Il vampiro. Storia vera
- Autore: Franco Mistrali
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Ventotto anni prima del Dracula di Stoker, tre in anticipo anche sulla Carmilla di le Fanu, meno nota ma altrettanto emofaga e spettrale. Ex ufficiale dell’esercito austriaco prima dell’unità d’Italia, il parmense Franco Mistrali pubblicò nel 1869 Il vampiro. Storia vera, primo romanzo italiano sui revenant. È anche un prototipo di gotico tricolore, genere allora poco noto nel nostro Paese, fa notare Gianluca Venditti, curatore con Jacopo Corazza della riedizione recente (giugno 2025, 296 pagine) per Agenzia Alcatraz, marchio di Asefi Editoriale, Milano. Appare come terzo titolo della collana La Biblioteca di Lovecraft, a tema weird, horror e soprannaturale, con l’obiettivo dichiarato di ripresentare volumi dimenticati e proporre opere di autori legati ai temi del Maestro di Providence, accanto a racconti e romanzi inediti.
Un volume “gotico”, anche sotto l’aspetto grafico, particolarmente curato, con la copertina e le illustrazioni interne heavy metal di Michele Carnielli e la nota introduttiva (sul vampirismo) di Magus Wampyr Daoloth, basso e voce della storica black metal band greca Necromantia.
Al titolo del giornalista, polemista, storico e scrittore Luigi Francesco Corrado Mistrali (1833-1880) - uno dei suoi tanti, non accolto da particolare interesse - seguirono vari romanzi di diversi autori “con altri succhiasangue nostrani”, tra “letteratura e paraletteratura”, specie nella narrativa breve. Venditti cita Francesco Ernesto Morando, con il suo vampiro (“innocente”, 1885) e quelli di Giuseppe Tonsi, 1902; Enrico Boni, 1908; Vittorio Martella, 1917 e Giuseppe de Feo, 1921. Si cimentarono anche Luigi Capuana e perfino Emilio Salgari: Il vampiro della foresta, 1912.
Secondo la biografia, Mistrali, nato a Parma in una famiglia beneficiata da un titolo nobiliare dal 1816 per la devozione alla Casa ducale, ebbe a esprimersi spesso su posizioni antiliberali, che lo misero in feroce contrasto con gli intellettuali filorisorgimentali, compreso Giosuè Carducci, suo irriducibile avversario, critico fino alle offese.
Fondatore e direttore di alcuni giornali a Bologna, recluso in carcere per una condanna a cinque anni per il coinvolgimento nel fallimento della Banca delle Romagne, il barone pubblicò una ventina di volumi, trascurati in Italia per il debole valore artistico ma lodati all’estero. Variava dai romanzi popolari al racconto storico, dalla scienza all’economia, con qualche limite sotto il profilo storiografico, scientifico, tecnico, ma una certa presa sui contemporanei più indulgenti, conquistati dai toni enfatici.
Nel 1862 io mi trovava a Monaco... piccolo principato... delizioso soggiorno in vista al mare azzurro su una pittoresca roccia tutta cinta di giardini sempre fioriti... l’inverno vi passa senza fermarsi, e il suo bacio di gelo non interrompe neppur per un’ora il costante fiorir dei roseti e dei gelsomini che imbalsamano l’aere di profumi innebbrianti nelle placide e serene notti di una primavera eterna.
È l’incipit del suo Il vampiro. Storia vera, nell’edizione attuale che rispetta il lessico e la punteggiatura nervosa dell’originale, primogenito in Italia sui “signori della notte”. Riprendeva uno dei suoi primi scritti di genere gotico (I racconti del diavolo. Storia della paura, Milano 1861), narrando di una setta segreta che pratica il culto del sangue, di complotti, stregoneria, morte, con una vena di erotismo latente. Per Venditti, una trama rocambolesca inanella consorterie occulte, intrighi, culto del sangue, cospirazioni antizariste, ambientazioni che spaziano da Monte Carlo alla Siberia e alla Lituania, tra boschi, castelli, palazzi imperiali, la figura misteriosa di Pia Ludowiska, il Conte Konia e la sua ricerca di risposte a un enigma che sembra trovare soluzione solo nell’aldilà.
Già prima della stesura del romanzo, Mistrali aveva una chiara visione del vampirismo nel folclore balcanico. In appendice, un estratto dal capitolo XVII del suo romanzo storico Balilla, ovvero la cacciata degli austriaci da Genova (1862). Vi si legge che - a conoscenza del barone parmense - i vampiri erano una delle desolazioni dell’Ungheria e che il sovrano francese Luigi XV aveva incaricato ai suoi tempi l’ambasciatore presso la corte di Vienna, duca di Richelieu, di redigere un rapporto sullo “spaventevole flagello”. La risposta del diplomatico, uomo di spirito, aveva fatto rilevare che il fenomeno esisteva soltanto nei cervelli del popolo magiaro. Tuttavia, la stampa di allora, soprattutto di fonte austriaca, riportava una serie di storie spaventose sul “truce fantasima”.
Spesso, un morto era additato come vampiro in qualche umile villaggio, perduto sulle rive del Danubio. Si provvedeva a verificare e una volta ben dimostrato (!) che il cadavere uscisse la notte dalla tomba per tormentare i viventi, veniva dissepolto, gli trapassavano le viscere con un ramo d’albero fresco appuntito, gli recidevano il capo e cavavano il cuore per arderlo. Solo dopo questi adempimenti tornavano a seppellire quello che restava, il villaggio ritrovava la quiete e poteva dormire in pace i suoi sonni. Si vociferava anche di un “bacio osceno onde il mostro sugge sorso a sorso la vita della sua vittima”.
Nell’introduzione a questa edizione, Magus rincara ricordando che vampiri erano gli uccisi invano, i caduti sotto la luna piena, i colpiti da un incantesimo malefico, chi non aveva avuto il tempo di tenere fede a un giuramento sacro, i non battezzati e altri ancora. Sfidano la morte. La vincono. Dopotutto, ottenere la vita eterna e sconfiggere le malattie è il sogno dell’uomo da sempre. Il vampiro l’ha realizzato, grazie al sangue umano, elisir della vita... i non morti lo bevono per vivere per sempre, la sua mancanza fa soffrire e morire “noi” mortali.
Il vampiro. Storia vera
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