Io, Ortensia
- Autore: Paola Maria Liotta
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Una scrittrice che sorprende ancora una volta per il suo profondo amore per la scrittura e per la cura certosina, l’accuratezza e la meticolosità nel riportare alla luce figure femminili della nostra Storia. Paola Maria Liotta, siciliana, è docente di materie letterarie e latino ad Avola, dove risiede, e Io, Ortensia (Il Convivio, 2025) è il suo ultimo lavoro. La sfida, scrive la nostra autrice, nel dare voce a questa straordinaria personalità riuscirà a farne rivivere le aspirazioni che la mossero, valorizzandone il coraggio, le brillanti doti oratorie, le tensioni culturali e umane.
Promessa sposa a soli dieci anni a Quinto Servilio, Ortensia, voce narrante, era tra le fanciulle del suo tempo colei che aveva la capacità dell’arte del discorso: intelligente, vivace e sempre pronta a discutere, dimostrerà la sua erudizione e la sapienza che traeva dai suoi studi. Ascoltava attenta e con profonda ammirazione suo padre Quinto Ortensio per il suo talento oratorio, il solo a contendere il primato del Foro a Roma a Marco Tullio Cicerone. L’aveva istruita come se fosse stato un figlio maschio, la sosteneva nel curare le sue passioni letterarie e la loro dimora era frequentata da cavalieri, patrizi, retori e filosofi. Servilio, il suo promesso sposo, la guardava con molta venerazione: era un uomo colpito da tanti dolori e nella piccola Ortensia riusciva a vedere serenità. Orfano dei genitori e cresciuto dallo zio quando era ancora un bambino, conosceva le armi e la guerra. La prima moglie era stata ripudiata per la sua condotta sconveniente, la seconda era morta di parto insieme ai gemellini che portava in grembo. Cosa avrebbe potuto avere in comune Ortensia con un uomo di venticinque anni più grande, e che aveva visto tutto della vita?
Il suo sguardo calmo la rassicurava e in lui c’era devozione. Servilio non parlava mai di politica ed era il più premuroso dei fidanzati. Al compimento dei dodici anni, in prossimità delle nozze, le aveva regalato scialli di tessuti pregiati del lontano Oriente e una catena in filigrana e perle “che pesava quanto un’anfora d’olio”. Lei non badava alle ricchezze, non era quello che desiderava dalla vita. Amava scrivere, leggere, discutere, e nonostante il suo amato si comportasse come richiedeva la sua condizione sociale, aveva per lei parole che le facevano battere il cuore. Ortensia conosceva bene la condizione di una donna e di una moglie, non un essere pensante bensì solo una portatrice di vita. Aveva visto la fine del matrimonio dei suoi genitori; suo padre, uomo affascinante, sempre occupato tra affari e cause, e sua madre Lutazia, spesso assente, con visibili sul viso i segni dell’abbandono. La mancanza di un figlio maschio e il ripudio non l’avevano distolta dall’essere ancora innamorata del marito dopo tanti anni. Cosa sarebbe successo ad Ortensia? Anche lei poteva non essere in grado di dare un erede maschio?
La giovane Ortensia bramava di essere fino in fondo solo se stessa, “una donna in un mondo di uomini”. Intanto a Roma non vi era più concordia e pace, era giunto un nuovo tempo di guerra. I romani adoravano Cesare come un Dio, e gli avversari sarebbero stati infami e sacrileghi. Ortensia rimarrà sola con sua figlia Servilia, che crescerà nel ricordo del padre, affronterà enormi difficoltà con il declino dell’Urbe ma per lei il destino aveva in serbo Teofilo, uomo colto e sagace, al quale si legherà per il resto della sua vita. In lui aveva trovato ciò che cercava da tanto, l’amore, la condivisione, le passioni che li univano l’un l’altro.
Ortensia è un personaggio storico ricordato non solo per la sua cultura, l’eloquenza e per il suo coraggio, ma particolarmente per un’orazione pubblica che pronunciò davanti ai triumviri in difesa delle matrone romane che dovevano, con una tassa imposta sui loro patrimoni, contribuire alle spese militari.
Roma nel sangue, il nostro stesso sangue perduto al di là dei confini dell’Urbe, le confische, le delazioni, le violenze più sordide a intimidire chi ha voluto rimanere in casa propria per non lasciarla in balia del più forte.
E per le donne, proferì a difesa Ortensia, lasciate da sole a pagare un caro prezzo per una guerra che non avevano voluto,
vittime prescelte di un mondo che ci fa pagare l’essere donne a caro prezzo.
Pronunciò la sua orazione in un tempo nel quale a loro era preclusa qualsiasi attività, per non parlare della politica e della pratica forense, e lei, con la sola forza delle parole, superò il divieto ottenendo per sé e per le altre donne la facoltà di esercitare i propri diritti.
Perché mai le donne dovrebbero pagare le tasse, visto che sono escluse dalla magistratura, dai pubblici uffici, dal comando e dalla vita dello stato?
Una straordinaria figura femminile ricordata nella nostra storia come un famoso avvocato dell’Urbe, che con il suo eccezionale discorso aveva saputo conquistare l’attenzione e il cuore degli uomini e delle donne.
Io, Ortensia
Amazon.it: 14,25 €
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Io, Ortensia


Lascia il tuo commento