a titolo di protesta civile contro un dramma evitabile). La giovane operaia di Lucca è di fatto Luana D’Orazio, ventiduenne toscana vittima di un’atroce morte bianca, straziata il 3 maggio del 2021 da un orditoio, nell’impresa tessile di Montemurlo (Prato) in cui lavorava con un contratto da apprendista, per mantenere il figliolo di cinque anni. Nel romanzo, Karina aveva la passione per la danza e lavorava per pagarsi i corsi. Nel caso reale di cronaca, la perizia disposta nel processo - concluso col patteggiamento dei titolari dell’impresa, imputati di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche - aveva verificato che nel macchinario erano state disabilitate le funzioni di sicurezza che avrebbero fatto scattare il blocco automatico, in caso di avvicinamento pericoloso dell’operatrice. Il fatto è che con quella modalità attiva, l’apparato viene esposto a stop frequenti. Bypassandola, può continuare invece ad agire fino allo spegnimento manuale, incrementando così la produttività. Si stima un 8% in più ad orditoio. Se l’inchiesta di Dodaro è solo liberamente ispirata alla tragedia sul lavoro di Luana, si avvicina moltissimo, indubbiamente. E questo è un valore aggiunto, per una romanzo che si carica di una corretta e non invadente ma giustificata denuncia sociale.
Di turno in Procura è una compagna di scuola di Mimmo, Raffaella Pacini, pubblico ministero incaricata delle indagini, che si avvalgono della professionalità dell’ingegnere. Non un poliziotto, non un investigatore, ma un tecnico, al servizio della sicurezza (che è prevenzione) e della giustizia (per quanto se quando si arriva in un Tribunale vuol dire che qualcosa non ha funzionato come avrebbe potuto e dovuto).
Con Sgrò si va sul sicuro. È competente, conosce, scrive con tutti i crismi e non mette da parte il cuore, anzi, lo apre a tutti, nelle pagine, con sensibilità ed efficacia.
L'altro ispettore. Vietato pensare
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