- Autore: Renata Prescia (a cura di)
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
L’Albergheria, tra accoglienza e rinascita, a cura di Renata Prescia (Edizioni Salvare Palermo, 2025), è un volume che segue quello dedicato alla Vucciria, anch’esso edito dalla Fondazione Salvare Palermo nell’ottica del progetto di quattro volumi sui quattro “mandamenti” della città.
La Fondazione Salvare Palermo si propone con questo suo lavoro di contribuire alla conoscenza del centro storico, attraverso l’impegno e il contributo costante del tutto volontario dei suoi soci riversato nelle attività che statutariamente conduce, quali restauri, seminari, promozione e/o partecipazione a iniziative.
Una zona di Palermo, l’Albergheria, dove c’era il famoso Cortile Cascino, stigmatizzato da Danilo Dolci, ubicata nel pieno del centro storico cittadino, una zona lasciata nel tempo al massimo degrado nonostante la stretta vicinanza ai Palazzi del Potere. Un volume prezioso, questo, che si articola in diversi saggi, di cui il primo a firma di Maurizio Vesco con dei contenuti esaustivi, molto descrittivo e analitico, dove si tratta di una parte della città particolarmente significativa per le condizioni di povertà pressoché assoluta. Le strutture edilizie erano, e in parte ancora lo sono, formate da abitazioni pericolanti, sovraffollate e prive di spazio e di luce.
Un volume che tiene insieme diverse tematiche, quella delle ferite, degli sventramenti dei bombardamenti e il conseguente abbandono di questa parte della città. Un volume dove si esprime la competenza e la passione di chi l’ha posto in essere, ponendo attenzione a fatti diversi ma convergenti e invitando a guardare l’Albergheria non come tema astratto. Si osserva invece l’Albergheria come un luogo concreto dove la storia urbana, intesa come patrimonio materiale, e vita quotidiana si tengono insieme sovente in modo drammatico e spesso rivelatore. Una parte della città storia che non è un museo ma un campo di convivenza, un’area di lavoro e di conflitti dove però si registrano fenomeni di accoglienza e sprazzi di rinascita.
Nella Prefazione curata dall’autrice, si focalizza subito il senso dell’operazione intendendo Albergheria e Ballarò come parte per il tutto, simbolo di una Palermo mediterranea e plurale ma anche cartina di tornasole di scelte politiche e urbanistiche che hanno lasciato tracce profonde. E citando Padre Cosimo Scordato, si rammenta come Palermo è di una complessità culturale disarmante. Si vuole adesso collocare il quartiere in una prospettiva contemporanea che non sia solo emigrazione come emergenza ma mobilità come diritto e come fatto strutturale, reale e sociale di cui tenere gran conto. Si indica anche il restauro come strumento per invertire processi, inteso in senso pieno come conservazione integrata. Un centro storico non solo come monumento ma sede di comunità.
Nel saggio di Lina Bellanca si entra nel cuore materiale del volume, in cui si tratta l’Albergheria come monumento singolo e cantiere lungo della tutela pubblica. Si racconta di una condizione iniziale quasi scoraggiante con un campanile ingabbiato da ponteggi, con rischi di collasso, interni puntellati, infiltrazioni che rovinano preziosi decori etc., ma si racconta anche un tema delicato, la difficoltà estrema di fare percepire questi contesti fragili e il senso della spesa pubblica per la loro tutela. Infine Bellanca ricorda l’apertura nel 2009 come “Festa popolare”, e questo è un segno che il restauro, quando ritorna fruibile, può riattivare le comunità e renderla partecipe identificandosi e riappropriandosi così del proprio territorio. La popolazione locale si rende così conto di essere partecipe di un processo nuovo di rinascita e nelle significative foto di Andrea Ardizzone, che corredano ed arricchiscono il testo, si evidenzia quanto sopra.
Il testo di Silvana lo Giudice sposta l’attenzione sulla sociale civile organizzata: la Fondazione Salvare Palermo come soggetto che affianca le Istituzioni con criteri e piani di scelta degli interventi. Si esamina il processo di recupero di alcuni tesori conservati, dei Cristi lignei, dove si vede l’impegno e la pazienza dei restauratori e dove pare trasparire il senso profondo della sofferenza e quello di un destino comune. Segue, tra gli altri, il saggio di Giuseppe Montana, che con uno scritto breve e asciutto fa capire come il restauro sia un’attività estremante complessa che coinvolge tutta la conoscenza globale dei materiali, della chimica e dell’infinitamente piccolo.
Significativo il titolo del saggio di Padre Cosimo Scordato, Cultura e inclusione sociale, dove si esprime la complessità di una città che è tante città anche in senso diacronico, essendosi sviluppate in tempi diversi le diverse sue parti, caratterizzandosi con identità diverse, nazionalità ed etnie differenti. Purtuttavia prevale un clima mai di contrasto ma di reciproca accettazione; assente però quasi del tutto un progetto politico di vera ed autentica integrazione. Sono tante le stratificazioni culturali del passato e differenti le culture del presente, e in questo senso il testo di Padre Scordato pare essere la coscienza politica del volume.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’Albergheria, tra accoglienza e rinascita
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