L’Affaire Simenon (Solferino Editore, 2025, pp. 480, 22,90 euro) di Tiziano Fratus, come recita il sottotitolo del libro, contiene: Tutto quello che dovreste sapere sul padre di Maigret e sulla sua opera sterminata. Un vero e proprio vademecum letterario dedicato al grande autore belga Georges Simenon (Liegi 1903 - Losanna 1989), del quale l’autore è esperto e appassionato lettore.
Tiziano Fratus è nato a Bergamo nel 1975 ed è cresciuto tra Lombardia e Piemonte. In oltre vent’anni ha pubblicato un vasto “silvario” di opere quali Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli 2013), Ogni albero è un poeta (Mondadori 2015), L’Italia è un bosco (Laterza 2014), Il bosco è un mondo (Einaudi 2018), I giganti silenziosi (Bompiani 2017), Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio (Aboca 2020), Alberi millenari d’Italia (Gribaudo 2021), Giona delle sequoie (Bompiani 2019), Alberodonti d’Italia (Gribaudo 2024), Sutra degli alberi (Piano B 2022) e Una foresta ricamata (Mimesis 2025). Attualmente collabora con “Geo” di Rai 3.
L’intervista a Tiziano Fratus
- Tiziano, quanti anni aveva quando lesse per la prima volta un romanzo di Simenon?
Ero già grandicello. Ora non saprei bene dirle… non ho un ricordo preciso. Ci tornai dentro dopo aver rivisto gli sceneggiati televisivi, sia quello italiano che quelli francesi. Il primo che però ricordo di aver letto integralmente e con entusiasmo è stato Pietr il lettone.
- Un successo mondiale che dura da quasi un secolo, anche grazie alla serie del commissario Maigret. Qual è il segreto di uno dei più prolifici scrittori del Novecento?
Forse non lo sapeva nemmeno lui. Da una parte c’è la vasta disponibilità di storie, è stato d’altronde uno dei primissimi autori seriali nel modo in cui lo intendiamo noi, editorialmente parlando quantomeno: oggi lo scrittore di storie, e magari di gialli, si ritrova con l’obiettivo non dichiarato ma concreto di riuscire a cucire insieme per molti anni le storie di un suo protagonista, che sia commissario o meno – basti pensare, tra gli altri, alla Signora in giallo o a Wallander, due casi distinti ma che hanno irrobustito il genere – per poi arrivare agli audiolibri e soprattutto alle serie tv. Chi ci riesce fa filotto e si sistema per la vita, diciamo così.
Tornando a Simenon, la scrittura semplice, o apparentemente semplice, è stata senza dubbio la chiave per un successo rinnovato, ampio, valido in ogni contesto linguistico e culturale. E poi la sua capacità di parlare delle persone, di noi, quelle storie sono anche le nostre, nonostante i cambi di costume e le dinamiche sociali.
- La scrittura di Simenon, secondo Andrea Camilleri, manifesta “una sublime semplicità”. È d’accordo?
Eccome! Camilleri conosceva bene Simenon, ne ha appreso senza dubbio i fondamenti anche se la sua lingua è stata tutta un’altra avventura.
- Quali sono i temi ricorrenti?
Ce ne sono molti. Il tradimento, i segreti, le colpe antiche che non si seppelliscono mai davvero, la famiglia come luogo di cattiverie, trame e vendette, la politica e l’ambizione come palestre del naufragio, l’invecchiare male… davvero moltissimi temi diversi.
- C’è differenza tra i romanzi di Simenon e quelli con protagonista Maigret, entrambi riediti da Adelphi?
Augias e altri studiosi di letteratura francese sostengono che nei romanzi-romanzi o romanzi duri non c’è speranza, che i personaggi sono destinati alla sofferenza, alla tragedia. Personalmente fatico a riconoscere questa distinzione netta, anche nei romanzi-romanzi ci sono alcuni personaggi luminosi, penso ad esempio alla zia Jeanne, Tante Jeanne (1951), che arriva quasi di nascosto nel suo paese natale e si intrufola nella casa che fu sua e che ora vive un periodo di tragedia e di perdizione; infatti, sarà lei a ridare fiducia a quel che resta della famiglia.
Altri personaggi sono buoni o salvifici in certi tratti, altri sono spietati, altri ancora ondivaghi, incerti, certe donne sono qualunquiste, altre bonarie ma oramai vinte dalla vita, dal tempo che passa, dalla gioventù perduta. A me piacciono, ad esempio, alcuni dei romanzi scritti nei dieci anni americani, tra il 1945 e il 1955, come Tre camere a Manhattan, La morte di Belle e L’orologiaio di Everton.
- Che cosa impressiona dei libri di Simenon e dei Maigret in particolare?
L’ingegno delle successioni e dei fatti, lo scavo psicologico e ambientale, chirurgico che ogni volta Maigret deve inventarsi con quel suo metodo – non metodo, ossia l’improvvisazione, più volte ci sembra di arrivare a capire chi può essere stato ma poi basta una parola diversa, una luce nuova, un gesto, e siamo di nuovo daccapo. E poi il fascino dell’uomo giusto, a volte irreprensibile, nervoso, massiccio, anzi, monumentale, che non tema la paura e l’estraneità, capace di indagare in ogni ambiente, dalle osterie dei marinai con i trucioli per terra alle case dei grandi signori di Parigi, in quei casi che Maigret stesso definisce “senza pipa”, poiché il suo uso, in quelle grandi case, è vietato, inopportuno.
- Tre aggettivi per descrivere il celebre commissario interpretato in Italia da Gino Cervi.
Godereccio, lunatico, e quindi adorato da una moglie quasi impossibile… quanto ci sarebbe da dire sulla proverbiale Signora Maigret?
- Il carattere di Georges Simenon è spesso descritto come complesso e poliedrico, segnato da un’estrema curiosità e un’energia creativa inesauribile, ma anche da ombre e debolezze. La sua personalità si manifesta sia nella sua opera, caratterizzata da uno stile asciutto e una profonda analisi psicologica, sia nella sua vita privata, tumultuosa e controversa?
La vita nostra al confronto a me pare poca cosa, insomma, se si leggono i diari della prima moglie, Tigy, ci si rende conto del tourbillon di incontri, avvenimenti, viaggi, scoperte, conoscenze che ha stravolto la loro esistenza fin dai primi giorni di arrivo a Parigi, appena sposati. Gli anni Venti e gli anni Trenta furono travolgenti, Simenon scrisse come nessun altro è mai riuscito a fare in così poco tempo, si è letteralmente arricchito scrivendo… e quasi tutte le sere usciva, se non era impegnato nella stesura di un romanzo, incontrava, discuteva, progettava, amava… lo sappiamo… ma poi nel tempo è ovviamente cambiato. È stato un padre amorevole, nonostante quel che è avvenuto alla figlia, che poi si toglierà la vita, ma anche un marito presente, negli ani buoni almeno. Certo andava per la sua strada, quando decideva un cambiamento lo metteva in pratica. Si è molto mitizzato il suo carattere, ma alla fine è stato uno come tanti, curioso, testardo, un assetato della vita, proprio come il giovane Maigret che arriva a Parigi – ce lo racconta in quella deliziosa invenzione che è Le memorie di Maigret – questo è sicuro.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Tiziano Fratus, autore di “L’Affaire Simenon”
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